La “saga” degli edifici pericolanti: nel villaggio di Salice manufatti a rischio crollo. Inascoltate le richieste del quartiere

La “saga” degli edifici pericolanti: nel villaggio di Salice manufatti a rischio crollo. Inascoltate le richieste del quartiere

La “saga” degli edifici pericolanti: nel villaggio di Salice manufatti a rischio crollo. Inascoltate le richieste del quartiere

giovedì 04 Novembre 2010 - 08:55

La vicenda ha inizio nel maggio del 2009 con una prima nota inviata dal consiglio della VI circoscrizione agli organi competenti. Ad oggi però il pericolo di crollo di cui si parla chiaramente anche nella relazione dei Vigili del Fuoco e nei documenti del dipartimento sanità, ambiente, pubblica e privata incolumità di Palazzo Zanca, rimane immutato. E con il passare del tempo il rischio per gli abitanti del villaggio aumenta

C’era una volta, a Salice, Palazzo Pettini…

L’incipit è quello tipico di una bella favola, ma ciò che stiamo per raccontarvi di fiabesco ha ben poco, e le fotografie presenti in photogallery lo mostrano chiaramente. Ciò che si può “ammirare”, infatti, è un manufatto, di origini ottocentesche (in via Pizzillare), tenuto in pessime condizioni. Condizioni che, tuttavia, non riguardano solo il fabbricato in oggetto, disabitato e “debilitato” dall’usura del tempo a causa, sembra, di questioni ereditarie che ne hanno determinato l’abbandono, ma anche un altro manufatto, in via III San Giacomo. Le facciate di entrambi gli edifici, di cui rimarrebbe tutt’ora ignota l’identità dei proprietari, sporgono in alcune delle strade (comunali) principali del villaggio collinare, a ridosso di case abitate, dove il via vai dei residenti è continuo e il pericolo per la loro incolumità costante.

Le segnalazioni del quartiere. La presenza delle costruzioni pericolanti, è stata sottoposta all’attenzione dell’amministrazione dai rappresentanti della VI municipalità, in ben quattro occasioni, del 13 maggio 2009, dell’8 gennaio 2010, del 28 aprile 2010 e dell’1 giugno 2010

La prima nota firmata dal presidente Enrico Ferrara, è appunto quella del maggio 2009 e viene inviata al prefetto di Messina, al Comando di Polizia Municipale, Carabinieri e Vigili del Fuoco e al Corpo di Protezione Civile: “Nel villaggio di Salice – si legge – si registra la presenza di fabbricati pericolosi per la pubblica incolumità. Sono in pessimo stato di manutenzione, privi di coperture, e con intonaci pericolanti. Considerando l’alto rischio, chiedo che venga effettuato un sopralluogo al fine di verificarne la stabilità”.

La richiesta non rimane inascoltata. A rispondere, 15 maggio 2009, sono i Vigili del Fuoco che, informando della situazione anche il sindaco Buzzanca e l’Ufficio tecnico di Palazzo Zanca, danno disponibilità per un sopralluogo congiunto nelle zone indicate. Sopralluogo che viene invece effettuato dai Vigili “in solitudine”.

La relazione dei Vigili del Fuoco. Le notizie emerse dalla verifica, effettuata il 16 giugno del 2009, non fanno altro che confermare le preoccupazioni tutt’ora manifestate dai rappresentanti di quartiere. Per capirne l’entità riportiamo alcuni dei passaggi salienti della relazione riferita alla condizione dei fabbricati in oggetto ed ad un muro pericolante in via Principe Umberto.

VIA PRINCIPE UMBERTO: muro di contenimento in mattoni pieni, lungo metri 8×2, rigonfio verso l’esterno e in pericolo di ribaltamento.

VIA PIZZILLARE (ingresso secondario Palazzo Pettini): si evidenziano due pilastri in mattoni pieni che sorreggono un grosso cancello di ferro in serio pericolo di crollo. Di fronte, nella medesima via, si trova uno stabile d’epoca a due elevazioni fuori terra, costruito a mattoni pieni, disabitato e in pessimo stato di conservazione di cui tutta un’intera ala presenta lesioni verticali che indicano un potenziale pericolo per l’incolumità pubblica, confinante con una stradina con traffico veicolare e pedonale.

VIA III SAN GIACOMO: rudere a due elevazioni fuori terra, disabitato, in stato di abbandono, privo di tetto, di soletta intermedia, di finestre e di porta d’ingresso con vegetazione all’interno. In atto, il muro perimetrale di detta via confinante con la scalinata presenta pericolo di crollo.

Una relazione dettagliata, quella sottoscritta dal comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Messina Antonio Casella e dal funzionario di Guardia Giuseppe Andronaco, che invitano dunque gli organi preposti ad intervenire, procedendo, se necessario, alla temporanea chiusura delle strade dove sussiste il pericolo, e successivamente all’adozione di tutti i provvedimenti di competenza a tutela “della pubblica e privata incolumità, la salvaguardia dei beni e della messa in sicurezza dei luoghi”.

Unica risposta quella del Dipartimento di mobilità e viabilità che in una nota del 24 giugno 2009 scrive: “Dal sopralluogo effettuato risulta che via Pizzillare e via III S.Giacomo sono stradine di larghezza ridotta interrotte da scalinate che già di fatto si possono considerare di interesse prevalentemente pedonale e che la via Principe Umberto risulta la strada principale del paese. In particolare la chiusura al transito di quest’ultima dividerebbe il villaggio a metà, e costringerebbe che proviene dalla SS113 e deve attraversare Salice per recarsi dalla parte opposta a fare il percorso litoraneo e viceversa”. Un provvedimento che rimane dunque attuabile solo su carta, perchè l’alternativa è la completa paralisi della già precaria viabilità del villaggio.

Si arriva così al 8 gennaio 2010, con il secondo sollecito da parte del quartiere, inoltrato questa volta anche all’Ufficio del Genio Civile. Ufficio che il 2 febbraio 2010 risponde: “Trattasi di problematiche strutturali relative ad opere di proprietà privata, pertanto è parere di questo ufficio che sia onere degli stessi proprietari mettere in sicurezza le opere e gli stabili di proprietà privata”. Nella parte finale del documento un’ulteriore precisazione: “Il Sindaco, nella qualità di ufficiale di governo, vorrà adottare nelle more tutti interventi a salvaguardia delle pubblica e privata incolumità”.

Ma una riposta alla segnalazione inoltrata dalla municipalità l’8 gennaio, arriva finalmente anche dal Dipartimento competente, quello di Sanità, Ambiente, Tutela Pubblica e Privata Incolumità, che giorno 12 gennaio procede ad un sopralluogo con gli uomini del reparto di Polizia Ambientale e Tutela del Territorio del Corpo della Municipale, attestando, nei veri casi, il pericolo di crollo. Il Dipartimento attiva sia presso il Polo Catastale che presso l’Anagrafe Comunale le ricerche per risalire alle generalità dei proprietari dei manufatti, ma senza esito. La richiesta di ricerca viene dunque inoltrata alla sezione tutela del territorio e contestualmente si invita anche la Sovrintendenza (con riferimento agli immobili di via Pizzillare) a verificare la presenza di eventuali vincoli ed in “caso affermativo a conoscere le generalità dei proprietari e qualsiasi altra notizia utile per la preparazione dei provvedimenti di messa in sicurezza a tutela della pubblica e privata incolumità”. Nel documento si specifica inoltre che il l’Ufficio non è riuscito a rilevare gli “indirizzi degli intestati riportati nelle visure catastali”.

Passa ancora del tempo, continuano a rimanere inascoltati le ulteriore note del quartiere: quella del 28 aprile 2010 in cui i consiglieri ricostruiscono passaggio per passaggio l’intero iter della vicenda, e non nascondono preoccupazione rispetto al rischio che Salice diventi una seconda Favara (si ricorderà il caso del crollo della vetusta palazzina nel comune agrigentino), e quella del 1. giugno, data dell’ultima interrogazione inviata al prefetto Alecci e al sindaco Buzzanca e in cui peraltro si sottolinea “l’aggravarsi dello stato dei fabbricati. Si chiede di intervenire – conclude il documento – prima che si verifichi l’irreparabile, effettuando una messa n sicurezza dei manufatti, per una risoluzione radicale del problema”.

Gli ultimi sviluppi. Sviluppi, in realtà, inesistenti. Di concreto c’è veramente poco, se non il rimbalzo della “pratica Salice” da un ufficio all’altro del Comune e l’interessamento costante ma finora purtroppo vano dei rappresentanti di circoscrizione. A stupire è, soprattutto, il silenzio degli organi chiamati in causa e l’avvilente ritardo con cui si sta procedendo rispetto ad una questione che in realtà rappresenta una “certificata” priorità. Della vicenda, secondo quanto riferitoci dal direttore di sezione tecnico del dipartimento di pubblica e privata incolumità, l’ing. Delia, è stato messo a conoscenza anche il dipartimento manutenzione strade con una nota inoltrata lo scorso 11 giugno (ma comunicata al quartiere solo il 19 ottobre). Nel documento, con riferimento a via III S.Giacomo, vengono richiesti interventi di messa in sicurezza nelle strade adiacenti l’immobile: “si potrebbe ricorrere – si legge – ad una staccionata d’isolamento e in ultima ratio alla demolizione realizzando sul sito dell’immobile in questione, uno slargo di sicurezza visti gli edifici che incombono sui vicoli adiacenti”. Mentre su via Pizzillare “si chiede di voler provvedere perché la strada potrebbe essere interessata dalla caduta di parti che potrebbero staccare dallo stesso muro”.

Propio su quest’ultima nota chiediamo delucidazioni all’ing. Delia che però non si sbottona: “Per avere informazioni più precise bisogna rivolgersi alla parte politica, ovvero all’assessorato competente. Come ufficio tecnico non siamo nella posizione di poter rilasciare dichiarazioni. Posso solo dire che mi devo recare nuovamente a Salice perché ci sono anche altre situazioni da verificare”. Parole altrettanto criptiche anche quelle del comandante Bruzzano, della sezione Tutela del territorio della Municipale, che interrogato sull’argomento risponde: “So bene a cosa vi riferite ma non posso dire nulla”. E alla nostra domanda: ma dunque sussiste rischio per la pubblica incolumità, risponde: “Se la relazione dei Vigili attesta il rischio evidentemente esiste”.

Rispettando, ma certo non condividendo, l’atteggiamento di chiusura da entrambi, su “suggerimento” dell’ing. Delia contattiamo l’assessore Isgrò che però spiega: «Non ho mai preso visione di questa nota (11 giungo ndr). Vedrò di che si tratta ma in ogni caso non è mia competenza, io mi occupo di strade. Se è stato attestato il rischio per la pubblica e privata incolumità, dev’essere il dipartimento preposto ad occuparsene, disponendo tutti gli atti che permettano poi al sindaco di emettere un’eventuale ordinanza di demolizione». Ancora una conferma, dunque, che provvedimenti di messa in sicurezza delle arterie su cui affacciano gli edifici, rappresentano solo una soluzione provvisoria. Così come provvisoria sarebbe dovuta essere la collocazione di cartelloni di pericolo a ridosso dei muri pericolanti. (vedi foto).

Una vicenda, quella di Salice, che non a casa abbiamo soprannominato “saga”: più di un anno e mezzo e nessun risultato. E la sensazione, stando così le cose, è che di tempo ne trascorrerà ancora parecchio. A complicare la faccenda, e non perché ciò voglia costituire un’attenuante, le difficoltà nel reperireo dei proprietari degli immobili e, nel caso dello stabile d’epoca, anche i possibili vincoli della Sovrintendenza. Ma resta il fatto che la lentezza nel rispondere alle note inoltrare dal quartiere, la dice lunga su come, ancora una volta, sia forse necessario attendere il peggio perché qualcosa, o meglio qualcuno, si smuova.

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