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In Sicilia tutti pazzi per il gelato: Messina è la provincia con più gelaterie

In Sicilia tutti pazzi per il gelato: Messina è la provincia con più gelaterie

mercoledì 08 Agosto 2018 - 08:05

I dati sono di Confartigianato Sicilia e parlano di un mercato da 115 milioni all’anno. Palermo, Catania e Messina le province in cui si mangia più gelato, ma è Messina e la sua provincia che conta più di 100 gelaterie artigianali

Le famiglie siciliane spendono in gelati, artigianali e non, 115 milioni di euro l’anno. Si tratta del 6,3% del totale nazionale (dato 2017). La spesa media per ciascun nucleo familiare è di 58 euro per famiglia. Sono i dati forniti dall’osservatorio economico di Confartigianato Sicilia.

Messina si piazza al terzo posto tra le province dell’isola che consumano più gelati: al primo posto c’è Palermo, con una spesa delle famiglie di 28,4 milioni di euro (il 24,6% della spesa complessiva della regione e l’1,5% della spesa nazionale), Catania con una spesa di 24,6 milioni di euro (21,3% della spesa regionale e 1,3% di quella nazionale) e Messina con una spesa di 15,8 milioni di euro (13,7% della spesa regionale e lo 0,9% di quella nazionale).

Nel primo trimestre 2018 in Sicilia si stima una presenza di 753 imprese di gelateria, di cui il 75,7%, pari a 570 unità, sono imprese artigiane; la nostra regione figura tra “sul podio” (terzo posto) per maggiore vocazione alla gelateria artigianale.

Tra le maggiori province – con almeno 100 gelaterie – per maggiore vocazione alla gelateria artigiana troviamo Messina (80,2% delle gelaterie artigianali sul totale). Tra le altre province – con meno di 100 gelaterie – è Enna che mostra la più elevata vocazione al gelato artigianale (92,3%).

“Il gelato artigianale riscuote sempre più successo in Sicilia e i nostri imprenditori artigiani spendono ogni giorno le loro energie e le loro risorse per garantire qualità e gusto – dice Giuseppe Pezzati, presidente regionale di Confartigianato Sicilia –. Dobbiamo però adesso garantire la tutela della professione, del prodotto artigianale, con un marchio di garanzia. Occorre pensare ad un’adeguata qualificazione, a un disciplinare di produzione – sottolinea Pezzati –, che possa dare il giusto riconoscimento a questi piccoli imprenditori e scongiurare la concorrenza sleale sul mercato. Purtroppo l’abusivismo è una piaga che interessa gran parte dei settori, soprattutto quelli artigiani. Bisogna lavorare con la politica affinché si definisca al più presto una normativa ad hoc e un riconoscimento specifico di questo profilo professionale”.

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