Il consigliere comunale Cosimo Oteri sollecita la giunta Basile
Uno dei più importanti e preziosi complessi monumentali a Messina. L’Abbazia Basiliana di San Filippo il Grande risale al 100, è stato luogo di riferimento dei moti rivoluzionari del 1848 e poi rifugio per i garibaldini.
Ma “si trova in gravi condizioni di degrado ed è necessario un intervento urgente di recupero, restauro e valorizzazione” – dice Cosimo Oteri, capogruppo della Lega al Comune di Messina.
“Nonostante nel 2009 il dipartimento Opere pubbliche del Comune di Messina abbia redatto un progetto esecutivo completo di restauro e recupero, tutto è rimasto inattuato. E si rischia oggi di non accedere ad un finanziamento di ben 8 milioni di euro – prosegue – . Recentemente ci ha lasciati molto perplessi la decisione dell’amministrazione comunale di approvare un nuovo Documento di indirizzo alla progettazione (Dip) che rischia di far allungare ulteriormente i tempi, quando invece esiste già un progetto esecutivo pronto che potrebbe consentire un immediato avvio delle procedure di finanziamento e appalto. Il sindaco Basile sia chiaro sull’argomento e non metta a repentaglio un bene culturale di cosi alto valore”.
Il nome
L’abbazia è chiamata anche monastero perché storicamente è stato entrambi.
È un Monastero per l’origine e la tipologia di vita religiosa. Fu fondato intorno al 1100 dai Normanni come monastero basiliano (di rito greco-bizantino). Sorge sopra una grotta dove, secondo la tradizione, visse San Filippo d’Agira.
È un’Abbazia per il titolo e il potere che acquisì nel tempo. Sin dal Medioevo godeva di grandi privilegi e il suo superiore era un Abate, che nel XV secolo aveva persino diritto di voto al Parlamento Siciliano. Per questo, nei documenti storici e nelle cronache (come quelle del Bonfiglio nel 1606), viene spesso celebrata come “la più bella tra le abbazie di San Basilio in Sicilia”.
