fiamme gialle
L’ordinanza, firmata dal Gip Salvatore Mastroeni, si è concretizzata in arresti domiciliari per tre indagati e obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per gli altri otto.
Sabato, 12. Agosto 2017 - 9:29
Categoria: Jonio


Prelevavano dai distributori di carburante più benzina di quanta era necessaria per i mezzi di Messinambiente e AtoMe 4 ed utilizzavano la restante per rifornire le proprie macchine private, lasciando che tutti i costi si ripercuotessero sui conti delle due società a capitale pubblico.

Sono ben 11 le persone finite nel mirino dell’inchiesta Free Fuel scattata stamani all’alba per mano dei finanzieri della Compagnia di Taormina. Un sistema ben collaudato, quello sgominato dalle Fiamme Gialle, che si basava sulla “collaborazione” tra gli autisti dei mezzi di Messinambiente e AtoMe 4 ed i gestori di due distributori di Taormina e Letojanni. Le indagini, coordinate dalla Procura nella persona del Sostituto Antonio Carchietti, hanno permesso di delineare l’intero meccanismo di frode anche grazie a intercettazioni ambientali, videoriprese e telecamere di sorveglianza istallate nei distributori finiti nel mirino.

I finanzieri hanno condotto un minuzioso lavoro di confronto tra le letture delle colonnine di distribuzione della benzina, bollette a carico del gasolio rifornito, fatture emesse dai distributori e pagamenti corrisposti dalla Messinambiente e dalla AtoMe 4 verso le due aree di servizio. Ne emerso un quadro delittuoso abbastanza chiaro che, in breve tempo, ha condotto all’operazione scattata stamani. L’ordinanza, firmata dal Gip Salvatore Mastroeni, si è concretizzata in arresti domiciliari per tre indagati e obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per gli altri otto. Sequestrati anche i rapporti di conto corrente degli indagati, per un totale di 7mila euro.

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Quando raramente si effettua qualche controllo sui dipendenti, si dimostra di condurre bene l'azienda; anche se tutto è regolare, il controllo serve a dimostrare che non si è abbandonati ma incoraggiati. Se poi qualcosa non và, i provvedimenti servono a migliorare la vita dei dipendenti.

Ormai è fin troppo diffusa l'idea che la cosa pubblica non è un bene comune ma qualcosa che va depredata. Il comportamento è rafforzato dalla certezza dell'impunità o in alternativa una pena lieve. Un episodio simile era già accaduto all''ATM, avete letto di pene esemplari? No !!! Speriamo quanto meno nei licenziamenti anche se ci credo poco.

MA è POSSIBILEKE TUTTI CERCANO DI TRUFARE LE AZIENDE KE GLI DANNO DA VIVERE E NN SI RENDONO CONTO KE TRUFFANDO DA MANGIARE RUBANO LORO STESSI

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