“Iliade”, la madre di tutte le guerre - Tempostretto

“Iliade”, la madre di tutte le guerre

Tosi Siragusa

“Iliade”, la madre di tutte le guerre

martedì 23 Agosto 2016 - 07:32

Suadente antica tessitura di musica, canto e parole, con il sapore della contemporaneità. Riflessioni a cura di Tosi Siragusa

Il 18 agosto, in cartellone per la sessantesima edizione del Tindari Festival, il Teatro dei due Mari ha portato in scena, nell’area teatrale del sito archeologico, l’Iliade, tratta dal lungo testo di Alessandro Baricco. Nei monologhi che si sono succeduti hanno preso vita e parola personaggi arcinoti o meno dal palcoscenico della guerra di Troia, con piccoli rimandi anche alle epopee successive cantate nell’Odissea e nell’Eneide: e così, Criseide (figlia del sacerdote Crise, importante per avere indirettamente scatenato la contesa fra Achille e Agamennone) Achille, Agamennone, Tersite, l’indovino Calcante, Elena, la nutrice di Astianatte, Ettore, Aiace, Andromaca, Paride, Pandaro, Patroclo, Cassandra e Ulisse, si sono raccontati agli spettatori.

Blas Roca-Rey e Monica Rogledi hanno valentemente interpretato l’uno i personaggi maschili, l’altra quelli femminili. Gli dei, pur se spesso evocati e sovente tratteggiati con connotazioni di ingiustizia (quali gli odierni potenti) restano fuori da questa narrazione, fluida, che ha emozionato, sembrando solo a tratti – nel rispetto comunque dei testi – eccessivamente brutale, inscenando una lotta senza esclusione di colpi Roca Rey ha curato anche, del tutto egregiamente, l’edizione. Le musiche del trio di pianola (ove l’artista è stato anche autore delle musiche) percussioni e clarinetto, con gli artisti Giuseppe Congialosi, Marzuk Mejri e Fabio Battistelli, corredate da canti tunisini del percussionista, hanno contribuito alla creazione di una suadente atmosfera medio orientale. Il mito, ancora e sempre attuale, si rinnova dunque ad ogni differente rappresentazione, portando alla ribalta, ora come allora, odi e amori, lotte e duelli, le passioni, insomma, di cui si pasce l’esistenza, che ci vede ora vittime ora carnefici, prima vinti e poi vincitori, in quel fiume disperatamente toccante, ove reale e immaginario possono irrimediabilmente avvicinarsi. In conclusione, la mise en scene, ove solo a tratti la scrittura è sembrata cerebrale, ha sovente toccato le corte più profonde della nostra emotività, esplorando la psiche dei personaggi e alternando i registri e le gamme espressive, e così raggiungendo in alcuni tratti l’alta poeticità.

Alla fine della rappresentazione Blas Roca-Rey ha omaggiato le bellezze del sito, il palcoscenico naturale ove è avvenuta l’esibizione, incantando con la consueta grazia i numerosissimi spettatori che certo hanno apprezzato la rappresentazione.

Tosi Siragusa

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