Studio sulle mummie di Savoca: erano uomini maturi con uno stile di vita agiato - Tempostretto

Studio sulle mummie di Savoca: erano uomini maturi con uno stile di vita agiato

Gi. Br.

Studio sulle mummie di Savoca: erano uomini maturi con uno stile di vita agiato

Gi. Br. |
giovedì 02 Aprile 2015 - 10:44
Studio sulle mummie di Savoca: erano uomini maturi con uno stile di vita agiato

Lo studio condotto dall'antropologo Dario Piombino Mascali, insieme a National Geographic e alla Soprintendenza di Messina, ha fatto luce su stile di vita, patologie dei soggetti e pratiche di mummificazione

Appartenevano a uomini di alto rango i corpi delle diciassette mummie che sono conservati nella cripta della Chiesa di San Nicolò di Savoca da tre secoli. Grazie allo studio condotto dall’antropologo Dario Piombino-Mascali, insieme a National Geographic e alla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Messina, è stato possibile risalire a usi, costumi e abitudini di quei tempi. Lo studio, iniziato nel 2008 su impulso dell’etnologo Sergio Todesco, ha restituito a Savoca una memoria storica importantissima.

I risultati hanno definito chiaramente stile di vita dei soggetti, patologie e pratiche post mortem. Ci troviamo di fronte a soggetti maturi, fatta eccezione per due giovani, che conducevano una vita agiata. Lo si può intuire non solo perché la mummificazione era una pratica costosa, ma anche dal riscontro nei soggetti di malattie come la gotta, definita anche “malattia dei re”, e DISH, entrambe dovute a un’alimentazione ricca. L’età avanzata dei corpi è confermata dalla presenza di osteoartrosi, cioè la degenerazione della cartilagine nelle giunture, ed è un ulteriore segnale che le aspettative di vita per le classi agiate fossero più elevate. Su alcune mummie è stato invece notato l’alluce valgo, segno dell’utilizzo delle scarpe a punta a quei tempi.

Il procedimento di mummificazione. Nella chiesa madre di Savoca si trovano due stanze di preparazione, o colatoi, con 6 e 10 sedili cavi. In ogni sedile veniva messo il cadavere per il drenaggio dei liquami, necessario a una perfetta conservazione. In queste due stanze di preparazione avveniva il primo passo per la mummificazione, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di mummificazione naturale. Dopo il drenaggio, i corpi venivano trattati con sale e aceto, a volte riempiti di frammenti di tessuti, foglie di alloro e altri vegetali per mantenere la forma del corpo. “In un solo caso troviamo un esempio di manipolazione – spiega Dario Piombino Mascali – una craniotomia circolare e un’incisione a Y sul torso. Le ragioni di questo trattamento potrebbero essere rintracciate in un’autopsia prima della mummificazione”.

Soddisfazione è giunta da Cettina Pizzolo che fino al 2014 ha seguito la vicenda in quanto Assessore alla Cultura del Comune di Savoca e che ricorda la triste vicenda di quando le mummie furono imbrattate con vernice verde : “Oggi, dopo 30 anni, è stato finalmente concluso l'intervento conservativo delle mummie e del sito. Dopo il restauro una decina sono state ricollocate in casse di compensato con la parte a vista chiusa da una lastra di plexiglas ed esposte l'una sopra l'altra a gruppi di tre. Altre sono riposte nelle originarie casse funebri in legno, alcune con finestre di vetro da cui si osservano i corpi. Ora – conclude l’ex assessore – possiamo finalmente dire di avere riconquistato un pezzo della nostra identità e vorremmo condividerlo”.

Gi.Br.

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