Unione inquilini e Sunia hanno lanciato la l'iniziativa per modificare tre articoli e far riconoscere il diritto all'abitazione
MESSINA – Unione Inquilini e Sunia si mobilitano per affrontare anche all’interno della Costituzione il tema dell’emergenza abitativa. È stata lanciata nelle settimane scorse una raccolta firme per modificare tre articoli, il 44, il 47 e il 117, per far sì che si possa dare un “tetto sulla testa” a tutti.
Le modifiche
Le tre modifiche puntano a porre “a carico della Repubblica il dovere di garantire l’accesso all’abitazione quale bene primario e mezzo necessario per assicurare alla persone l’esercizio effettivo dei diritti e una vita libera e dignitosa”. Ma anche a “estendere la tutela dei risparmiato all’accesso non solo alla ‘proprietà’ ma anche al ‘godimento’ dell’abitazione, comprendendo dunque anche altre forme quali l’affitto e la gestione pubblica degli alloggi”. E infine rafforza “il potere dello Stato, aggiungendo tra le materie di competenza esclusiva la definizione delle ‘norme generali in materia di politiche abitative’ e alla competenza concorrente in materia di ‘programmi di edilizia residenziale pubblica’”.
Currò: “Problema più grave dal 2013”
Antonio Currò, segretario di Unione Inquilini, ha spiegato: “Come Unione inquilini e come Sunia vogliamo lanciare questa raccolta firme per modificare queste leggi e garantire una casa sopra la testa a tutti. È una necessità storica per il nostro paese. Le famiglie vivono un ampio divario tra salari e spese. I mutui sono sempre più inaccessibili. Perché questa iniziativa? La Corte ha stabilito che il diritto alla casa è fondamentale per l’uomo. Modificando questi articoli della costituzione puntiamo a questo”. E ancora: “A Messina, al bando di marzo, hanno partecipato 1.200 famiglie. Abbiamo visto che questo problema della casa si è esacerbato dal 2013 in poi. Oggi gli sfratti sono numericamente come allora”.
Vallone: “Iniziativa ambiziosa”
Claudio Vallone di Sunia: “Il quadro nazionale ci racconta che il tema abitativo ha perso centralità. Un’iniziativa popolare per chiedere queste modifiche, invece, serve a rimettere la questione al centro del dibattito. Purtroppo lo spaccato odierno è perché non ci sono iniziative di legge né sensibilità politica. Veniamo da un referendum sul lavoro che si lega anche al diritto all’abitare perché sono due facce della stessa medaglia. Questa iniziativa è ambiziosa e complicata, ma il tema non può essere lasciato ai margini. Il tema è avere un tetto sulla testa, un abitare dignitoso. La nostra provincia non versa in buono stato. Gli sfratti sono stati 187, eseguiti quasi un centinaio. Ma il problema è che non c’è un percorso per seguire che fine faccia una persona sotto sfratto. Mancano protocolli per aiutare chi non può avere una casa. Ci sono persone letteralmente sulla strada”.
Si punta a 50mila firme
La raccolta firme durerà fino all’11 settembre si porta partecipare tramite SPID o CiE online al sito maqualecasa.it, dov’è anche possibile approfondire ulteriormente la questione. A oggi, ha spiegato Currò, sono state raccolte quasi la metà delle 50mila firme che servono. Ci saranno poi banchetti in città per la raccolta fisica comunicati via via tramite social.

Signori state perdendo tempo,se volete la casa dovete fare un mutuo lo volete capire o no?
Lo Stato già contempla questo aspetto e va sotto il nome di Istituto Case Popolari… che funziona più on meno bene in tutte le regioni
Se la domanda è quella di avere delle case senza pagare alcun canone, condominio, luce e gas… beh questa è un’altra cosa
Certamente non è espropriando la proprietà privata che si può garantire tutto questo… semplicemente perché è illegale
nella Costituzione spagnola c’è scritto che ogni spagnolo ha diritto a una casa . Questo articolo della Costituzione rende però difficile fare sloggiare gli “okkupa” dalle case occupate abusivamente
E chi non se lo può permettere che fa? Va a stare sotto i viadotti dell’autostrada? In Italia da decenni non si fa più una seria politica di edilizia popolare, al contrario di quello che avviene in molti paesi europei. Affidato praticamente in toto ai privati, il mercato è stato drogato per anni, alimentando la speculazione.
Secondo l’ISTAT circa il 30% degli immobili non è occupato. Le cause principali sono l’emigrazione verso le grandi aree urbane, per motivi lavorativi e di studio, che causa l’abbandono delle abitazioni nei piccoli centri e nelle zone rurali, e il fatto che molte abitazioni siano di proprietà di anziani o ereditate da famiglie che non vi risiedono stabilmente. Per cui da un lato abbiamo paesi e villaggi sempre più spopolati e poveri di servizi essenziali (poste, banche, scuole ecc.), dall’altro mercati immobiliari con prezzi non di rado sproporzionati nelle città. Non è un caso, infatti, che la maggior parte degli immobili non occupati si concentrino al sud e nelle isole, dove l’emigrazione e l’invecchiamento della popolazione sono assai più evidenti che nel resto d’Italia.
Ma la casa è un bene primario e non può essere un lusso. Per questo sarebbe opportuno un riconoscimento da parte della legge fondamentale dello Stato.