Ispezioni nelle case di cura: a Messina abusi e anziani chiusi a chiave dietro un catenaccio

Ispezioni nelle case di cura: a Messina abusi e anziani chiusi a chiave dietro un catenaccio

Redazione

Ispezioni nelle case di cura: a Messina abusi e anziani chiusi a chiave dietro un catenaccio

mercoledì 11 Marzo 2026 - 13:20

Il direttore regionale dell'Inps, Sergio Saltalamacchia, parla di "intollerabili abusi"

Un quadro di irregolarità “quasi generalizzata” quello che emerge dai dati sull’attività ispettiva del 2025, presentati dal direttore regionale dell’Inps, Sergio Saltalamacchia. Come riportato dall’agenzia Ansa, i controlli condotti insieme ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, alla Guardia di Finanza e alle Asp nelle case di cura per anziani hanno portato alla luce scenari inquietanti, con un focus particolarmente critico sulla città di Messina.

L’orrore in una struttura messinese

L’episodio più grave denunciato dal direttore regionale riguarda proprio il Comune di Messina. Durante un accesso ispettivo in una Rsa (Residenza sanitaria assistita), i militari della Finanza hanno scoperto una situazione di totale degrado e abuso: una ventina di anziani ospiti sono stati ritrovati rinchiusi in un appartamento limitrofo alla sede principale. I pazienti erano segregati dietro una porta serrata con un catenaccio, che è stato aperto solo grazie all’intervento immediato delle fiamme gialle. “Sono stati portati alla luce intollerabili abusi ai danni degli anziani ospiti”, ha segnalato Saltalamacchia durante la presentazione dei dati.

I numeri dello sfruttamento

L’indagine, che ha riguardato l’intero territorio regionale (pur concentrandosi sulle criticità locali), parla di un sistema di sfruttamento ben radicato: 59 lavoratori irregolari individuati; 13 rapporti di lavoro completamente disconosciuti o riqualificati; 28 verbali di contestazione su 29 accertamenti totali; 2,6 milioni di euro di contributi e sanzioni addebitati.

Caporalato e finto volontariato

Oltre agli abusi sugli ospiti, l’Inps ha riscontrato gravi violazioni contrattuali. In alcuni casi è stato contestato il reato di caporalato per via del “grave sfruttamento a danno dei lavoratori”.

È emerso inoltre il fenomeno del “lavoro nero dissimulato sotto forma di volontariato”: molti operatori risultavano formalmente volontari solo per non perdere i requisiti di reddito necessari a ottenere l’Assegno di inclusione (Adi), pur svolgendo turni di lavoro massacranti e senza tutele.

Un commento

  1. pietro giglio 11 Marzo 2026 14:27

    vergogna infinita, e tutta sta gente è attaccata ai rubinetti della sanità regionale, indagate bene perchè è tutto davvero intollerabile. è necessario risalire ai personaggi che stanno dietro

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