La sentenza al processo "costola" di quello sulla morte dell'avvocata Stefania Gambadoro. Il ricordo all'inaugurazione dell'anno giudiziario
Messina – E’ stata assolta con formula piena la 54enne del bergamasco coinvolta “di striscio” nel caso de “l’untore” messinese, l’uomo condannato per aver contagiato Stefania Gambadoro, morta dopo una lunga sofferenza, avendo scoperto di avere l’Aids troppo tardi per curarsi poiché l’ex compagno non glielo aveva rivelato. L’avvocata è stata ricordata dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Messina Paolo Vermiglio ad apertura dell’anno giudiziario in un toccante discorso di sostegno alla sorella di Stefania, anche lei collega, che ha vinto la sua faticosa battaglia di giustizia.
Falsa testimonianza?
L’uomo è stato condannato in via definitiva. Oggi arriva invece l’assoluzione della 54enne che è stata l’ultima ex compagna del messinese e che era accusata di falsa testimonianza. Al processo principale aveva deposto dicendo di aver avuto rapporti protetti per 7 anni con l’ex compagno, senza essersi ammalata. La parte civile ha invece presentato diversi messaggi della stessa bergamasca nella quale si diceva “miracolata”.
Scagionata
Non era la sola “ombra” sulla sua deposizione; altri passaggi erano sembrati dubbi ai giudici della corte d’assise d’appello che, confermando la condanna per l’untore, avevano rinviato gli atti in Procura per valutare eventuali reati commessi dalla testimone. Così è partito il processo anche per lei, chiuso dalla giudice Crisafulli con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, come richiesto dal difensore l’avvocato Gianluca Gullotta.
Un’altra vittima
Il difensore ha fatto notare come anche la sua assistita è stata a lungo una vittima dell’uomo e che, quando ha scoperto che era sieropositivo, è stata proprio lei a consegnare i documenti medici da cui è emerso che lui sapeva di essere sieropositivo da oltre 10 anni. Il giorno in cui lei ha portato gli incartamenti ai carabinieri, l’untore è stato arrestato.
