Centrodestra in tilt in Sicilia: dagli scandali al flop referendum

Centrodestra in tilt in Sicilia: dagli scandali al flop referendum

Marco Olivieri

Centrodestra in tilt in Sicilia: dagli scandali al flop referendum

sabato 28 Marzo 2026 - 09:30

Divisioni in Forza Italia e possibili dimissioni di Amata di FdI. La coalizione fa i conti con la propria debolezza. L'alternativa stenta ad affermarsi

di Marco Olivieri

SICILIA – Il flop governativo del referendum è stato nazionale. La vittoria dei no eclatante. Ma è evidente che il risultato in Sicilia ha reso ancora più simbolica la crisi di un centrodestra in preda al caos politico. Da qui la provocazione delle opposizioni, che hanno invocato un “avviso di sfratto” alla malandata Giunta Schifani. Il tutto mentre si assiste al terremoto delle dimissioni (tardive) nel governo Meloni.

Non bastavano gli scandali e le inchieste. Dal caso Cuffaro alle vicende giudiziarie che hanno investito l’assessora Elvira Amata e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, entrambi di Fratelli d’Italia. Senza parlare del costante “Vietnam” parlamentare all’Assemblea regionale e della legittima polemica sulle “mance elettorali”. Anche la sconfitta del sì (38 per cento) nell’isola, con i no al 60,98% contro il totale nazionale del 53,74%, aggiunge sale alle ferite. Ma prima di “cantare vittoria” le opposizioni devono considerare che ad andare a votare è stato solo il 46,13%. Il top nell’astensionismo si è registrato in Sicilia.

In ogni caso, gli effetti del fallimento referendario sono destinati ad avere parecchie conseguenze. C’è chi dà ora per scontati le dimissioni di Amata e un rimpasto significativo nella Giunta Schifani, in modo da rianimarla. Nei giorni scorsi il filosofo Massimo Cacciari, intervistato da Lilli Gruber nel programma targato la7 “Otto e mezzo”, ricordava che si tratta di un’anomalia italiana. Altrove i politici, in caso di indagini che impediscono di svolgere con serenità il proprio ruolo istituzionale, fanno un passo indietro in attesa che tutto si chiarisca. Le dimissioni non sono una dichiarazione di colpevolezza. Bensì un doveroso ritrarsi di fronte a situazioni delicate senza nessun cedimento al giustizialismo. In Italia questo avviene decisamente di rado.

Falcone: “Manca la svolta di alto profilo nel governo Schifani e si vuole continuare in un percorso di autoassoluzione”

Nel frattempo, la tempesta politica dilania Forza Italia. “Ho incontrato a Palermo il presidente Renato Schifani per un confronto approfondito su quanto emerso nelle ultime settimane e sulla necessità, ormai evidente, di un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia”, ha dichiarato l’eurodeputato Marco Falcone, vice capo delegazione FI al Parlamento europeo.

“La discussione ha riguardato anche le prospettive del governo regionale siciliano: ho sottolineato l’importanza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare il rapporto con cittadini e l’opinione pubblica siciliana. Non emergono, tuttavia, segnali sufficienti circa una piena consapevolezza, a Palazzo d’Orleans, della fase che stiamo attraversando e delle aspettative del nostro elettorato. Probabilmente si vuole continuare su un percorso di autoassoluzione che, al netto delle attenuanti, non ci sembra quello più adatto alle circostanze”, aggiunge Falcone.

L’ex assessore regionale e oggi eurodeputato, al fianco del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè nella scalata al partito, insiste: “Noi andremo avanti lavorando per il bene del partito. Forza Italia in Sicilia deve tornare a essere un partito organizzato, autorevole e radicato nei territori, capace di interpretare i bisogni reali delle comunità. Non una semplice sommatoria di classe dirigente, ma una forza politica viva, credibile nel dialogo con i giovani e le categorie, vicina alla gente”.

Il voto del referendum più libero rispetto alle consuete dinamiche elettorali?

E anche Mpa, Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, chiede “un cambio di passo” nel centrodestra siciliano e nella Giunta Schifani. A far riflettere alcuni opinionisti politici, in questi giorni, il tema della forza elettorale dello stesso centrodestra. Quando non ci sono di mezzo candidati e sistemi di potere il voto è più “libero”, vedi referendum, e i siciliani possono votare al riparo dal “ricatto” del bisogno e del favore?

Con questo non si vuole sostenere che tutto il voto della coalizione dominante in Sicilia, ed erede politica del dominio targato Dc, sia tutto condizionato e non libero. Ma è innegabile che esistano centrali di potere capaci di condizionare le scelte degli elettori. Certo, non solo nel centrodestra, ma si tratta dello schieramento più forte e in parte legato a meccanismi di voto antichi ed efficaci sul piano del consenso.

L’alternativa di centrosinistra non si illuda: senza una credibile proposta alternativa stravincerà ancora il centrodestra

Tuttavia, a livello nazionale e regionale, è bene che il centrosinistra non si faccia illusioni. O mette in campo una seria alternativa progettuale, e con un’efficace comunicazione, o la coalizione progressista è destinata a perdere ancora. Il centrodestra può continuare a stravincere in Sicilia e a prevalere in Italia se, sull’altro fronte, non avverrà una radicale messa in discussione di idee e visioni. Idee e visioni che devono essere incarnate da una classe dirigente credibile e scevra dai vizi autoreferenziali del passato.

La coazione a ripetere gli errori nel centrosinistra, tra egocentrismi e piccoli e grandi egoismi e tornaconti personali, genera mostri, insomma.

L’astensionismo e l’alternativa

Le scosse nel centrodestra non aprirannno necessariamente a una nuova fase politica, se non ci sarà chi saprà interpretare il presente. Dalla crisi della democrazia si può venire fuori o peggio, o meglio. E dipende dagli attori in campo. Senza un’alternativa, l’esercito degli astensionisti aumenterà. E tra di loro ci sono i protagonisti del voto per il no. Tanti che hanno votato al referendum per difendere la Costituzione. Giovani e meno giovani che, senza una svolta autentica nel centrosinistra, continueranno a fuggire da una politica sorda alle istanze della cittadinanza.

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