Contro la Reggina si vede subito la mano del tecnico, partita senza cali mentali e soprattutto cambi mirati per non stravolgere l'undici iniziale
MESSINA – Il primo Messina di Vincenzo Feola ha strappato un punto alla Reggina. Non era per nulla scontato dopo l’imbarcata contro l’Enna in casa della giornata precedente e soprattutto fino a due minuti dal novantesimo i biancoscudati vincevano allo stadio “Oreste Granillo”. La vittoria del Messina avrebbe interrotto una striscia di undici risultati utili consecutivi degli amaranto, insomma si è sfiorata davvero un’impresa.
Gli ingredienti per raggiungere questo ottimo risultato sono certamente da ricercarsi nelle motivazioni che hanno spinto il gruppo a dare il massimo in campo contro gli storici rivali, una certa dose anche di cattiveria che non guasta mai. In campo infatti in più occasioni gli animi si sono accesi e il gruppo si è ritrovato spesso anche a fare scudo ad un solo giocatore in quel momento preso di mira. Nelle ultime uscite invece il Messina sembrava troppo molle e lo si vedeva dai contrasti persi e la poca comunicazione tra loro.
Le mosse di Feola
Indubbiamente in questo mix ci deve essere stata la mano del nuovo tecnico Vincenzo Feola, il quale arrivato da pochi giorni ha subito provato a dare identità alla squadra e ha disegnato per la sfida del “Granillo” un modulo equilibrato che tenesse conto della solidità difensiva, quindi una difesa a tre, ma anche un assetto diverso per provare ad essere più propositivi davanti. I compiti possiamo dire sono stati svolti egregiamente e la squadra oltre ad averne beneficiato non si è mai messa nella condizione di dover inseguire o avere dei dubbi.
Tatticamente mister Feola non ha sbagliato mosse e qui forse si vede la sua esperienza da allenatore. Messa una squadra in campo ha operato solo tre cambi: Werner per l’ammonito Bosia all’intervallo, in quel momento il Messina aveva due terzi dei difensori centrali ammoniti; Roseti per un esausto Tedesco, che ha fatto a sportellate sin dai primi minuti; infine Zerbo per Oliviero, un po’ per dare riposo all’esterno e dall’altra parte per mettere un po’ di esperienza, lucidità e tecnica nel finale per gestire il pallone. Lo schieramento non è stato toccato, non si è rinunciato agli attaccanti e ognuno in campo sapeva esattamente cosa fare e si sentiva a suo agio.
I singoli più in evidenza
Alla vigilia l’allenatore aveva parlato proprio di Giardino, l’under tra i pali che ti dà la possibilità di cambiare più facilmente in mezzo al campo. Alla fine come detto i cambi non sono stati neanche usati tutti e non c’è stata la necessità di cambiare. Però il giovane portiere del Messina ha fatto la differenza con i guantoni rivelandosi decisivo nel recupero con la parata su Palumbo e non per dare opzioni più facili al mister durante i cambi. Prestazione per lui nettamente superiore rispetto a quella di sette giorni fa.
Altro elemento che sembra stia diventando imprenscindibile per il Messina è l’attaccante Tedesco. Oltre ai gol, tre consecutivi nelle ultime tre giornate, della punta biancoscudata va sottolineato l’atteggiamento con il quale è entrato in campo contro l’Enna, procurandosi il rigore e provando ad accendere la sua squadra, e come a Reggio Calabria, al di là del gol da rapace d’area di rigore, ha sin dai primi minuti accettato di prenderle ma subito ha preso a darle con e dai difensori avversari.
Terzo elemento che va detto era mancato sia a Romano, nelle sue ultime partite, sia a Parisi che l’ha usato davvero poco, è Toure. L’attaccante francese schierato dal primo minuto e per tutta la partita sulla fascia sinistra ha provato più volte l’accelerazione e con i compagni di reparto arrivati dal mercato, in un modulo dove lui non funge da riferimento centrale offensivo, può essere più pericoloso.
Immagine in evidenza di Francesco Saya,
dalla pagina Facebook Acr Messina
