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Nel ’60 alla Camera il ddl-sbaraccamento: 58 anni di silenzi e vergogna

Rosaria Brancato

Nel ’60 alla Camera il ddl-sbaraccamento: 58 anni di silenzi e vergogna

giovedì 09 Agosto 2018 - 02:25
Nel ’60 alla Camera il ddl-sbaraccamento: 58 anni di silenzi e vergogna

Siamo stati "derubati" da un diritto e dai soldi: sin dal 1909. E quando, nel '60 un gruppo di deputati presentò la proposta di legge per quello che fu definito un "atto di giustizia", tutto restò invariato. Ecco il testo di quella norma e le ingiustizie fino a quel momento subite

Nel suo profilo facebook il sindaco De Luca, a sostegno dell’ordinanza per eliminare le baracche entro il 31 dicembre pubblica anche una proposta di legge presentata il 6 aprile del 1960 (58 anni fa….) dagli onorevoli De Pasquale, Li Causi, Pezzevo, Gatto, Failla per il “definitivo” risanamento e sbaraccamento dei cosiddetti “fondi” risalenti al post terremoto del 1908.

Leggere questa proposta è molto interessante perché da un lato riporta all’attenzione come lo Stato, dopo il terremoto, ci abbia volontariamente lasciato in condizioni vergognose, dall’altro come, nonostante il passare di un altro mezzo secolo da quella proposta, nulla sia cambiato. Non sappiamo che fine fece quel disegno di legge, sappiamo però che oggi la situazione è terribile. Leggendo la proposta di legge si scopre quanti soldi lo Stato avrebbe dovuto darci sin dal 1909 e quanto invece versò….e come, nonostante i secoli, noi siamo rimasti, periferia dell’impero.

Per necessità di sintesi tagliamo alcune parti della proposta di legge.

LA PROPOSTA PRESENTATA ALLA CAMERA NEL 1960….

LA proposta di legge che sottoponiamo alla vostra approva­zione affronta il problema più grave in cui si dibatto ancora la città di Messina a distanza dal terremoto che la distrusse completamente: la ricostruzione edilizia, il risanamento dei quartieri popolari, lo sbarac­camento integrale.

Infatti le zone distrutte dal terremoto del 28 dicembre 1908 ( particolarmente Messina con i suoi 60.000 morti) pongono alla base delle loro rivendicazioni non solo il generico dovere che ha lo Stato di intervenire con prov­vedimenti speciali a favore delle grandi città meridionali depresse ed ancor prive dello struttura necessaria alla loro vita normale, ma qualcosa di più: esse avanzano un diritto che nussun'altra città può avanzare, che ap­partiene solo a loro, che nasce dalla immensa sciagura che a suo tempo la colpì o dalle gravi inadempienze di cui da allora ai nostri giorni lo Stato si è reso Via via respon­sabile.

Addizionali terremoto.

Qual é questo diritto?

Dopo il disastro, il Governo dell'epoca emanò un provvedimento avente per scopo l'organica ricostruzione di Messina, Reggio Calabria e degli altri comuni rasi al suolo, con cui si istituiva un'addizionale del 2 per cento prima (dal la gennaio 1909 al 31 di­cembre 1914) e del 5 por cento dopo (dal 1 gennaio 1915 al 31 dicembre 1950) sugli im­porti che tutti i cittadini contribuenti paga­rono allo Stato sotto forma delle seguenti imposte e tasse

1°) imposta sui fondi rustici;

2°) imposta sui fabbricali;

3°) imposta di ricchezza mobile;

4°) tassa di successione.;

5) lassa di manomorta:

6°) tassa di registro;

7°) lassa sul bollo;

8») tassa in surrogarono del registro o dol bollo;

9) tasse ipotecarie;

10) tasse per le concessioni governative

Per 43 anni consecutivi lo Stato ha in­cassato con questa addizionale enormi somme pagate da tutti gli italiani e destinati per legge alla ricostruzione di Messina e Reggio.

Queste somme però furono per la mas­sima parte sottratte alla loro destinazione ed impiegate per altri scopi, con la conseguenza di compromettere la rinascita economica e la ricostruzione di Messina, Reggio e delle altre zone colpite.

Ecco la fonte del diritto che rivendichiamo. Non pretendiamo certo che lo Stato re­stituisca lira su lira tutto quanto è stato sot­tratto alle zone terremotate, che peraltro come si vedrà – ammonta ad una cifra colos­sale.

Desideriamo soltanto che si riconosca, in base a questi precedenti, il diritto di Messina o di Reggio ad interventi speciali dello Stato.

Il Parlamento italiano non conosce esattamente l’entità delle somme ricavato dallo Stato né di quelle spese in conto addizionale-terremo lo, perché un rendiconto non è stato mai fatto.

Noi tuttavia, per merito di un meticoloso lavoro compiuto sui bilanci dello Stato dall'onorevole dottore Giuseppe Schirò, possiamo render noto alla Camera tale conto, specificando lo somme incassate dallo Stato dal 1909 al 1950, quelle previste per la spesa e quello effettivamente pagate.

NDR- nella proposta è allegata la tabella divisa nei vari periodi, noi pubblichiamo solo IL TOTALE

D) Conto complessivo. (1909-1950)

Somme riscosse dallo Stato: L.46.474.321.426

Somme previste per la spesa:
L. 2.378.091.187

Somme effettivamente pagate:
L.1.214.864.693

Rivalutazione dello somme di cui sopra al 1955:

Somme riscosse dallo Stato:
L.532.279.959.451

Somme previste per la spesa:
L.128.650.468.972

Somme effettivamente pagate:
L. 85.092.066.774

Come facilmente è rilevato il danno subito da Messina, Reggio Calabria e dagli altri comuni colpiti dal terremoto e di quadruplice ordine:

1) perché furono distolti 45 miliardi, che, rivalutati equivalgono a circa 450 miliardi, dalla loro giusta divinazione, che era quella di ricostruire le zone distrutte dal terre­moto.

2*) perchè furono sottratte anche delle somme che erano state previste per la spesa e che invece non furono pagate

3°) perchè le somme pagate fu­rono date con molto ritardo rispetto all'an­no di riscossione per cui esse subirono tutte le svalutazioni che si susseguirono dal 1909 in poi. La differenza venne pagata dopo la fino della guerra del 1915-18, quando la moneta aveva subito una svalutazione da 1 a 3, per cui con la somma messa a di­sposizione con ritardo si potè realizzare solo un terzo di quanto si sarebbe realizzato se fosse stata pagata tempestivamente;

4°) perchè nell'ultimo periodo, dopo la seconda guerra mondiale, mentre lo Stato ha incassato l'addizionale rivalutata unita­mentre alle imposte ed alle tasse, ai comuni interessati ha corrisposto il contributo nella misura stabilita nel 1927.

Possiamo quindi affermare, dopo l'esame delle cifre soprariportate, che il terremoto del 28 dicembre 1908 mentre alle disgra­ziate popolazioni dei luoghi distruttie dan­neggiati ha procurato solo lutti, miseria e dolore, per i governi che si sono succeduti nel tempo esso si è tramutato nel più insperato e colossale affare.

Ben si comprende come, al cospetto di inadempienze di cosi vasta portata, nessun Governo — in questo dopoguerra — abbia potuto dichiarare chiusa la partita.A più riprese, invece, è stata solennemente affermata dai vari Governi il diritto di Mes sina a sempre nuovi interventi diretti a sa­nare le piaghe del terremoto, specie nel campo delta ricostruzione edilizia.

In particolare nel 1949 il Parlamento votò una legge che stanziava dei fondi per lo sbaraccamento. Data l'esiguità delle somme la situazione rimase praticamente invariata.

Talché, a distanza di 10 anni, nel 1959, la relazione delle IX Commissione permanente della Camera sullo stato di previsione a pagina 84, testualmente afferma:

« Per la prosecuzione dello sbaraccamento interrotto per esaurimento dei fondi stanziati con la legge 27 luglio 1949, n. 531, nelle loca­lità colpite dai terremoti del 28 dicembre 1908 e del 13 gennaio 1915, e per provvedere alla conseguente costruzione di alloggi popo­lari è necessaria la spesa di lire 10 miliardi e 482 milioni… Trattasi di opere aventi il ca­rattere di urgente necessità, la cui esecuzione rientra nel quadro generale della ricostruzione delle zone colpite dai lontani eventi sismici, ricostruzione che è stata vivamente o ripetu­tamente sollecitata, sia in occasione della di­scussione del bilancio del corrente esercizio, sia in occasiono delle varie interrogazioni e mozioni presentate da parlamentari e dalle numerose richieste di interventi rivolte dallo autorità e dagli enti interessati ».

L'anno precedente, alla Camera, in oc­casiono dell'esame del bilancio per l'esercizio 1958-59, il Ministro dei lavori pubblici, ono­revole Togni, aveva solennemente dichiarato « Mi è gradito comunicare che in occasione del prossimo cinquantenario del terremoto che devastò le due nobilissime città, sarà di­sposta la definitiva soluzione del problema dei baraccati che da troppi anni (50) si tra­scina tra il giusto risentimento di quello popo­lazioni ».

Come si vede, il diritto di Messina è unani­memente riconosciuto.

Si tratta di far seguire alle parole i fatti.

Al Parlamento spetta il compito di tra mutare tali riconoscimenti in provvedimenti legislativi adeguali.

Il primo problema che si presenta è proprio quello del risanamento dei cosiddetti Fondi

Si tratta di casette minime, orinai fetiscenti. costruite su aree di proprietà pub­blica. a titolo di ricoveri provvisori, destinate ad essere demolite non appena fossero state costruite lo case economiche per i senza tutto.

Le case nuove, però, non furono mai co­struite ed in quei ricoveri privi di ogni elementare requisito igienico, da più di 30 anni vive, in condizioni sempre più gravi di promiscuità o di sovraffollamento, la gente.

Di seguito l'elencazione in una tabella delle diverse aree, con l’anno di costruzione, il numero di nuclei familiari e la superficie.

Risultano baraccate: Villaggio Annunziata, Fondo Basile, Camaro San Paolo, San Luigi, Fondo De Pasquale, Gazzi (Fondo Fucile), Fondo Saccà, Fondo Tornatola, Ritiro (Fondo Launtano), Bisconte, Casalotto, Gazzi.

Si tratta quindi di circa 2000 ricoveri, in cui ormai sono costretti a vivere circa 5000 famiglie: da due a tre famiglie per ogni ricovero !

La nostra proposta prevede il risanamento con la demolizione dei 2000 ricoveri prov­visori e la costruzione al loro posto e sulla stessa area di 6000 alloggi popolari.

L'intervento richiede allo Stato 10 miliardi di lire in 5 anni, mentre alla Regione Sicilia si chiedono altri 5 miliardi di lire, in base agli impegni as­sunti dall'Assemblea regionale in occasione del 50° anniversario del terremoto.

Aree edificabili ed opere connesse.

Le aree, occupate oggi dalle casette ammontano a più di 350 mila metri quadrati ed insieme all'ansa oc­cupata dalle baracche di Villa Lina, i 400 mila metri quadrati.

In virtù della legislazione sul terremoto e particolarmente in forza del testo unico del 1917, del testo unico sull'edilizia popolare del 1938 e della legge 21 del 1940 dette aree sono state retrocesse allo stato e dallo Stato cedute in proprietà al comune di Messina che le ha trasferite all’Iacp

Proprietario é quindi il Comune e tale circostanza è di grandissimo rilievo per la attuazione del piano di risanamento, in quan­to elimina lo difficoltà delle espropriazioni che caratterizzano o complicano invece il risanamento di altre città.

RlONE BARACCHE FERROVIERI.

I criteri proposti por i Fondi non possono non valere anche per il risanamento del Rione Baracche Ferrovieri di Gazzi Messina, un'area centrale e vasto su cui sorgono an­cora le baracche del terremoto, costruite a suo tempo dall'Amministrazione ferroviaria

od abitate ancora da ferrovieri in pensione o in attività di servizio.

Ripetutamente il Governo ha promesso lo sbaraccamento di questo rione, ma non lo ha mai realizzato.

Anzi nell'estate del 1934 l'Amministra­zione ferroviaria aveva approvato un pro­gramma di costruzioni tendente allo sbarac­camento del Rione di Gazzi. Tale programma comprendeva la costruzione di 296 alloggi nelle zone adiacenti Via Napoli, Via Ia Farina, Via San Cosimo e Via Vittorio Veneto. Tale programma non fu attuato.

Onorovoli colleghi La nostra proposto propone un piano di risanamento che è singolarmente facile attuare, date le parti­colari condizioni della città di Messina.

Noi vi chiediamo di esaminarla favore­volmente perché essa ha il valore di un atto di giustizia riparatrice nei confronti di una città duramente provato dalla natura e dalla guerra e per di più spogliato delle somme che la solidarietà di tutti gli italiani aveva erogato ininterrottamente per 43 anni in suo favore.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. i.

Il comune di Messina è autorizzato alla attuazione di un piano di risanamento, per la eliminazione degli alloggi malsani ed impro pri, dei ricoveri provvisori, delle casette minime e delle baracche esistenti nella cer­chia urbana della città, da realizzarsi entro il periodo massimo di cinque anni dall'entrata in vigore della presente legge

L’articolo due indicava la suddivisione delle somme in base agli anni degli interventi, dal 1961 al 1964. Anche l’articolo 3 si sofferma sugli aspetti finanziari e l’art.4 indica le aree.

Cantaro S. Paolo: Camaro S. Luigi; Fondo Basii.- Fondo Do Pasquale; Villaggio An­nunziata; Fondo Saccà; Gazzi-Fucile; Ritiro (Fondo Lauritano); Fondo Tornatola, Bi- sconte; Casalotto; Cazzi; Ritiro; Villa Lina.

Art. 5.

Le aree comunali su cui sorgeranno le nuove costruzioni previste dal piano di risana­mento sono ritrasferite dall'Istituto auto­nomo case popolari di Messina al comune di Messina che ne dispone pienamente.

Art. 6.

Saranno inoltre tassativamente preferito per le costruzioni le aree centrali in atto occupate dagli alloggiamenti ed impianti militari nelle località denominate Orti della Maddalena e Caserma Noviziato, L’articolo 7 riguardava i rapporti di locazione e vendita.

ART. 8.

Nella assegnazione degli alloggi costruiti ai sensi della presente legge avranno prece­denza assoluta le famiglie che risultino allo­cate alla data del 31 dicembre 1959 nelle casette e nei ricoveri provvisori soggetti u demolizione per la esecuzione del piano di risanamento.

Art. 9.

Esaurite le assegnazioni di cui al prece­dente articolo 8, i restanti alloggi sono asse­gnati ai cittadini in possesso dei seguenti requisiti:

а) risiedano stabilmente nel comune;

б) siano sprovvisti di alloggio;

non abbiano beni patrimoniali il cui imponibile superi le mille lire;

non abbiano un reddito di lavoro annuo comunque superiore a lire 800.000.

Gli articoli successivi riguardavano gli impegni che le Ferrovie avrebbero dovuto prendere per il Rione Ferrovieri e Gazzi Messina provvedendo al risanamento delle aree, nonché i criteri di assegnazione degli alloggi.

Un altro mezzo secolo è passato da quella proposta di legge e fa male al cuore e all’anima rileggerla, tanto tempo dopo.

Si avvertono le ferite inferte dallo Stato dal 1909 al 1950 e quelle successive, dal ’50 al ’60 ed ancora quelle più fresche, dal ’60 ad oggi. Quell’atto di giustizia non è mai stato attuato, ed in compenso atti d’ingiustizia nei nostri confronti ne sono stati fatti altri, con la complicità anche di chi ci doveva rappresentare

Rosaria Brancato

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