La presidente di Sud chiama Nord in un'intervista ad Affaritaliani anticipa i progetti di De Luca e strizza l'occhio al centrodestra: "Giorgia Meloni leader forte, rivendichiamo sostegno a figure come Occhiuto"
Un nuovo polo autonomista, civico e post-ideologico pronto a prendere forma nel panorama politico nazionale: è questa la principale novità che emerge dall’intervista rilasciata da Laura Castelli, presidente di Sud chiama Nord, ad Affaritaliani, con cui anticipa una fase di profonda evoluzione del progetto politico fondato da Cateno De Luca.
“Sud chiama Nord nasce come risposta alla crisi dei partiti tradizionali e del bipolarismo, in un momento di forte astensionismo – spiega Castelli –. La politica non può ignorarlo: servono alternative credibili, radicate nei territori e basate sulle competenze. Siamo il partito degli amministratori e di un autonomismo concreto”. I primi segnali arriveranno già il 18 gennaio a Caltagirone, durante un evento pubblico del movimento.
Su Giorgia Meloni, il giudizio è netto: “È una leader forte, riconosciuta anche a livello europeo. La sua leadership femminile è un valore unico nella storia politica italiana. Dispiace però vedere come il governo venga rallentato da beghe interne di alcuni alleati, più concentrati sulle dinamiche di partito che sull’interesse generale”.
Sul centrodestra, Castelli rivendica un approccio pragmatico: “Alle ultime regionali abbiamo dialogato partendo da programmi e candidati. Rivendichiamo il sostegno a figure come Roberto Occhiuto, che governando la Calabria ha dimostrato di avere la stoffa del leader, con visione chiara e capacità di guidare un territorio complesso”.
Sul tema dell’autonomia, Castelli individua un punto di contatto con la Lega, ma chiarisce le distanze: “Il riferimento è alla valorizzazione dei territori e alla responsabilità della classe dirigente locale. Non condividiamo derive come il ‘vannaccismo’ né posizioni ostili al Mezzogiorno. Detto questo, con Claudio Durigon esiste un rapporto di stima e un metodo di lavoro serio, costruito negli anni di governo e su riforme concrete, soprattutto nel mondo del lavoro”.
Infine, lo sguardo sulla Sicilia: “La maggioranza che sostiene Renato Schifani appare fragile. Quanto a Cateno De Luca, sarebbe un ottimo presidente della Regione Siciliana. Ci saranno sorprese importanti nel panorama politico siciliano, con riflessi anche a livello nazionale. I voti si prendono sul campo, non nei salotti romani”.

Convinti siete….
Ma un piccolo gruppo di politici Messinesi, (senza offesa a nessuno che è “di fuori”)che difenda gli interessi veramente del territorio.
Potrebbe esserci come regalo dell’anno nuovo ? Troppo spesso la città è territorio di conquista (tanto è che le ultime citazioni in caso di vittoria, mi pare, furono tipo “la città è nostra”). Più una torta da spartire che una realtà di cui prendersi cura ???
Sorprese ne abbiamo avute abbastanza, grazie. E di pessimo gusto
Il rumore che si sente arrivare da Palermo è quello secco di una porta blindata che si chiude a doppia mandata. E’ il suono della realtà che irrompe nella narrazione del PROFETA DEL NISI. Renato Schifani ha deciso di non lasciare più spazio all’immaginazione: «Cateno De Luca è stato un mio avversario e tale rimane». Poche sillabe, scandite con la freddezza necessaria a SMONTRE IL CASTELLO FARLOCCO COSTRUITO DAL PROFETA. L’equivoco su cui De Luca ha provato a giocare, lasciando intendere di avere ancora un certo ascendente sul Governatore o addirittura ipotizzando posti al sole per i suoi fedelissimi (leggasi Lo Giudice), è stato spazzato via. Schifani non ha la memoria corta: chi vota la sfiducia al governo e chi affossa la manovra di stabilità non si siede al tavolo delle trattative. Si siede all’opposizione. «Come è giusto che sia», ha precisato il Presidente. Per l’ex sindaco di Messina è il risveglio da un sogno che assomigliava molto a un’allucinazione. La sua parabola, che nelle intenzioni doveva portarlo a conquistare l’Italia da Palermo a Monza, ha invertito bruscamente la rotta e punta verso il basso con una velocità preoccupante. De Luca si è asserragliato nell’unica roccaforte rimasta, Messina, trasformandola in un palcoscenico per conferenze stampa convocate con ritmi maniacali. Ma la quantità non fa la qualità, e l’iperattività mediatica tradisce un nervosismo di fondo: i risultati amministrativi latitano e il consenso, una volta granitico, si sta sgretolando. La città dello Stretto è finita ostaggio di una strategia della confusione: Solo che il pubblico, stavolta, non applaude più. La tattica ondivaga è stata svelata e non IMPRESSIONA PIù NESSUNO. NEL 2026 E 2027 A QUALCUNO FORSE TOCCHERà LAVORARE. AUGURI!!!
Anche tornare alle origini nel paesello e occuparsi di pastorizia non sarebbe un’idea da scartare.
Di autonomisti è lunga la lista in Sicilia, sempre hanno fatto un buco nell’acqua,
anche questo seguirà la stessa sorte.
Questo gruppo pensa di fare i sindaci in ogni paese, andate a lavorare invece vi riciclate fate partiti associazioni cene incassate soldi, m l’ultimo pensiero o non è la collettività finitela andate a lavorare la gente non ne può più di parcheggi di dare case gratis di regolamenti al comune di messina per impedire la normale amministrazione.
Occupati dei vigili Cateno.
Falli lavorare perché in città sono invisibili e non va bene affatto.
P.S.
Cambia la divisa da parata al comandante che a furia di cerimonie e pose ha la tuta lisa..
In una oretta son tornate le truppe cammellate del non mi piace, gioco vecchio e scoperto