L'assessora regionale pronta a fare un passo indietro dopo il rinvio a giudizio se glielo chiederà il suo partito in Sicilia
SICILIA – Dopo il rinvio a giudizio, con l’accusa di corruzione, l’opposizione ha invocato le dimissioni dell’assessora regionale Elvira Amata. Ora l’esponente messinese di Fratelli d’Italia, in un’intervista al Tgr, rilanciata da “La Sicilia”, annuncia di rimettere il proprio mandato al suo partito: “Un rinvio a giudizio non equivale a una condanna ma ci sarà un processo durante il quale avrò l’opportunità di chiarire la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Non appena ho ricevuto la notizia, ho immediatamente informato il partito e rimesso a Fratelli d’Italia il mio mandato di assessora”.
In generale, si attende il rimpasto nella Giunta Schifani e c’è chi percepisce aria di elezioni anticipate. Il quadro è in evoluzione.
Il caso Amata e il processo dal mese di settembre
Amata, assistita dall’avvocato Sebastiano Campanella, si difenderà davanti ai magistrati del Tribunale di Palermo a partire dal prossimo 7 settembre. Lo ha deciso il Giudice per l’udienza preliminare palermitato Walter Turturici. L’imprenditrice Marcella Cannariato, titolare della A&C Broker, ha invece scelto invece di essere giudicata col rito abbreviato e per lei il Gup ha disposto la condanna a 2 anni e mezzo.
L’assessora al Turismo della Regione siciliana si è sempre detta serena rispetto all’approfondimento della magistratura palermitana. Al centro dell’indagine l’assunzione del nipote Tommaso Paolucci presso la società di Marcella Cannariato, che avrebbe anche pagato spese di alloggio a Palermo per circa cinquemila euro. L’assessora avrebbe poi riconosciuto alla A&C Broker il finanziamento per una manifestazione, “Donna, economia e potere”, promossa dalla Fondazione Belisario, di cui Cannariato era rappresentante regionale. Trentamila euro l’ammontare del finanziamento, stanziato con decreto assessoriale n. 2598 del 25 ottobre 2023.
Da Galvagno a Amata la necessità di un passo indietro sul piano della responsabilità politica
Elvira Amata ha ragione quando sottolinea l’importanza della presunzione d’innocenza. Ma, come abbiamo scritto in occasione del caso giudiziario che ha coinvolto il presidente dell’Ars Galvagno, la responsabilità politica impone un passo indietro. Una volta dimostrata l’estraneità ai fatti, il politico così potrà tornare a svolgere la funzione con maggiore credibilità e serenità.
In più, occorre far sì che le classi dirigenti si tengano al riparo, nei comportamenti quotidiani, da qualsiasi ombra nel segno della discrezionalità. La politica deve dimostrare di essere affidabile e non solo in Sicilia. Una strada decisamente in salita, osservando la cronaca quotidiana.
