Hanno atteso con ansia l’esito dell’incontro di questa mattina lungo il marciapiede della Prefettura, hanno parlato e si sono sfogati: sono i genitori dei piccoli pazienti per cui il Dismed non rappresenta un semplice centro riabilitativo ma una speranza di futuro. Con loro i giovani terapisti della struttura: “Con il paziente un rapporto diatico, per ciascuno una specifica terapia da seguire. Il nostro è un servizio di qualità”
“La Dismed è speranza di dare voce all’autismo, prigione di silenzio e oscurità”. “Politici di serie C, Messina città di serie C, Disabili di serie C. Vergogna”. -Il Tar ha condannato i nostri figli-.
Quelle che vi abbiamo appena proposto sono solo alcune delle frasi scritte sui tanti cartelloni appesi questa mattina ai muri della Prefettura dai lavoratori del Centro Dismed e dai genitori di bambini affetti da autismo, dislessia, sindrome di down, che a Faro Superiore hanno trovato la speranza di un futuro. Una speranza che rischia però di essere bruscamente spezzata dal provvedimento di chiusura disposto dall’assessorato regionale alla sanità e poi confermato dal Tar, a causa di un “cavillo burocratico” dal retrogusto però decisamente politico.
In 200, dalle 8.30 di questa mattina, hanno aspettato che una delegazione composta dal presidente della Dismed Livio, dal responsabile amministrativo Farrugio, dal deputato regionale del Pd Panarello, dalla segretaria generale della Fp Cgil Crocè e dai genitori di alcuni piccoli pazienti, fosse ricevuta dal prefetto Alecci, la cui mediazione nell’intera vicenda, così come avvenuto in molti altri casi tipicamente messinesi, viene considerata determinante.
Le testimonianze Poi finalmente la convocazione e sul marciapiede di Piazza Unità d’Italia, la trepidante attesa dei dipendenti, degli assistenti, delle famiglie accompagnate dai bambini, loro malgrado unici “protagonisti” di una vicenda che potrebbe concludersi nel peggiore dei modi.
Un’attesa che abbiamo vissuto con loro, per cercare di capire veramente cosa significhi, tanto per gli operatori, quanto per i familiari, la chiusura della struttura di Faro Superiore.
Hanno voglia di parlare, di spiegarci, perché “nessuno – afferma un genitore – può capire fino in fondo cosa stiamo provando in questi momenti. Otto giorni fa come oggi, ci è stato detto che i nostri bambini rischiano di rimanere senza assistenza, abbandonati a sé stessi o peggio ancora emarginati. Mia figlia ha 13 anni, è dislessica. Frequentiamo il Dismed da tre anni e se lei oggi è qui con me è solo grazie alla professionalità di questi ragazzi, che prima di essere dei professionisti sono delle persone di grande umanità. Ci sentiamo in famiglia”. Stesso concetto espresso da un papà: “Mio figlio oggi gioca a basket, fino a qualche tempo fa invece era sempre solo ed emarginato. Per noi rappresenta un miracolo. E questo perché tutti vengono seguiti in modo completo ed efficiente. Il rapporto medico paziente è di 1:1 e altrove non potrebbe certo essere così. Dovunque – continua il genitore come un fiume in piena – ci sono file di attesa lunghissime e in ogni caso la qualità del servizio non sarebbe la stessa. Senza poi considerare che i bambini che a fatica hanno raggiunto grande risultati, dovrebbero ricominciare tutto da capo, nuovi medici, nuovi metodi. E con quali risultati? Che rischiano di tornare al punto di partenza, ma evidentemente non interessa a nessuno”.
E questa mattina era presenti anche loro, i giovani lavoratori del Dismed: “Un centro unico nel suo genere – ci spiega Alessia, 27 anni, neuropsicomotricista già da cinque anni impiegata nel centro di Faro Superiore – Con ciascun paziente esiste un rapporto diatico, il protocollo da seguire non è sempre lo stesso ma varia da soggetto a soggetto a seconda delle diverse criticità”. Fisioterapisti, pedagogisti, logopedisti, distinti da un diverso colore di divisa, rispettivamente blu, celeste e giallo, a disposizione non solo di quanti si trovano ricoverati presso la struttura, ma anche per visite ambulatoriali e domiciliari. Non manca poi la collaborazione con gli istituti scolastici della città, elementari, medie e superiori: gli operatori verificano quali siano le necessità di bambini e ragazzi per i quali spesso non è sufficiente il supporto delle insegnati di sostegno.
“L’efficienza del Dismed è conosciuta in tutta Italia – aggiunge una mamma – diversi bambini sono venuti anche da fuori per essere curati al centro e qui per tutta risposta si pensa di chiudere. Non ci possiamo credere, siamo disperati”.
“La verità purtroppo – conclude amareggiata e delusa una delle terapiste – è che una struttura del genere a Messina è scomoda”.
L’esito Al termine dell’incontro, il morale di quanti non hanno abbandonato neanche per un attimo il marciapiedi della Prefettura, non è certo alle stelle. Si spera nella mediazione del prefetto, ci si affida all’intervento del sindacato e alle parole dei responsabili della struttura che ribadiscono con forza “Non siamo abusivi, noi siamo nel giusto”. Ma soprattutto, inutile nasconderlo, bisogna affidarsi al buonsenso politico, unica strada, in caso di pronunciamento negativo del Cga, per poter invertire una direzione altrimenti destinata a finire in un vicolo cieco.
(foto Isolino)
