La sala giochi base dello spaccio, il bimbo di 3 anni dagli spacciatori e il cellulare in carcere. I segreti dei Guerrini scoperti dalla Polizia
Messina – Sono complessivamente 26 indagati nell’operazione della Polizia scattata ieri tra il villaggio Cep, altre zone dell’area centro sud cittadina e Catania. Quindici gli arresti effettuati ieri dalla Squadra Mobile (leggi qui TUTTI I NOMI), mentre è ancora al vaglio la posizione di altri 11 indagati. La Direzione distrettuale antimafia sta approfondendo i risultati delle indagini per stabilire qual è il loro effettivo ruolo nelle vicende ricostruite e nello spaccio gestito dai Guerrini, padre e figlio.
I nomi degli altri indagati
In Calabria: Giuseppe Alvaro (39 anni),di Cinquefondi; Sebastiano Marino (35) di Reggio Calabria, Giuseppe Strati (53) di Bruzzano Zeffirio.
A Messina: Francesco Arbato (21), Marco D’Angelo (38), Vincenzo Delia (25), Caterina De Tommaso (40), Massimo Famà D’Assisi (55), Francesco La Paglia (22), Samuele Piccolo (38), Simona Rizzo (37), Natale Romeo (64), Angelo Santoro (65).
A Catania: Maurizio Nicolosi (59).
La sala giochi base del gruppo
Tenendo sott’occhio gli spacciatori tra la metà del 2021 e il 2023, la Polizia ha scoperto diversi episodi di cessione di droga. Cocaina, hashish e marijuana che passava di mano in mano, arrivando anche a minorenni. Tra i clienti del gruppo di Guerrini, infatti, c’erano anche gli adolescenti. Era Tonino Guerrini a disporre l’organizzazione del gruppo, occupandosi di tenere la cassa comune, dello stoccaggio e custodia della droga in un magazzino del Cep e la rivendita ai pusher.
Col figlio di 3 anni a comprare la droga
Il figlio, che inizialmente fungeva da “vedetta” per controllare che le forze dell’ordine non si avvicinassero troppo alla “base”, ovvero la sala giochi del Cep, ha poi preso il posto del padre dopo l’arresto, coadiuvato da Davide Crisari, mentre Rosario Caponata era il “corriere” che ritirava la droga presso i fornitori, li pagava e la portava al sicuro. In una occasione gli agenti hanno filmato un cliente, già segnalato, arrivare in auto da uno spacciatore e procurarsi la droga con in braccio il figlio di 3 anni.
Il cellulare in carcere
Con l’arresto di Tonino Guerrini gli agenti cominciano a captare anche i colloqui in carcere tra i familiari, scoprendo che l’uomo aveva almeno un telefonino in cella, e voleva procurarsene uno più piccolo per poterlo adoperare più spesso. Qualche giorno prima i Guerrini si erano vantati con i familiari del fatto che erano riusciti a non farsi scoprire con i cellulari addosso, quando gli agenti erano andati a perquisirli e fermarli. “Li ho fottuti”, dice Guerrini, non sapendo che proprio in quel momento gli investigatori stavano ascoltando anche quella conversazione.
Ad autorizzare gli arresti è stata la Giudice per le indagini preliminari Ornella Pastore, che li interrogherà a cominciare da domani. Tra i difensori, gli avvocati Nino Cacia, Cinzia Panebianco, Salvatore Silvestro.
