DALLE PAROLE DELL'ARCIVESCO UN GERMOGLIO DI SPERANZA

DALLE PAROLE DELL’ARCIVESCO UN GERMOGLIO DI SPERANZA

DALLE PAROLE DELL’ARCIVESCO UN GERMOGLIO DI SPERANZA

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lunedì 26 Gennaio 2009 - 13:20

Come l'antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?

“C’è chi dice no- cantava qualche tempo fa Vasco Rossi e un no forte, chiaro e deciso è quello pronunciato dall’arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana, nei confronti di un sistema di potere che ha (mal)governato la città negli ultimi decenni.

«C’è una forma di ipocrisia che è tipica della nostra città. Una città che troppo spesso vive di effimero e di apparenza. E l’ipocrisia è l’espressione di una realtà più vasta […] Guardate a fondo cosa c’è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell’economia, di opportunità di lavoro. Alla fine, questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. […] I cittadini sono smarriti, non sanno più a chi rivolgersi, con chi interloquire per i loro bisogni. Non ottengono risposte da troppo tempo: Messina è in depressione sociale, lo si avverte giornalmente. È un problema serio. […] Io parlo di un sistema generalizzato, che caratterizza anche il resto dell’Italia. […] Il modus operandi è chiaro: obbedisce a progetti di classe, di settori, di famiglie, non a un progetto di bene comune. C’è sempre il prevalere di un interesse privato, di qualche famiglia»: parole che non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni che l’arcivescovo ha pronunciate per dire no ad un sistema che evidentemente segna evidenti limiti, ed è un no che non può e non deve essere lasciato cadere nel dimenticatoio come purtroppo spesso avviene nella nostra città. C’è bisogno di un cambiamento, che sia prima di tutto conversione del proprio cuore. E’ dunque inutile far finta di nulla, la situazione nella quale versa la città è una situazione oramai al limite del dramma perché, come ha ancora affermato mons. La Piana, «O si ricostruisce un vero senso civico, un nuovo stato civile o non c’è speranza».

Come fare, però?

In un recente intervento, pubblicato su La Repubblica, don Julian Carron ha scritto: “Oggi vediamo segnali che preoccupano tutti, come se quello che ha sostenuto la nostra storia non potesse resistere all’urto dei tempi: un giorno sono l’economia, la finanza e il lavoro, un altro la politica e la giustizia, un altro ancora la famiglia, l’inizio della vita e la sua fine naturale. E così, come l’antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?». Perché anche noi siamo stati talmente presuntuosi da pensare di cavarcela dopo avere tagliato la radice che sosteneva l’edificio della nostra civiltà. Negli ultimi secoli, infatti, la nostra cultura ha pensato di poter costruire il futuro da sé, abbandonando Dio. Ora vediamo dove ci sta portando questa pretesa. Davanti a tutto questo che ci siamo procurati, il Signore che cosa fa? Ce lo indica il profeta Zaccaria, parlando al suo popolo Israele: «Ecco, io manderò», attenzione al nome, «il mio servo Germoglio» (Zc 3,8). E come se davanti alla crisi di un mondo, il nostro, spuntasse un segno di speranza. Tutta l’enormità del tronco secco non può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro-.

Chi detiene il potere, se veramente è interessato al bene comune, se veramente vuole dare un nuovo corso alla città, non ha altra strada da percorrere che non sia quella di dare maggior spazio ai tanti germogli che anche a Messina sono presenti; la gente da parte sua ricominci a guardare e a aggrapparsi a questi germogli; i germogli prendano coscienza della responsabilità che la storia ha ultimamente assegnato loro e in comunione con l’arcivescovo e la Chiesa locale testimonino concretamente quella speranza di cui tutti sentono urgente bisogno.

E’ necessaria una nuova stagione per Messina. C’è bisogno di nuovi protagonisti che abbiano la stessa consapevolezza che animava don Giussani, secondo il quale «il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo».

Forza!

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