Dal caso Cuffaro all'inchiesta Iacolino, senza anticorpi di etica pubblica rimane il disastro. La Torre, Impastato e Mattarella: tre modelli per ripartire
di Marco Olivieri
SICILIA – La nuova tempesta giudiziaria sulla Regione siciliana. Dal caso Cuffaro all’inchiesta Iacolino il tema è quello della responsabilità della politica. I magistrati faranno le loro valutazioni e le indagini seguiranno il loro corso secondo i criteri dello Stato di diritto. Ma possiamo dire che esistano anticorpi politici e di etica pubblica adeguati rispetto alle infiltrazioni della corruzione e della mafia nella pubblica amministrazione e nell’apparato regionale? Le investigazioni dimostrano che la politica arriva sempre in ritardo. E il governo regionale Schifani sembra puntare più a restare a galla che a decidere cosa fare da “grande”: se fare tabula rasa con il passato o soccombere.
Ecco alcuni titoli di precedenti editoriali: La sanità in Sicilia e la politica come l’orchestrina del Titanic, La Giunta Schifani, Cuffaro e la sanità in Sicilia: anatomia di una caduta di credibilità, La sanità in Sicilia e il nuovo caso Cuffaro: una classe politica da mandare a casa, Il nuovo scandalo della sanità in Sicilia e il pasticcio politico del Ccpm. Ovvero, su un tema centrale come quello della sanità pubblica, tra ritardi e gravi disservizi, lottizzazioni, scambi di favore, indagini su intrecci di politici e manager con poteri criminali, esiste una possibilità di una svolta?
In Sicilia non si è creata una sana alternanza e il centrodestra si è fatto Stato
In Sicilia non si è mai creata una sana alternanza democratica, con episodi emblematici come quello di Portella della Ginestra. Prima la Democrazia cristiana e poi il centrodestra si sono fatti “Stato”, non facendo da scudo a una commistione di clientele e di burocrazia aperta a infiltrazioni mafiose e criminali. Una sana alternanza potrebbe favorire una migliore selezione della classe dirigente sia di centrodestra, sia di centrosinistra. Servirebbe una ripresa dei partiti, oggi comitati elettorali, e l’alternativa progressista dovrebbe superare i suoi cronici ritardi per davvero essere in antitesi all’attuale sistema di potere. Le poche esperienze di centrosinistra al governo della Regione non hanno rappresentato, invece, una reale alternativa.
Tre modelli politici per ripartire: da La Torre e Mattarella a Impastato
La sinistra e l’ala progressista dovrebbero studiare e prendere a modello, con necessari adeguamenti ai tempi, tre esperienze e tradizioni significative. Partiamo da quella dei dirigenti della Cgil, del Partito comunista italiano e del Partito socialista che, nel secondo dopoguerra, si sono battuti contro la mafia. E Pio La Torre ha trasformato quella lotta in un progetto politico. Altro modello: il cattolicesimo progressista di Piersanti Mattarella e il suo sforzo di modernizzare la Regione siciliana per liberarla dalle incrostazioni mafiose. E infine la sinistra radicale (non parolaia) incarnata da Peppino Impastato e tanti altri compagni alla fine degli anni Settanta. Un movimento seguito dalle analisi sulla borghesia mafiosa da parte del Centro studi di documentazione guidato da Umberto Santino e Anna Puglisi.
Un progetto sociale e politico in alternativa al quotidiano tirare a campare
Urge dunque un progetto sociale e politico all’altezza della drammaticità dei tempi. Un progetto capace di tenere insieme giustizia sociale, legalità e sviluppo economico reale. Non è facile ma non esiste altra scelta. Altrimenti, rimane questo orrendo e mortifero tirare a campare.

mandateli a casa questi incompetenti
Serve il NO al referendum in primis.
Bisogna smetterla di dare questi posti di direzione a chiunque, solo perché vicini al politico di turno. Non stiamo parlando di aziende private da gestire a proprio piacimento. Sono posti pubblici che gestiscono soldi pubblici per servizi pubblici e ci vogliono capacità dimostrabili. Bisogna entrare in questi posti per concorso e farli vincere a chi ha i contro ⚽🏀 e una preparazione adatta