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La guerra dei Roses. Casa dolce casa

Domenico Colosi

La guerra dei Roses. Casa dolce casa

sabato 13 Gennaio 2018 - 09:09

Ambra Angiolini e Matteo Cremon sono i protagonisti dell’adattamento del romanzo di Warren Adler noto per la celebre trasposizione cinematografica firmata da Danny DeVito

Sobillati dai due rispettivi avvocati divorzisti, Jonathan e Barbara Rose individuano nella magione di famiglia il campo di battaglia privilegiato per dare libero sfogo ad anni di frustrazioni. Da una originaria separazione degli spazi figlia della civiltà (e di un amore scivolato lentamente nell’indifferenza), il conflitto si tramuta in una guerra senza esclusione di colpi, coinvolgendo affetti, feticci personali e aspirazioni professionali: fino al tragicomico epilogo, ovviamente, tra i borbottii insensibili dei legali, avidi speculatori di un esperimento sociale vissuto con spirito da entomologi.

Noto al grande pubblico per la celebre trasposizione cinematografica del 1989, La guerra dei Roses di Warren Adler arriva al Teatro Vittorio Emanuele nell’adattamento firmato da Filippo Dini con Ambra Angiolini e Matteo Cremon. Una fiction televisiva da palcoscenico, monotona nella lenta progressione verso l’annichilimento finale, scialba e addomesticata nei dialoghi, bidimensionale nello sviluppo delle personalità dei personaggi. Dagli idilli degli inizi alla famosa scena del lampadario, nessun tentativo di climax ascendente accende la scena: arguzie verbose e consunte beffe da commedia degli equivoci (con l’immancabile corollario scatologico) scandiscono la commedia fino al balbettante finale, tra raptus di docile violenza e ironica perversione. Più convincente la prova dei due demiurghi Massimo Cagnina (nel ruolo che nel film fu di Danny DeVito) ed Emanuela Guaiana, osservatori interessati di una guerra condotta con pelosa furbizia come una partita a scacchi. Una nota a margine per le scene firmate da Laura Benzi, proiezione della disturbata psiche dei due protagonisti e dunque solo apparentemente solide e funzionali; un errore dell’Angiolini, tuttavia, vanifica a metà spettacolo l’effetto finale studiato per la balconata, le sorprese restano solo in potenza.

In un’intervista rilasciata poche settimane fa alla Lettura del Corriere della Sera, l’attore Massimo Popolizio affermava: “In provincia hai cartelloni con mezzi musical, personaggi del cinema di medio livello che diventano importanti, spettacoli che sarebbero stati improponibili soltanto dieci anni fa. Si è abbassato anche il livello del pubblico. Non si ha memoria. Le repliche migliori sono quelle con la gente anziana, i ragazzi vogliono il piccolo divo e non hanno alcuna capacità critica, che invece bisognerebbe sviluppare. Tutti gli spettacoli vanno bene, non ce n’è uno che sia fischiato”. La guerra dei Roses, per la cronaca, è stato interrotto da applausi scroscianti ad ogni minima transizione scenica.

Domenico Colosi

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