Si scava nell'ambiente dei cacciatori e si cerca l'arma che potrebbe aver freddato Davis Pino. Le perquisizioni dei giorni scorsi
Patti – Sono ore decisive per fare chiarezza sul giallo di Montagnareale. Gli inquirenti sono alla svolta chiave per fare luce sui punti ancora oscuri, dietro la morte dei fratelli Davis e Giuseppe Pino il pensionato Antonio Gatani.
I Carabinieri lavorano alacremente insieme al procuratore capo di Patti Angelo Cavallo e la sostituta Roberta Ampolo, incrociando i dati delle analisi scientifiche effettuate dai Ris dei Carabinieri sui sugli indizi raccolti nel bosco – i militari sono tornati a più riprese a Montagnareale in questi giorni, anche ieri, in cerca di tracce e per confrontare quanto analizzato quel 28 gennaio scorso con gli elementi raccolti successivamente – con quello che è emerso dagli altri accertamenti.
Nei giorni scorsi i militari hanno anche effettuato perquisizioni a tappeto, alla ricerca di quella che potrebbe essere l’altra arma che ha sparato, quella mattina in cui sono morti i fratelli di San Pier Niceto e l’82enne di Librizzi.
Il cerchio si restringe nell’ambiente dei cacciatori che frequentavano abitualmente quei boschi e che spesso entravano in contrasto proprio per il “territorio” in cui praticare la caccia ai cinghiali. Sotto i riflettori c’è anche l’amico di Gatani, ascoltato dagli investigatori lo stesso giorno del ritrovamento, che ha ammesso di essere uscito con lui, quella mattina. Non è l’unico testimone sotto torchio e forse non è il principale indiziato, ma soltanto negli sviluppi dell’inchiesta il suo ruolo sarà chiarito.
Se l’autopsia ha fissato alcuni punti fermi – i fratelli Pino sono stati freddati dalla stessa arma, le tre vittime sono state colpite frontalmente, Gatani è stato colpito anche al fianco – sarà la perizia dattiloscopica a stabilire se ci sono altre impronte sui fucili trovati sul bosco o se una delle armi che ha sparato non è tra quelle trovate vicino ai cadaveri delle tre vittime.
