Al Nuovo Teatro Scaletta la pochade di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli. Bravi gli interpreti e il pubblico ha apprezzato
Al Nuovo Teatro Scaletta per l’odierna stagione “Abitare il tempo”con direzione artistica di Maurizio Puglisi sabato 21 marzo alle ore 20:00 è andato in scena “Ti posso spiegare”, di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli, con lo stesso La Ginestra, Beatrice Fazi e Martina Pinto e la direzione di Roberto Marafante. Una scoppiettante co-produzione”PMR Produzioni”e”Teatro Sette srl”.
Il focus e’ stato su una coppia di coniugi, Roberta, logorroica e gelosa napoletana e Paolo, fotografo di moda alle prese con l’inaugurazione di una esposizione, da oltre un ventennio insieme. Solo piccoli screzi, mai importanti, intercorsi fin qui fra loro e sempre risolti con quella sana ironia indice di un rapporto ben collaudato. L’arrivo di una figura femminile che si insinua nelle dinamiche matrimoniali interrompe, però, bruscamente quel tran- tran: trattasi peraltro secondo schemi consolidati di una giovane, la straniera e nella specie la francesina Jacqueline, che si interpone pesantemente fra loro, occupando addirittura lo spazio sacro del letto coniugale.
E il trito “Ti posso spiegare! “di cui all’intitolazione, preceduto dall’altrettanto risibile “Non è come credi”, ha costituito refrain della narrazione, in bilico temporale fra un passato prossimo nebuloso, un presente con un alone di assurdo, un flashback che dovrebbe dare ausilio alla comprensione con ricordi che sembrano svanire. Una”pochade”mai volgare, con quella delicata levità alla francese che non scade mai in superficialità. I registri percorsi sono apparsi variegati: si è passati da serie riflessioni a sane risate, o si è sorriso a denti stretti fino a riuscire a dipanare la matassa con ritmi mai calanti.
È residuato il sempreverde dubbio amletico: è preferibile la cruda verità, che affossa ogni possibile illusione, o è meglio giocare con l’incanto magico dei prestigiatori per celare la scomoda realtà? Personalmente prediligo l’assenza di magie, che giovano soprattutto a chi non sa misurarsi con le reazioni dell’altro, a chi rifugge comodamente da confronti celandosi dietro il velo dell’altruismo mentre mentire è utile”in primis”a se stessi, consentendo anche di mantenere aperta quella porta che non si ha il coraggio o non si vuole del tutto serrare.
Le musiche originali di Antonio Di Pofi hanno impreziosito i momenti clou,come le dinamiche scene di Rossella Inzillo(con il letto matrimoniale a campeggiare), fatte risplendere da un sapiente gioco di luci di Diego Castorina; il ri-adattamento scene, anch’esso d’eccezione, si è riferito a Livia Barberini e Chiara Marasco. Le foto di scena si sono attestate a Domenico Di Ruocco e quelle del fondale a Alessandro De Luca Rapone.
Apprezzabili e talentuosi i tre interpreti, esponenti di una comicità naturale di indiscussa espressività, che si è avvalsa in ispecie per Michele La Ginestra, molto spassoso, di una mimica impareggiabile; degna di encomio è stata l’ironia dispiegata brillantemente da una luminosa e strepitosa Beatrice Fazi, come pregiata la resa di una super avvenente e divertente Martina Pinto. La regia di Roberto Marafante è riuscita a imbrigliare sapientemente ogni risvolto della”performance”ed è stata garanzia di innegabile qualità nel comporre la sinfonia dello spettacolo senza lasciare nulla al caso. Così, fra un mix di francese e inglese maccheronico, le gag si sono susseguite fino al finale colpo di scena e non si può che essere rimasti catturati e incastrati entro la rete soffice costruita abilmente, ove i coniugi sono stati interpretati con vera complicità e il tiro alla fune intrapreso dalla moglie ai danni del consorte ha avvinto davvero.
I cliché sulla coppia uomo-donna hanno colpito nel segno per la loro apparenza fluida e non sono mai stati fine a se stessi in questa comicità d’autore con tempistica ben scandita, che dallo script, alla direzione, passando per la resa attoriale, è stata intrisa di precisione e serietà e si è evoluta in modo sempre più paradossale fino ad una chiusa di buon senso.
Il numeroso pubblico ha molto apprezzato la pièce ed espresso palese gradimento attraverso applausi ripetuti anche a scena aperta.
