La riflessione - La politica dell'irresponsabilità

La riflessione – La politica dell’irresponsabilità

La riflessione – La politica dell’irresponsabilità

lunedì 25 Aprile 2011 - 23:27

Edipo a Messina

Nel V secolo a.C. Sofocle scrisse una delle più grandi tragedie di tutti i tempi: Edipo Re. In breve, riassumendo, il re Edipo scopre che la peste nella sua città, Tebe, è provocata da una maledizione degli dei. Egli ne è inconsapevole e involontario responsabile. Senza saperlo infatti aveva avuto rapporti incestuosi con la madre e aveva ucciso suo padre. Scoperta la terribile verità, egli non esita ad accecarsi e ad andare in esilio per il profondo senso di colpa che lo affligge e per liberare la città dalla maledizione divina. Dall’antica Grecia ci giunge una lezione di enorme portata. Quando sei tu stesso la causa o non puoi rimediare a danni provocati agli altri, devi assumertene, colpevole o no, la responsabilità.

Ho cercato di individuare qualche esempio -edipico- in Italia, in Sicilia, a Messina e il quadro è desolante. La situazione è grave ovunque ma mi limiterò alla nostra città che almeno in questo primeggia. In qualsiasi parte del mondo una tragedia come Giampilieri avrebbe provocato le dimissioni immediate di un’intera classe politica. Non foss’altro, come Edipo, per assunzione di responsabilità morale. Qui sono sempre tutti là. Le autostrade sono in condizioni pietosissime e pericolose, nessuno sembra essere il colpevole, nessuno si dimette anche solo per protesta, per dissociarsi, per quello che volete voi. La città è in uno stato di incuria terribile, camminiamo in mezzo alla spazzatura, il verde pubblico da tempo immemore non è più verde,l’ATM fallisce e nessuno è stato mai in grado di far funzionare davvero il tram. Non esiste un piano di sviluppo, nessuno sa che cosa si voglia o si possa fare per il nostro futuro, per i nostri giovani, riponiamo tutte le speranze in un ponte che, non voglio esprimere alcun giudizio in merito alla sua costruzione, forse porterà dei soldi per un po’, ma dopo? Ma nel frattempo? Che cosa vogliamo diventare?

Una città di quasi trecentomila abitanti (ma presto saranno molti di meno visto quanti devono emigrare) può appendere ogni sua progettualità futura, economica e culturale, solo ad un ponte, per quanto ciclopico? Ma nonostante ciò sono sempre tutti lì, fermi, nelle loro poltrone. Non faccio nomi perché queste parole non si riferiscono ad una persona in particolare, ma a tutta una classe dirigente di quella che ormai è una vera oligarchia. Sempre loro. Sempre i soliti. Alcuni di padre in figlio. Di nonno in nipote. Una garanzia.

Ma se Edipo si accecò ed andò in esilio per la sua responsabilità inconsapevole, involontaria, i nostri politici e amministratori che occupano posti di responsabilità da anni, decenni, cosa dovrebbero fare? Sofocle ci ha insegnato che non basta dire -io non ho colpa, non dipende da me-, può essere pure vero, ma non basta.

Presto si aggiungerà, lo speriamo tutti, l’apertura dei nuovi svincoli di Giostra-Annunziata. Una bella novità, certo, ma viste le note vicende, io pregherei tutti, per dignità, per pudore, per rispetto, di non inaugurare, di non festeggiare, di non sbandierare l’ennesimo fallimento ventennale. Lo sappiamo, non avete potuto farci niente, colpe e responsabilità si perdono e si frantumano nei decenni, però se proprio non volete o non ritenete di seguire l’esempio di Edipo, almeno seguite la regola di San Benedetto: -ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto…-.

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