È in crescita la mortalità delle imprese siciliane. È il dato che emerge dai dati di Unioncamere. Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta sul Registro delle Imprese da Infocamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane mostra un chiusura d’anno in difficoltà. Ad illustrare la situazione isolana delle imprese è stato il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace, che afferma: “Sono l’inasprimento fiscale e l’introduzione di nuove regole a determinare le cessazioni, soprattutto delle piccole imprese, quasi sempre individuali. La voglia d’impresa c’è, come forma di auto-impiego, ma a questa vivacità non corrisponde una forza e una capacità di resistere alle esigenze di mercato: una crisi durissima che investe l’economia del Paese, che ha provocato anche un calo dei consumi. E’ necessaria la riduzione della pressione fiscale e urgente un rilancio dell’economia puntando sulle nostre produzioni e sulle risorse ambientali e culturali e sul potenziamento delle infrastrutture-.
A guidare la classifica per tasso di crescita è Enna. Soffrono, invece, Ragusa, Caltanissetta, Trapani ed Agrigento. Come spiega il segretario generale di Unioncamere Sicilia, Alessandro Alfano (nella foto): “In Sicilia si registrano 29.469 nuove iscrizioni, a fronte di 28.415 cessazioni, con saldi di 1.054 unità e un tasso di crescita di appena lo 0,22%. Nel 2006 era stato dell’1,39. La Sicilia cresce poco anche rispetto al dato negativo nazionale (appena lo 0,75%), il più basso degli ultimi cinque anni. Tuttavia – aggiunge – in questo complessivo quadro negativo, la Sicilia è la quinta regione, e si è quindi difesa dalla crisi che ha colpito l’economia italiana-.
Nella graduatoria provinciale per saldo in valore assoluto, è Palermo la prima siciliana, ma ha un tasso di crescita dell’1,11%. Meglio nettamente Enna, che con il suo 3,44% ancora una volta conquista il record di crescita nazionale. Terza nella graduatoria per saldo in valore assoluto è Messina (tasso di crescita dello 0,50%), Siracusa (0,61), quindi Catania (0,10). Seguono con tassi di crescita negativi, Ragusa, Caltanissetta, Trapani e infine Agrigento (-1,26%).
“Pesa, sul quadro negativo, la riduzione delle imprese agricole – afferma Alfano – delle industrie manifatturiere e del commercio, ovvero di quei settori che registrano anche il maggior numero di imprese. Le cessazioni sono in crescita. Non si registravano dati del genere dal 1992-1993-.
“La selezione naturale – prosegue il segretario generale – avviene per effetto di processi economici che colpiscono le imprese più piccole e lontane geograficamente dal resto d’Europa, proprio come quelle siciliane. Tuttavia, se il fenomeno della mortalità delle imprese è prevalentemente localizzato al sud, è anche vero che la Sicilia resiste al pari di regioni del centro-nord, che hanno tutte risentito della contingenza economica-
A “salvare- la situazione intervengono ancora una volta le imprese artigiane: 6.149 iscrizioni e 5.847 cessazioni. “L’artigianato siciliano fa registrare un tasso di crescita dello 0,35%, mentre nel 2006 era stato appena dello 0,15%- prosegue Alfano. “Con le imprese artigiane la Sicilia è però al dodicesimo posto, segno, questo, di come sia proprio l’intero sistema ad avere la maggiore resistenza-. A trainare l’economia sono anche i settori di servizi alle imprese, delle intermediazioni finanziarie e immobiliari, gli assicurativi, e le cosiddette imprese (individuali) non classificabili.
L’industria del mattone tiene a Palermo, Trapani, Agrigento, Ragusa, Siracusa. Numeri piccoli, nel settore alberghi e ristoranti, che tirano timidamente a Enna, Caltanissetta, Messina, Palermo. Nell’ agricoltura in controtendenza è solo Enna con un boom di iscrizioni (881, contro 414 cessazioni).
