In un documento, il grido di protesta dei no-pontisti
Nessuna cerimonia, nessuna parata istituzionale: la firma del protocollo d’intesa tra le Università di Messina e di Reggio Calabria, la società Stretto di Messina, il contraente generale Eurolink, il project management consultant Parsons e Sviluppo Italia Sicilia – prevista per oggi pomeriggio alle 16 nella sede del Rettorato – avverrà in sordina e senza clamori.
Dopo il forfait, il secondo in poco meno di due mesi, del ministro alle infrastrutture Altero Matteoli -che questa volta , contrariamente a quanto avvenuto il 15 luglio , non ha neanche sentito il dovere di giustificare la sua assenza – la Stretto di Messina e l’Università di Messina hanno deciso riunirsi in ‘camera caritatis’, escludendo la città di Messina ed i messinesi .
Una scelta non del tutto comprensibile se si pensa che dai piani alti dell’Ateneo peloritano hanno sempre difeso quest’ipotesi di alleanza con Eurolink e tutti gli altri soggetti interessati alla realizzazione del Ponte, descrivendola come un’occasione unica per l’Università di essere coinvolta nei processi di alta formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico collegati alla costruzione dell’imponente opera”. Come più volte ribadito dai vertici accademici, inoltre, “la stipula del protocollo di intesa impegnerà gli attuatori a promuovere opportunità occupazionali per i giovani e ricadute di sviluppo tecnologico per il territorio e i laboratori di ricerca”.
E allora, visto l’impatto positivo che la convenzione avrà su Messina , la domanda sorge spontanea : Perché tanta riservatezza?
Secondo fonti autorevoli, interne all’ambiente universitario, la scelta di organizzare una cerimonia privata scaturisce dall’esigenza di impedire la contestazione. Quella, ad esempio degli adepti della Rete No Ponte, contrari all’opera, alla convenzione ed all’affidamento alla Stretto Spa, ad Eurolink e al gruppo Parsons Transportation dell’incubatore d’imprese sito in contrada Papardo, di fatto già occupato dalle società appena citate.
I no- pontisti, però, non si arrendono e si sono già dati appuntamemto oggi poemriggio lle 15 davanti al Rettorato. Intanto, in un documento dai toni durissimi esprimono tutto il loro dissenso.
“La riconversione pontista dell’infrastruttura destinata all’imprenditoria giovanile – si legge testualmente – è uno scandalo, lo scippo di un bene comune a favore dei Signori del Ponte, i quali non possiedono nessuno dei requisiti previsti nel progetto originario per entrare in possesso dello stabile. Siamo di fronte ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la “rendita” che l’odierno gestore dell’Incubatore (Sviluppo Italia) si assicurerà con gli affitti; dall’altro, il privilegio offerto alle società pro-Ponte di poter insediare il loro centro direzionale a prezzi fuori mercato. Un’operazione tutta basata sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome degli interessi privati “.
