I paradossi di un mafioso. Vincenzo Pirrotta stasera in scena con "La ballata delle balate"

I paradossi di un mafioso. Vincenzo Pirrotta stasera in scena con “La ballata delle balate”

I paradossi di un mafioso. Vincenzo Pirrotta stasera in scena con “La ballata delle balate”

sabato 25 Agosto 2012 - 09:16

Lo spettacolo fa parte della programmazione allestita dal "Teatro dei Due Mari". Associazione, diretta da Mauro Lo Monaco e presieduta da Edoardo Siravo, da sempre impegnata nella valorizzazione dell'immagine del teatro greco di Tindari

Grande attesa questa sera a Tindari per il bis di Vincenzo Pirrotta. Dopo “La fuga di Enea” rappresentata ieri sera, il puparo e cantastorie siciliano, sperimentatore teatrale e allievo del grande Mimmo Cuticchio, porterà in scena al teatro antico “La Ballata delle balate”. Scritto, diretto e interpretato da Vincenzo Pirrotta, con le musiche originali di Giovanni Parrinello, lo spettacolo è lo sconvolgente monologo di un latitante di mafia, Guido Valdini, intento a confrontarsi con la solitudine e il dolore del mondo, snocciolando un rosario che scandisce e alterna i misteri gioiosi e quelli dolorosi della passione di Cristo, dei segreti di Stato, delle vittime di mafia. «Davvero il fascino della mafia è tale da far scegliere a giovani di farne parte? Nei covi dei latitanti, da Aglieri a Provenzano sono sempre stati trovati bibbie e altarini, immagini di santi, e pizzini dove si citavano passi dei vangeli, e allora mi sono chiesto come i mafiosi riescono a far convivere ordini di morte e prediche d’amore? Come si può leggere il precetto di Gesù “ama il tuo nemico” e subito dopo essere mandanti di un omicidio?». Da questi interrogativi nasce “La ballata delle ballate”: il racconto di un uomo, di un latitante, che nel suo covo recita un rosario dove i misteri dolorosi sono quelli della passione di Cristo, e i misteri gioiosi sono quelli delle 5000 vittime di cosa nostra. In un delirio dove si incontrano misticismo e violenza l’intento di Pirrotta è quello di creare il contrasto tra la parola di Dio che il latitante professa e la brutale parola della mafia che invece mette in pratica. Tutto senza ricorrere a immagini stereotipate, ma tentando di scrivere una ballata dove la poesia e la ricerca della musicalità vorrebbero essere il filo rosso di questo canto di colpa e di “non espiazione”.

Un commento

  1. immagino, che nessun cittadino falconese andrà a vedere questa rappresentazione… :))))

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