Gli scout di Messina 13 per la pace e la giustizia

Gli scout di Messina 13 per la pace e la giustizia

Autore Esterno

Gli scout di Messina 13 per la pace e la giustizia

giovedì 02 Ottobre 2025 - 21:39

Veglia, letture, canti e la testimonianza di Renè Abu Rub, nata in Palestina

MESSINA – «Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l’altro come fratello; impegno per la giustizia». Recita così il Patto associativo Agesci, al quale tutte le capo e i capi aderiscono.

L’Agesci ha invitato tutti Gruppi scout a realizzare nel proprio territorio due esperienze complementari tra loro: una veglia di preghiera e un incontro di dialogo per lasciare segni permanenti di pace. La Staffetta di pace nasce dal desiderio di non restare indifferenti di fronte al dolore e alla violenza che segnano il nostro tempo, poiché ci sono momenti in cui il silenzio non è più una scelta. Momenti in cui la realtà ci chiama a prendere posizione, non con clamore, ma con la forza gentile di chi educa, di chi costruisce, di chi spera.

L’appello della nostra associazione è stato recepito dalle ragazze e dai ragazzi del Clan-Fuoco “La Madonnina” del gruppo Messina 13 con i loro capi Michele Salvo, Simone Giannetto, Giuliana Romeo, Daniele Caliri, con il desiderio di vegliare e riflettere, hanno voluto fare la loro parte per promuovere la pace.

Mercoledì 1° ottobre 2025, ci si è riuniti presso il cortile dell’I.C. Pascoli-Crispi, un luogo simbolico, il cortile di una scuola, sul territorio e nel quartiere che appartiene a diversi gruppi scout della Zona e frequentato da tanti giovani. La Dirigente Giusy De Luca ha accolto gli scout e tutti coloro invitati alla veglia, con gioia e disponibilità, sottolineando il ruolo della scuola come promotrice della pace nei piccoli gesti quotidiani.

La veglia si è svolta tra canti scout ed alcune letture eseguite dalle ragazze e dai ragazzi, come il discorso della montagna di Gesù, l’incontro tra San Francesco e il sultano, gli scritti di Baden Powell – nostro fondatore – per il Jamboree del 1922 pensato per risanare il mondo dalle ferite della guerra e promuovere la fratellanza umana, e l’articolo 11 della Costituzione Italiana. Ogni lettura è stata seguita dalla testimonianza, segnalata simbolicamente da una lanterna accesa.

Padre Cardile. Scout Messina 13 per la pace

Essere nel cortile della scuola ha ricondotto tutti i testimoni a considerare come nei luoghi di guerra i bambini non hanno la possibilità di studiare: Renè (Rana Abu Rub), donna palestinese – dalle cui parole accorate si poteva compartecipare alla preoccupazione e all’angoscia per il suo popolo, per le persone a lei care, con le quali ha perso i contatti negli ultimi giorni e per le quali non riesce più a dormire – ha sottolineato come i bambini di Gaza non hanno più nulla, non vanno a scuola da 3 anni, e quanto sia fondamentale il diritto all’istruzione e quanto fortunati siano – invece – i nostri ragazzi che godono della libertà di andare a scuola – “quando c’è la scuola non bisogna mancare, perché è un dono, e le persone che non hanno la scuola sanno cosa vuol dire”.

Sulla stessa linea il professore Angelo Cavallaro ha ricordato i 184 piccoli martiri di Gorla, quando nel 1944 una bomba causò la distruzione della scuola F. Crispi a Milano, e sulle strofe della canzone di De André “Girotondo” ha ricordato come i bambini “non potranno più giocare a Marcondiro’ndero”, come la guerra toglie il diritto ai bambini di giocare, di essere bambini, di vivere e diventare grandi. La guerra si manifesta come una forza cieca che si abbatte su tutti, grandi e piccini, ricchi e poveri, ma rende i poveri ancora più poveri.

Padre Andrea Cardile ha invece raccontato le sue esperienze sui luoghi di guerra in Ruanda, in Eritrea, in Argentina, in Congo, in Myanmar, di come le guerre hanno storie antiche, un abissale iceberg di cui vediamo soltanto la punta, e che l’odio foraggiato a lungo e il marcare le differenze tra due gruppi porta allo scontro. Si ha paura del buio, si ha paura che qualcuno arrivi e ti sottragga alla comunità, e così si riempiono le pareti con i volti della gente dispersa, di cui non si sa più nulla. Nei luoghi di guerra si vogliono annientare le poche forze di aiuto, i medici che fanno il possibile. La causa delle guerre è la mancanza di giustizia, laddove manca l’accoglienza dell’altro, il rispetto e l’ascolto. La pace, ha ribadito P. Andrea, va a braccetto con la giustizia.

Infine, un’esperienza importante anche sul nostro territorio è quella della Comunità di Sant’Egidio, ieri testimoniata da Carmelo Monastra, il quale ha ricordato come il 4 ottobre in Mozambico è festa nazionale per celebrare la pace a cui si è giunti dopo lunghi accordi proprio nella sede della Comunità di Sant’Egidio nel 1992 a Roma, e come in altre parti del mondo, come ad esempio in Sudan e in Colombia, la Comunità si è fatta promotrice di trattative di pace, perché per creare la pace bisogna tessere legami, creare amicizie. Fare la pace è anche fare la scuola della pace, partendo proprio dai nostri quartieri, nelle periferie della nostra città vittime di violenze e di mafie, partendo dai bambini, attraverso un servizio di volontari che si spendono nell’aiutarli a studiare ma anche nell’insegnare il rispetto e il dialogo. Ha concluso Carmelo che la pace è un bene comune e tocca a noi metterla in atto.

Le ragazze e i ragazzi del Clan avevano messo a disposizione un grande cartellone con una colomba che lentamente si è riempito di pensieri e preghiere per la pace, hanno distribuito ai presenti dei piccoli messaggi di pace e invitato ognuno ad assumersi un impegno concreto per essere costruttori di pace, e di ricordarsi di quell’impegno, di metterlo davvero in atto.

La veglia si è conclusa con il discorso di Papa Leone XIV del 30 maggio 2025 che recita le parole di San Giovanni Paolo II “la pace è un bene indivisibile, o è di tutti o non è di nessuno” e che ribadisce come la “pace sia possibile quando le conflittualità non vengono rimosse ma riconosciute, assunte e attraversate”, e come “i giovani abbiano bisogno di uno stile di vita non violento” e della “necessità della costruzione di un noi”, infine, con i volti illuminati da tante piccole candele, abbiamo pregato insieme per la pace:

Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!

Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani.

Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”.

Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace.

Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino.

Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono.

Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen. (Papa Francesco)

Michele Salvo (Gruppo Scout Messina 13)

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