Dallo spettro del dissesto al risanamento finanziario: "La base di quanto fatto"

Dallo spettro del dissesto al risanamento finanziario: “La base di quanto fatto”

Giuseppe Fontana

Dallo spettro del dissesto al risanamento finanziario: “La base di quanto fatto”

lunedì 16 Febbraio 2026 - 13:00

Basile, De Luca, Cicala e Puccio hanno ripercorso gli ultimi 8 anni, dai piani di riequilibrio rimodulati al Salva Messina: "I numeri sono incontestabili"

MESSINA – È stato il risanamento finanziario l’argomento della conferenza stampa settimanale di Sud chiama Nord, in cui è stato anche annunciato Gabriele Arcovito come new entry. Una conferenza durante la quale il sindaco Basile ha voluto ricordare con un applauso Nino Bellinghieri, storico cameraman messinese scomparso sabato scorso. Gli argomenti sono stati tanti. Partendo da Tari e Imu, si è passati all’aumento delle capacità di riscossione dell’ente. Passando poi per la digitalizzazione e soprattutto concludendo con il Piano di riequilibrio.

Basile: “Tutto ciò che abbiamo fatto passa da questo”

Il sindaco Federico Basile ha voluto ripercorrere quanto fatto su un tema cruciale, legato al dissesto, allo “squilibrio” finanziario e alle norme. Ha spiegato che “tutto ciò che abbiamo discusso in queste settimane passa da questo. Se oggi non ci fossero state le nostre manovre di risanamento finanziario non avremmo potuto fare niente. Tutto è partito con il commissario Croce nel 2013. Il Piano di riequilibrio è stato approvato nel 2014, poi rimodulato più volte fino alla sterzata del 2018. Abbiamo avuto masse debitorie che ballavano fino al nostro intervento. Nell’agosto 2023 la Corte dei conti ha approvato il nostro piano di riequilibrio. Messina ha cercato certezze. Possono sembrare numeri freddi che non dicono niente, ma sono la base su cui si è costruito tutto”.

Poi ha parlato delle società partecipate e di quei debiti “espunti perché non era obbligo del Comune caricarli. Il Comune si è ritrovato per diversi anni a vivere in condizioni non adatte a causa di quella mala gestio che abbiamo ereditato negli anni. Per tanti anni l’ente ha sopportato un carico che poi soltanto nel 2018 è stato preso per essere risolto. Ora abbiamo un residuo di 7 milioni e 200 mila euro di debito con circa 700 creditori rimasti. Questo è il primo punto di tutto questo percorso”.

Cicala: “Siamo partiti da verifiche e contribuenti fantasma”

Al fianco di Basile l’assessore Roberto Cicala e il direttore generale Salvo Puccio. Il primo ha ribadito alcuni elementi riguardanti “tributi, riscossione e recupero evasione. Abbiamo agito sui contribuenti fantasma e sulle superfici dichiarate in modo infedeli. Prima venivano perseguiti gli utenti iscritti nelle banche dati e che non pagavano. Noi abbiamo voluto organizzare la macchina, che non aveva banche dati complete né programmi adatti. Con il Salva Messina l’allora sindaco De Luca ha chiesto di avere un software unico per la gestione. Da lì siamo passati alle verifiche, al riaccertamento di tutte le superfici tassate. Dopo questi anni siamo riusciti nel 2024 ad abbassare la Tari di oltre il 33%. In contemporanea abbiamo verificato per l’Imu”.

Cicala ha parlato di svolta nell’attività di accertamento, grazie anche alla raccolta differenziata porta a porta che “ha fatto emergere un numero enorme di contribuenti”. Tra i dati, ad esempio, l’assessore ha mostrato che gli accertamenti complessivi sono passati da 33,02 milioni del quinquennio 2013-2017 (complessivi di Imu e Tari) ai 108,35 del triennio di Basile 2023-2025. E sul pagamento della Tari è stata mostrata una slide di riepilogo con le città italiane, con Messina oggi leggermente sotto a livello di tariffa media. Contestualmente la città “ha migliorato la sua capacità di riscossione della Tari stessa”.

Risanamento finanziario e digitalizzazione

Cicala ha poi spiegato che “se paghiamo di più e meglio cosa succede? Che la Tari si abbassa e anche nel 2026 calerà di qualche euro. L’abbassamento rispetto al 2022 e al 2023 è stato del 35%”. E che “la bravura dell’ente è stata far aumentare l’incasso residuo”. La capacità di riscossione aumentata porta all’obiettivo “dei 100 milioni di incasso”. Nel 2024 e bel 2025 è stato di 92,2 e 92,5 milioni. Cicala ha poi concluso elogiando il “nuovo” Ced (il Centro elaborazione dati, ndr) e un processo di digitalizzazione che ha aiutato “non poco” l’intero processo.

Anche il direttore generale Puccio ha parlato di “scommessa vinta e senza usare le casse comunali, ma grazie alla programmazione PN Metro Plus. Si sta andando avanti. Non abbiamo comprato computer ma conoscenze. È stata questa la nostra visione, che ha portato ai servizi ai cittadini. Sulla digitalizzazione siamo passati dal 91esimo al 14esimo posto in Italia. Sono scelte politiche alla base di tutto questo”. Poi i progetti, da Poseidon che usa l’intelligenza artificiale a M@gis, con oltre mille telecamere in tutta la città. Puccio ha anche citato i portali per le multe, i servizi PagoPA, i nuovi siti: “Messina è top a livello italiano e non potrà più tornare indietro”.

De Luca: “Non ci facciamo distrarre da chi fa caciara”

Infine Cateno De Luca. Il leader di Sud chiama Nord, ex sindaco di Messina, si è soffermato su “altri aspetti. Ricordo la fase del Salva Messina. Sappiamo bene quale cerino in mano ci siamo presi. Un chiarimento è fondamentale, perché vi sono stati mostrati gli importi ballerini del Piano di riequilibrio iniziale. Cinque versioni dal 2013 al 2018. Venivano modificate ogni anno con un aumento della massa debitoria. Già questo è importante. I debiti dal 1980 hanno nomi e cognomi, piaccia o meno. Nel 2022 abbiamo fatto questa banca dati per consegnare ai posteri non la mia storia ma la storia di questa città, attraverso dati. La vera lettura politica di una realtà la si ha attraverso i bilanci”.

Poi ha proseguito la sua analisi e attaccato le altre compagini politiche: “Oggi mia madre mi ha dato una stampellata, perché mi ha detto che non devo mettermi con chi fa caciara. Non ci dobbiamo fare distrarre dai video di chi fa caciara. La storia sono i numeri. Questa amministrazione, come la mia e come tutti i sindaci che chiamo ‘miei’, ha aumentato la qualità del dibattito politico. Ogni anno abbiamo dato sempre conto di ciò che abbiamo fatto, a differenza di tanti altri”.

La strategia dei debiti del 2022: “Ereditati schifosi bancomat”

E ancora: “Molto candidamente dissi, prima di andare via da questo palazzo, che bisognava tenere conto del quadro generale e per questo abbiamo deciso di tenere conto di tutte le partecipate. Abbiamo ereditato schifosi bancomat che hanno portato la città al fallimento. Li ho chiusi. C’è qualcuno che può dire che le partecipate di oggi siano le stesse di ieri? Prendiamole e paragoniamole. De Luca ha messo in campo aziende produttive che oggi sono l’orgoglio di Messina. Nel 2022 ho aggiunto tutto ciò che secondo normativa era dubbio se aggiungere o meno. Questo perché dovevo dire ai creditori di scendere a miti consigli o avrei acceso la miccia del dissesto. Tanti pensatori ci pressavano per dichiarare il dissesto e invece ora la città si è salvata. Nella strategia dei debiti per 552 milioni ci sono tutte le partecipate. I debiti concreti censiti da me sono stati di 382 milioni, con 170 milioni di impegni tecnici. Ci abbiamo messo 4 mesi per rimodulare il piano. Solo un pazzo come me poteva prendersi questa responsabilità di aprire un fronte in un mare in tempesta. Ma non potevamo consentire che certi creditori avrebbero ottenuto il triplo, grazie agli interessi. Ho proposto loro di accettare il 50% oppure avrei dichiarato il dissesto e se la sarebbero vista con tutto il resto, visto che bisognava poi trovare le risorse e come minimo aspettare 5 anni. Avrei voluto vedere come fare le assunzioni, le stabilizzazioni e tutto il resto. Il Salva Messina è stato risanamento e sviluppo”.

De Luca: “Oggi 10 milioni e mezzo di debiti”

E ancora i numeri: “Siamo partiti da questi 552 milioni e siamo arrivati al famoso caso delle dimissioni revocate da me per andare all’udienza alla Corte dei conti. Ho spiegato la strategia in oltre 3 ore di relazione in cui ho presentato il vero piano di riequilibrio, quello da 95 milioni censiti di debiti e non da 382 milioni. Perché a fine 2021 la Corte dei conti ci ha dato il responso sulle coperture finanziarie alle partecipate. Ci hanno chiesto perché lo avessimo fatto con aziende che non presentavano bilanci dal 2003”. Ha citato Atm azienda speciale, Ato3, Messina Ambiente. “Non li potevamo mettere perché questo cozzava con il divieto di soccorso finanziario. Da 382 a 95 come abbiamo fatto? Abbiamo tolto 143 milioni tra queste tre aziende. E gli altri 145? Ho abbattuto questo debito dal 2019 in soli 3 anni e col Covid incluso. Questi sono numeri mai smentiti. È da qui che è partito Basile, da 95 milioni e dai 143 sospesi. E come si sta lasciando la situazione oggi? Di quei numeri lasciati restano 10.668.000,00. Quindi significa che ogni anno abbiamo pagato o abbattuto in media circa 20-25 milioni, cioè 85 milioni. Il tema è: lo sapete cosa significa togliere questi soldi ogni anno?”.

Basile e De Luca: “Abbiamo le spalle larghe”

E Basile: “Significa che abbiamo dovuto destinare somme a debiti e non a servizi, che comunque sono stati di qualità. Ma dobbiamo fare di più senza dubbio. E non dimentichiamoci le rateizzazioni precedenti al mio mandato”. De Luca ha quindi parlato di “miracolo”. Perché “Messina è stata capace di non morire sotto debiti e crediti. Questi sono i numeri di De Luca, Basile e Cicala. Queste sono le strategie messe in piedi dall’assessore e dalle nostre intuizioni politiche. Si merita l’applauso. I debiti sospesi? Questa massa si è ridotta del 50%, grazie ai crediti e ai pagamenti delle scoperture di Atm. Ora stiamo chiudendo accordi importanti per Messina Ambiente mentre per Ato3 la situazione è chiara: quanto cuba tutto? 70 milioni. Una partita chiusa dagli accantonamenti. Mentre per Atm aspettiamo che qualcuno affronti la cosa e ci dica quanto bisogna pagare. Vi ricordo che non succede tutto a ca… Concludo dicendovi che se abbiamo potuto fare sviluppo è stato perché con la riscossione abbiamo incassato il triplo del previsto. Oggi abbiamo 10 milioni di debiti di lettera A e lettera E e 75 milioni di quelli sospesi che prima erano di 150. Nessuno si può più permettere di dire che ci sarebbe questa bomba finanziaria. Una volta dicono che sarà una di queste aziende e una volta l’altra a far fallire l’ente: ma i numeri sono incontestabili. Abbiamo le spalle larghe per poter affrontare anche questa merda proveniente dal passato”.

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