Giovanna: "L'amore dei miei figli trasformato in odio, ma io ci sarò sempre" - Tempostretto

Giovanna: “L’amore dei miei figli trasformato in odio, ma io ci sarò sempre”

Rosaria Brancato

Giovanna: “L’amore dei miei figli trasformato in odio, ma io ci sarò sempre”

lunedì 21 Gennaio 2019 - 05:59
La storia
Giovanna: “L’amore dei miei figli trasformato in odio, ma io ci sarò sempre”

Io per loro ci sarò sempre. So che in fondo al loro cuore c’è amore per me, anche se non vogliono vedermi e pensano di odiarmi. Ma io sono e resterò la loro madre per sempre e so anche che loro questo lo sanno”.

Quella di Giovanna è una storia “al contrario”, rispetto a quelle di coppie separate nelle quali sono gli ex mariti a diventare i cattivi della storia, a non poter vedere i figli. In questo caso ad essere dipinta come la cattiva è lei. Anzi, come nel peggiore dei pregiudizi lei è stata definita come una cattiva madre non in virtù dei suoi rapporti con i figli ma perché additata come una donna frivola, leggera.

Quella di Giovanna Reale è anche una storia che attesta come sia importante la mediazione nei casi di separazioni conflittuali e come, purtroppo, la Pas, ovvero la sindrome di alienazione parentale, sia una patologia diffusa ma scarsamente considerata. Quando i figli si trasformano in armi contro l’altro coniuge è il sistema intero ad essere sconfitto.

Giovanna s’innamora e si sposa nel 1996. Ha 23 anni, lui è più grande di lei ed ha alle spalle un primo matrimonio naufragato. Lei ha dato 30 esami in architettura ma lascia gli studi per dedicarsi alla famiglia e per aiutare lui, all’epoca amministratore di condominio, nella contabilità. Dal loro amore nascono tre figli maschi.

Giovanna ha sempre avuto il sogno di un “nido”. Figlia adottiva felice, quando è stato possibile ha cercato e rintracciato la madre naturale, ma ha sempre sognato di costruirsi una famiglia serena ed armoniosa.

All’inizio ero felice, lui però si è presto trasformato in dottor Jeckyll e mister Hyde. Io mi occupavo di tutto e lo aiutavo anche nel suo lavoro, lui aveva comportamenti depressivi. Non era più l’uomo che avevo sposato”.

Quando è incinta del secondo figlio, nel 2000, resta orfana, perde madre e padre adottivi. Ha una piccola eredità che si trasformerà nella sua rovina perché da quel momento l’ex marito si appoggerà sulle sue spalle, smetterà di lavorare e lascerà a lei il compito di portare avanti la famiglia.

Giovanna avvia una piccola attività artigianale e nel 2004 hanno il terzo bambino, ma i rapporti tra i due peggiorano di anno in anno.

Nel 2007 arriva la separazione e da quel momento Giovanna entra nel labirinto di Dedalo e i successivi 11 anni sono una continua sofferenza.

Inizialmente si concorda per l’affido condiviso dei 3 figli, nel frattempo lui ottiene un lavoro fisso e si trasferisce in una regione del Nord.

Con gli anni Giovanna prova a ricostruirsi una vita e nel 2013 ha un quarto bambino. Da questo momento le cose cambiano, lei diventa la cattiva la storia, la donna “leggera”, la pessima madre. Dal giorno del trasferimento del padre in Toscana i 3 figli avevano fatto la spola con Messina, sia pure tra difficoltà logistiche, economiche e sofferenze dovute alla distanza.

Nell’estate del 2013, dopo la nascita del quarto bambino, il giudice, su richiesta dell’ex marito, individua come genitore collocatario il padre e stabilisce che a Giovanna spetti il pagamento di un mantenimento di 400 euro mensili per i figli e la possibilità di vederli ogni volta che vuole, per 48 ore consecutive previo avviso di almeno 10 giorni.

Il giudice ha accolto la richiesta del mio ex marito, che sosteneva che non mi prendevo cura del figlio più grande, all’epoca sedicenne, perché quell’anno venne bocciato a causa delle continue assenze. In realtà parte delle assenze erano dovute al fatto che lui andava dal padre in Toscana. Inoltre era seguito da uno psicologo perché come conseguenza del divorzio aveva sintomi depressivi. La verità è un’altra, per tutti sono diventata una pessima madre perché ho avuto un altro bambino, nonostante fossero passati anni dalla separazione e anche il mio ex si fosse ricostruito una vita altrove”.

Nel 2013 il più piccolo dei 3 figli inizialmente viene affidato a lei ma in breve tempo tornerà dal padre insieme agli altri due. Passano altri due anni in un clima sempre più conflittuale e per Giovanna riuscire a vedere i figli diventa sempre più difficile. Lentamente il germe della Pas attecchisce ed i figli si allontanano da lei.

Ero pronta a trasferirmi in Toscana, a vendere la casa e cercare lavoro lì. I figli devono avere accanto sia il papà che la mamma, ma le mie condizioni economiche sono peggiorate, l’attività artigianale non è andata come speravo, ho dovuto vendere tutto e nel frattempo non riuscivo a vedere i miei figli perché il loro rancore aumentava”.

Nel 2015 il divorzio è definitivo e nel 2017 l’ex marito si rivolge al giudice per chiedere l’assegno di mantenimento nei confronti dei figli rimasti con lui (il più grande nel frattempo è diventato maggiorenne) e la casa coniugale. Giovanna si oppone e ribadisce ancora una volta che l’ex marito sta facendo di tutto per allontanare i figli da lei, per metterla in cattiva luce. Chiede l’assegno divorzile e di essere esonerata dal mantenimento diretto perché è disoccupata.

In questi anni non sono riuscita a vedere i miei figli neanche a Natale. Quando scendevano a Messina stavano dalla nonna paterna. Era così anche d’estate. Mi odiano. E lui vuole persino il mantenimento diretto……Ma come faccio? A casa mia non ho neanche il riscaldamento, ho dovuto vendere pure l’auto”.

Nel 2018 il giudice dà ragione all’ex marito, al quale lascia i due figli minori e prevede che lei paghi 100 euro al mese come contributo al mantenimento e li possa vedere 48 ore di seguito se avvisa 10 giorni prima.

Non è l’aspetto economico che mi amareggia. Vorrei che la Finanza venisse a farmi un controllo così scoprirebbe le mie condizioni economiche difficili. Quello che mi ferisce è sapere che dal 2013 in poi i miei figli hanno iniziato ad odiarmi, a non volermi vedere”.

Il figlio più grande dopo fasi alterne tra la Toscana e la casa di Giovanna adesso vive a Messina, ma con la nonna e non vuole vedere la madre.

Ho perso l’amore dei miei figli. Il loro è un odio indotto, una sovrastruttura. Mi hanno detto cose terribili. Non è giusto far credere ai ragazzi che ho dilapidato i soldi o che sono una donna leggera. La mediazione dovrebbe essere obbligatoria. I divorzi si devono guardare dal LATO DEI BAMBINI. Loro devono essere centrali. Invece così non avviene, si guarda al conflitto tra i due ex coniugi e i figli diventano secondari. L’affetto sono sicura che c’è, anche se non vogliono vedermi, ma nessuno potrà loro restituire il come si vive. Devono recuperarlo, hanno una visione distorta dei rapporti e delle relazioni umane”

Con lei c’è il quarto bambino, che ha cresciuto da sola e che vede i suoi fratellastri con amore e dice sempre “ho una bella famiglia”. Il piccolo non sa che non è una famiglia, è una scheggia impazzita come le palline in un flipper.

Rosaria Brancato

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0 commenti

  1. Claudio D'Amico 21 Gennaio 2019 09:30

    Storia di sofferenza che merita grande rispetto e solidarietà. Solidarietà alla signora che soffre ma anche ai tre figli che subiscono danni psicologici a causa del conflitto scorretto. Solidarietà al quarto figlio, il più debole, che ha una madre infelice e non può riscaldarsi a dovere.
    Spesso il conflitto per gli aspetti economici del divorzio crea delle mostruosità. Se fosse chiaro che chi se ne va dalla relazione è libero di farlo a patto di non chiedere nulla al coniuge, si eliminerebbero il 99,9% dei conflitti e i figli continuerebbero ad essere sereni insieme ad entrambi i genitori.

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