Il giovane fu trovato impiccato in una ex fabbrica. I drammatici racconti degli amici alla base del processo a madre e compagno
Messina – Sentenza ribaltata, in appello, al processo sul caso del drammatico suicidio di un 17enne di Patti, trovato impiccato in una ex fabbrica appena fuori la cittadina, nel maggio 2019. In primo grado era stata condannata per istigazione al suicidio la madre, imputata insieme al compagno.
Il Tribunale di Patti nel luglio 2024 aveva inflitto 5 anni di carcere ad entrambi e il risarcimento al padre del ragazzino, parte civile al processo. Per la Corte d’Appello non ci sono però sufficienti prove per la condanna e la genitrice e il compagno sono ora stati assolti.
Segnali del disagio ignorati
Alla base del processo c’era la travagliata vicenda del ragazzino, venuta alla luce dopo il suicidio attraverso, soprattutto, le testimonianze degli amici.
Nessun aiuto per uscire dall’inferno
Il giovane negli anni precedenti aveva mostrato segni di disagio. I suoi amici hanno raccontato di fughe da casa e atti di autolesionismo. Alla madre era stato imputato di averlo totalmente abbandonato, in questo “percorso verso l’inferno”, anzi di aver aggravato il suo malessere coinvolgendolo in attività di tipo esoterico.
