Il fatto - Colto con le mani nel sacco

Il fatto – Colto con le mani nel sacco

Il fatto – Colto con le mani nel sacco

lunedì 03 Gennaio 2011 - 13:13

Vi proponiamo la “lettera” di un lettore, che racconta di aver gettato un sacchetto fuori dal cassonetto e per questo di essere stato multato. All’interno, però, non c’era la “classica” spazzatura…

Confesso. Ho buttato – anzi, per la verità ho posato con delicatezza – un sacchetto fuori dai cassonetti della spazzatura, dopo averne gettati altri all’interno. Schizofrenia comportamentale? No, semplicemente il sacchetto era pieno di indumenti dismessi che mi dispiaceva non potessero essere utilizzati da chi eventualmente ne avesse bisogno. Avevo provato a consegnarli in un paio di chiese ma sono stati rifiutati. Allora, da buon cittadino quale sono (di quelli che fanno la differenziata con cura anche se poi i camion che raccolgono i rifiuti non sempre sono altrettanto differenziati) sono andato all’isola ecologica di Gravitelli, quella dove sono in bella mostra i cassonetti gialli per la raccolta degli indumenti usati, acquistati e mai messi sulle strade. Ma, ahimé, anche qui non li hanno voluti. «Li butti nei cassonetti», mi hanno detto. «Assieme all’umido? – mi sono chiesto – In che strana città vivo!».

Continuo a confessare. Non me la sono sentita di seguire quel consiglio. Li ho portati al bivio per Galati Sant’Anna, di fronte a casa mia, dove vedo spesso immigrati alla ricerca di qualcosa che può essere loro utile. Ho buttato regolarmente la mia spazzatura e poi ho posto la mia grande busta – ben aperta affinché il contenuto fosse visibile – nello spazio accanto e stavo per risalire in macchina. A questo punto è balzato dal nulla con grande agilità un signore che alzando il braccio con in mano qualcosa (presumo un tesserino di riconoscimento) mi ha intimato: «Polizia municipale. Lei è in contravvenzione. Ha buttato la spazzatura fuori dal cassonetto!». Una sacrosanta verità.

Fermo restando che l’attività di questi vigili è meritoria in un tessuto urbano in cui l’inciviltà in tema di rifiuti è più diffusa della civiltà, mi sono sentito vittima di una “vessazione legale”. Legale perché non c’è dubbio che non ho ottemperato strettamente alla regola; vessazione perché era evidente al vigile, e ai suoi due colleghi nel frattempo materializzatisi, il perché del mio comportamento. Un perché che niente aveva a che fare con l’inciviltà, bensì frutto dell’idea – anche non condivisibile – di dare una mano al prossimo e dell’assenza in strada di cassonetti per indumenti (pur in dotazione). Pagherò la salata multa (150 euro) anche se ritengo di non meritarlo sul piano morale e sono convinto di essere vittima di una sostanziale ingiustizia. E, se nulla sarà cambiato in città (cioè non ci sarà un modo utile di eliminarli), confesso preventivamente che la prossima volta che avrò indumenti dismessi mi comporterò allo stesso modo. Tanto più che – stranamente – non mi è stato intimato di togliere il sacchetto da terra e buttarlo nel cassonetto (la multa per fare cassa è più importante della sostanza?). No, è rimasto lì. Dove, poco dopo, come avevo previsto, è passata una persona che lo ha portato via con evidente soddisfazione. Cosa che mi ha consolato.

Vincenzo Bonaventura

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