A Messina un avvio della stagione concertistica con una scelta musicale coraggiosa e di altissimo livello
MESSINA – Domenica 12 ottobre, nell’auditorium del Palacultura di Messina, si è tenuto il primo concerto d’inaugurazione della 105sima stagione della Filarmonica Laudamo.
Il concerto è stato preceduto dai saluti della nuova presidente della Associazione, la professoressa Alba Crea, che poi ha dato la parola al sindaco di Messina, Federico Basile, presente per l’occasione per i saluti augurali, il presidente uscente, ora onorario, Domenico Dominici, il nuovo vicepresidente Paolo Musarra, e infine il direttore artistico il maestro Antonino Cicero. Alba Crea ha infine comunicato che il concerto è stato dedicato a tre protagonisti musicali cittadini e amici dell’Associazione, purtroppo scomparsi: Enrico Vita, Nino Schilirò e Genziana D’Anna.
Coraggiosa e assai apprezzabile la scelta della Filarmonica di inaugurare la stagione con un Trio da camera, di altissimo livello, il “Trio Concept”, composto da Lorenzo Nguyen (pianoforte), Edoardo Grieco (violino) e Francesco Massimino (violoncello), che ha presentato un programma che in pratica rappresenta la storia del Trio con pianoforte dal 18° al 20° secolo.
I musicisti infatti hanno iniziato la loro performance con l’esecuzione del Trio in do magg. op. 86 n. 1 Hob. XV:27 di Joseph Haydn.
All’ epoca di Haydn i Trii con pianoforte venivano composti prevalentemente per musicisti dilettanti, essendo considerato questo tipo di formazione un genere minore, disimpegnato.
Caratteristica dei trii di Haydn è la prevalenza dell’importanza della partitura pianistica rispetto agli altri due strumenti. Siamo lontani dal perfetto equilibrio fra i tre strumenti, che verrà già raggiunto con Mozart, ma soprattutto con Beethoven e i romantici. Nondimeno questo brano risulta assai piacevole all’ascolto, in particolare il secondo movimento “Andante”, che presenta al suo interno un tema ritmato, perfettamente elaborato.
Il Trio op. 67 di Maurice Ravel rappresenta uno dei massimi risultati per Trio di tutto il 900. Composto in pochi mesi dal musicista francese, subito prima di partire volontario nella prima guerra mondiale, è stato definito da Jankelevitch “Lo splendido capolavoro dell’età matura”. Il Trio si caratterizza per la sua assoluta libertà di forma, e per l’attenzione timbrica per ogni singolo strumento. In quattro movimenti, il primo “Moderé”, dal carattere intimo e fantastico ad un tempo, presenta una interessante e moderna partitura dedicata al pianoforte, del quale sono utilizzati anche i registri più bassi. Il secondo movimento “Pantoum”, prende il nome da un particolare canto strofico di origini malesi; erano abbastanza comuni fra i musicisti francesi di inizio 900 i riferimenti all’estremo Oriente (si pensi, solo per fare un esempio, a “Pagode” per pianoforte, di Debussy). Il brano di Ravel è un elegantissimo scherzo dalla natura fortemente ritmica, a carattere vivace e brillante. Il terzo movimento, “Passacaille”, deriva il nome dalla Passacaglia, antica forma barocca, altro riferimento caro agli impressionisti francesi. Si tratta probabilmente del movimento più interessante, una sorta di lenta processione, ove il tema, evocativo e misterioso, si ripete quasi ossessivamente, in una crescente solennità.
Il quarto movimento, infine, “Final, animé” ha un carattere estremamente concertante, e Ravel qui fa sfoggio della sua mirabile abilità nello sfruttare al massimo gli strumenti.
Il Trio n. 1, in re minore, op.49, di Mendelssohn, è il primo dei due Trii composto dal musicista di Amburgo, entrambi in tonalità minore e di assoluto livello, senza dubbio il più eseguito dei due, e costituisce una pietra miliare della musica da camera del romanticismo tedesco.
Questo brano cameristico è notevole per la particolare bellezza dei temi e la sapiente costruzione formale. In quattro movimenti, spiccano in particolare i primi due: “Molto allegro ed agitato”, e “Andante con moto tranquillo”, mentre i restanti movimenti – “Scherzo. Leggero e vivace” e “Finale. Allegro assai appassionato”, se pur gradevoli, non raggiungono per ispirazione l’altezza dei primi due.
Eccellente l’interpretazione dei tre giovani musicisti
Il primo movimento, prettamente romantico, ci immerge subito in medias res, con il tema principale, di natura drammatica, molto intenso, subito enunciato dal violoncello. Tutto il movimento, basato sostanzialmente su due temi, è intriso di una estrema liricità, tipicamente romantica, e costituisce senz’altro una delle pagine più memorabili del musicista tedesco. Il secondo movimento ricorda l’atmosfera delle “Romanze senza parole”, capolavoro pianistico di Mendelssohn, ed infatti il tema è enunciato dal pianoforte solo, poi ripreso in forma di risposta dagli archi, un canto nobile ed espressivo, anch’esso dal carattere prettamente lirico.
Davvero eccellente l’interpretazione dei tre giovani musicisti, che hanno affrontato con assoluta padronanza, perfetta intesa, intensa capacità espressiva, i due capolavori, dei quali il secondo, giova ricordarlo, è di notevole difficoltà tecnica, in particolare per quanto riguarda il secondo e l’ultimo movimento. Sicuramente un ottimo inizio per la stagione della Filarmonica Laudamo.
Molto apprezzato il bis offerto, dopo ripetuti applausi del numeroso pubblico, una trascrizione per trio della Marcia ungherese n. 6 di Johannes Brahms, una delle più celebri.
