"Grazie a questi posti letto pesiamo meno sui nostri genitori", Hoda e Mey sono fiere di studiare a Messina
servizio di Silvia De Domenico
MESSINA – Sono arrivate dall’Egitto e dalla Tunisia e sono fiere di studiare a Messina. Hoda Eldessouki e Mey Saidi sono due delle 20 studentesse che stamattina hanno avuto le chiavi delle nuove residenze universitarie. La struttura “Dama Bianca” è stata completamente ristrutturata dall’Ersu di Messina. Camere ampie, quasi tute singole, con bagno private. Spazi comuni come la cucina, la sala mensa e la sala studio. I nuovi spazi sono subito piaciuti alle studentesse internazionali.

L’Ersu riapre “Dama Bianca”. L’inaugurazione
Ad inaugurare le nuove residenze il presidente dell’Ersu, Alberto De Luca e la rettrice Giovanna Spatari. Dopo il taglio del nastro gli studenti presenti hanno potuto visitare la struttura e ne sono usciti entusiasti. “E’ una giornata importante per il diritto allo studio. Oggi abbiamo accolto 20 studentesse internazionali, nei prossimi giorni continueremo con le assegnazioni. Questa struttura potrà dare una casa a 89 studenti”, spiega il presidente De Luca.

“Questa città è perfetta per studiare”
“La camera singola col bagno privato è un sogno. L’anno scorso ho alloggiato al Liberty ma avevo la camera doppia e quindi sono contenta di questo spostamento”, racconta Mey. La studentessa tunisina di 21 anni è al terzo anno di Informatica e vive con entusiasmo l’esperienza a Messina. “Messina è perfetta, c’è tutto per noi studenti, dagli spazi in cui studiare, alle mense e la città mi piace molto. Mi trovo davvero bene sia a Messina che all’interno dell’Università”, racconta.

“Grazie a questo alloggio peso meno sui miei genitori”
Felice anche la collega Hoda, studentessa egiziana di 23 anni al terzo anno di Medicina. “Mi trovo benissimo, sia all’Università che in città. Uso i mezzi pubblici e mi sposto facilmente”, racconta soddisfatta. “Ho sempre vissuto in case private pagando affitti costosi, questo spostamento è sicuramente un aiuto e sono felice di pesare meno sui miei genitori. Spero di entrare nella graduatoria anche l’anno prossimo, mi impegnerò e studierà sempre di più per farcela”, conclude la studentessa egiziana.


Bellissimo vedere la passione negli occhi di queste nuove generazioni di studenti.
Complimenti anche a tutte le Istituzioni per l’impegno nel realizzare un qualcosa di utile e costruttivo per la società.
siete a conoscenza del fatto che centinaia di bambini hanno improvvisamente dovuto cambiare scuola, decine di insegnanti e personale non docente sono rimasti senza lavoro (dopo mesi senza stipendio), tutto questo in una notissima scuola privata paritaria salesiana del centro città? è un argomento irrilevante per una testata giornalistica locale?
Non riesco a rispondere direttamente al commento della Sig.ra Maria, ma sarei proprio curiosa di vedere le facce di quelli che mettono il pollice verso. Vorrei sapere cosa avrebbero risposto a mia figlia di neppure 3 anni che quando con gli occhi lucidi mi ha chiesto se la maestra C. fosse andata via perchè non voleva più stare con lei. La maestra C. le vuole bene, e noi ne vogliamo a lei. Ma oltre all’affetto per i suoi bamnini, la maestra ha anche un mutuo da pagare, la cena da mettere a tavola e, sopratutto, dignità. Non soltanto bisogno di punteggio per la graduatoria. Vorrei sapere se le persone che mettono il pollice verso avrebbero pagato a settembre puntualmente, come sempre fatto in precedenza, una retta superiore a quella di qualsiasi altra scuola in città per portare ai figli una schiscetta con un pranzo freddo perchè non si sapeva quando il servizio mensa sarebbe ripartito. Perchè non partiva? Perchè anche quello non era stato pagato. Alle richieste di uno sconto per la mensilità, senza mensa nè orario pomeridiano, abbiamo ricevuto in risposta un sollecito di pagamento. Chi mette il pollice verso, affiderebbe i propri figli ad un isitituto scolastico verso cui non nutre più alcuna fiducia? Da mamma scossa dagli eventi, che come me riguardano centinaia di famiglie e decine di lavoratori, mi sono sentita offesa dal silenzio della stampa locale.