Truffe superbonus. Sequestri per 560 mln in tutta Italia, c'è anche Messina

Truffe superbonus. Sequestri per 560 mln in tutta Italia, c’è anche Messina

Alessandra Serio

Truffe superbonus. Sequestri per 560 mln in tutta Italia, c’è anche Messina

giovedì 11 Giugno 2026 - 13:00

12 indagati tra Milano, Sicilia e centro Italia, operanti con 60 società nel mirino della Gdf di Siracusa

C’è anche Messina tra le 22 province italiane dove le società indagate per truffe superbonus dalla Gdf di Siracusa hanno eseguito lavori con i rimborsi al 110%. Lavori effettuati però da altri soggetti e utilizzati dagli indagati per ottenere i crediti fiscali, secondo gli investigatori, che hanno sequestrato beni per 560 milioni di euro a 12 indagati.

Truffe superbonus, cosa ha scoperto l’inchiesta

Associazione per delinquere, truffa aggravata allo Stato, riciclaggio e autoriciclaggio e false fatturazioni le ipotesi della Prcoura di Siracusa che ha coordinato i controlli del Nucleo speciale Tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma e il settore Contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate, ricostruendo sofisticato e pericoloso sistema illecito realizzato da un’organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia.

Lavori eseguiti da altri, 60 società operanti in 22 province

Sono state individuate oltre 60 società che avrebbero eseguito interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomini nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona. I dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da altre imprese, risultate estranee a quelle indagate, sarebbero stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.

Il ruolo dei professionisti

La mente del gruppo sarebbe costituita da alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle entrate, i quali, secondo le indagini effettuate, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2 mila comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.

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