STORIE DI GUERRA. Un gruppo di ricercatori toscano ha rintracciato i familiari ai quali sarà restituito il recipiente: "Per noi un grande dono". Il sindaco: "Un sacrificio per la nostra libertà"

SCALETTA – Una gavetta ritrovata in un ex campo di prigionia tedesco ha riportato alla luce la storia del soldato Giuseppe Lania. A ritrovarla, un gruppo di ricerca storica olandese. La notizia in Italia è stata diffusa da colleghi italiani di Firenze dei ricercatori olandesi, i quali si sono attivati per contattare i familiari del fante Giuseppe Lania, nato il 25 ottobre del 1919 a Scaletta Zanclea ed arruolato nel 38° Reggimento fanteria. Le sue generalità sono incise, a mano, sul recipiente. Giuseppe è morto il 6 febbraio del 1945 in Germania, a 26 anni. Il suo nome viene scandito ogni anno insieme a quello dei Caduti di tutte le guerre della cittadina jonica ed è impresso nel monumento a loro dedicato in piazza Municipio. A Scaletta vive la figlia del fante Giuseppe, Paola Rita insieme al marito Domenico Tavilla. “Ho conosciuto Giuseppe, che anni dopo sarebbe divenuto mio suocero, nel 1941 – ci dice Domenico – ero piccolo e lo vidi a Scaletta dove era tornato in licenza. Era un uomo semplice, un giovane contadino. Poi l’ho conosciuto in modo più… approfondito, attraverso le lettere che inviò alla famiglia durante la guerra, anche dalla Russia ne ha spedita una”. Agata Tavilla, figlia di Domenico e Paola, nipote del soldato caduto in guerra, è stata già contattata dal gruppo di ricercatori toscano. “Ci è stato detto che la gavetta ci sarà consegnata – ci dice la donna, residente in Piemonte – ma ci vorrà del tempo, credo un mesetto. Siamo contenti di questo dono, che ha un grande valore”. Un regalo per l’intera comunità a partire dagli amministratori comunali con in testa l’assessore ai Servizi sociali e alla Pubblica Istruzione Annalisa Cordaro (che ha subito contattato i familiari del soldato) e il sindaco, Gianfranco Moschella. Che ha sottolineato “il grande valore di ciò che va oltre l’oggetto ritrovato nell’ex campo di prigionia tedesco. In quella gavetta – dice il primo cittadino – c’è la storia di una vita. Il sacrificio di un uomo (che racchiude il dolore di una famiglia) di cui ha beneficiato l’intera comunità, che è servito a costruire i diritti democratici di cui oggi godiamo. Quella gavetta, a distanza di 76 anni – conclude Moschella – rende Giuseppe immortale e dà il senso del valore della vita. E della libertà”. (Carmelo Caspanello)
