Costretta sulla sedia a rotelle, Silvana piange solo ricordando il padre che l'ha rifiutata e un matrimonio pericoloso. Ma l'incontro con un cane l'ha convinta a fuggire
MESSINA – Silvana ha 60 anni e da 19 una malattia degenerativa la inchioda sulla sedia a rotelle. Oggi abita a Messina ma è cresciuta in un villaggio alle porte cittadine insieme alla madre. “Mio padre ci aveva abbandonati, mi ha cresciuta lei – racconta parlando della sua infanzia e del dolore di essere una bambina senza padre. Diventata adulta, malgrado l’opposizione della madre, decide di conoscere il padre che le aveva abbandonate. Oggi per lei alzarsi dal letto, lavarsi, andare in bagno, uscire di casa è come scalare una montagna.
Il padre la rifiuta
Ma l’unico racconto che le riga il viso di lacrime è quello dell’incontro con lui: “Tu non sei stata voluta né cercata, sei un errore e io non voglio avere nulla a che fare con te, mi ha detto. Non lo auguro neppure a un animale di sentirsi dire una cosa del genere. Ancora oggi quel rifiuto mi brucia moltissimo”.
L’incontro con una cucciola
Poco tempo dopo Silvana, pressata dalla madre, si sposa. Ma non è del tutto convinta di quel marito. “Un giorno entriamo in un negozio di animali per comprare il cibo per la gatta che gironzolava intorno casa di mia madre al paese – racconta – In una gabbia c’erano dei cuccioli di cane, piccolissimi, dormivano abbracciati. Una di loro tira su la testa e mi fissa, me ne accorgo e mi avvicino, lei continua a fissarmi come non volesse perdermi di vista. Ho capito che voleva dirmi qualcosa e l’ho presa con me. Arrivati in auto la adagio sotto le gambe di mio marito, che la scansa quasi schifato”.
Scappa dal marito
A Silvana sembra di rivivere la sensazione provata all’incontro col padre, si sente come quella cagnolina, le nubi che intravede dietro il marito si addensano e decide che gli uomini non fanno per lei. “Ho detto a mia madre: è vero, mi hai insegnato che i matrimoni una volta cuciti non si scuciono, ma questo dobbiamo disfarlo, andiamocene via subito”. E’ così che la donna si trasferisce definitivamente a Messina, con la amata cagnolina.
“Anni dopo ho saputo da gente del villaggio che avevo fatto bene a scappare: lui non era una persona per bene ed è andata male a chi lo ha incontrato dopo. E’ stata quella cucciola ad aiutarmi, sono sicura che quel giorno mi fissava in quel modo perché voleva salvarmi. E lo ha fatto”.
