Duro verdetto per il matricida Giosuè Fogliani, che prima della sentenza ha scritto una lettera
Messina – Lo aspetta il carcere a vita. E’ questa la sentenza per Giosuè Fogliani che il 15 gennaio 2025 uccise la madre Caterina Pappalardo nell’appartamento di famiglia di via Cesare Battisti. La Corte d’assise di Messina, dopo quasi sei ore di camera di consiglio, ha emesso il verdetto di primo grado ed ha deciso l’ergastolo per il 27enne.
Non va punito ma aiutato
Il ragazzo, che ha seguito nel più fitto silenzio e con gli occhi bassi tutte le udienze del processo, da dietro le sbarre della “gabbia”, all’ultima udienza ha deciso di parlare chiedendo scusa a dio per quel che aveva fatto e dicendosi “schiacciato” dal carcere e quindi impossibilitato a intraprendere un percorso di cambiamento, è tornato a parlare anche poco prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio, consegnando loro una lunga lettera – poco meno di 20 pagine. “Ha cercato di discolparsi ancora una volta”, ha commentato leggendola il PM Massimo Trifirò, che aveva invocato per lui proprio l’ergastolo.
Non c’è spazio per l’incapacità
Alla richiesta si era associata anche l’avvocata Caterina Peditto che assiste la sorella Sara, che insieme alla madre aveva denunciato Giosuè per maltrattamenti. L’avvocato Antonello Scordo, difensore del matricida, aveva invece invocato per lui la non punibilità. E’ debole di mente, aveva sostenuto in sostanza, è anche lui una vittima, non va incarcerato ma aiutato. Ma per l’Accusa, e a quanto pare anche per i giudici, non c’è spazio per l’ipotesi della incapacità di intendere e di volere e Giosuè Fogliani va punito.
