Il sostituto procuratore Giuseppe Verzera ha aperto un'inchiesta per scovare i fiancheggiatori del padrino calabrese
Anche la DDA di Messina indaga sulla latitanza del boss della ‘ndrangheta Paolo Rosario De Stefano, arrestato ieri a S.Alessio Siculo. Il sostituto procuratore, Giuseppe Verzera ha aperto un fascicolo contro ignoti per scovare i fiancheggiatori del boss che ormai da quattro anni aveva fatto perdere le proprie tracce.
De Stefano è stato catturato ieri notte nella villetta in riva al mare in cui si nascondeva con la moglie e le tre figlie. Già da alcuni giorni gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria avevano individuato il nascondiglio. C’erano arrivati pedinando la moglie che il 7 agosto aveva lasciato Reggio con le tre figlie per raggiungere il marito. A S.Alessio il boss si sentiva sicuro e non prendeva molte precauzioni. Circolava con uno scooter, andava ogni giorno a mare ed esibiva una carta d’identità falsa. Ora il sostituto Verzera ha già disposto il sequestro della villa di via Pescatori, al quale gli agenti del Commissariato di Taormina hanno apposto i sigilli, e dello scooter. Il magistrato vuole risalire a quanti hanno favorito la latitanza siciliana di De Stefano. Innanzitutto vuole scoprire chi ha consentito al boss di affittare la villa al mare. Il proprietario sarebbe estraneo alla vicenda, nel senso che non sapeva di avere affittato la casa ad un ricercato. Quindi qualcuno ha fatto da tramite. Forse la stessa persona che ha procurato a De Stefano lo scooter che risulta intestato ad una persona sconosciuta. Gli inquirenti sono comunque convinti che ad aiutare Paolo Rosario De Stefano non siano stati solo esponenti della ‘ndrangheta calabresi ma anche “amici” siciliani che gli avrebbero spianato nei mesi della latitanza.
