La pista sul movente. In attesa degli interrogatori si chiariscono i retroscena della morte di Giuseppe Florio
I soldi spariti, il rapporto “particolare”. Ci sono parecchi retroscena dietro il delitto di Taormina, dove è stato ucciso il 66enne Giuseppe Florio. Particolari che i carabinieri mettono in fila, col passare delle ore, man mano che le indagini proseguono e fanno luce sull’omicidio.
Chi sono i tre fermati
Pochi dubbi per gli inquirenti che ad agire siano stati la 50enne Giuseppa Carmela Branchino, di Taormina, e il compagno 39enne Gaetano Urfalino, originario di Palagonia e già noto alle forze dell’ordine. Contro di loro ci sono le registrazioni della videosorveglianza, immagini schiaccianti che li immortalano a portare fuori casa un pesante involucro e caricarlo in auto. I tracciati restituiscono i loro movimenti, collegandoli a Mitogio, frazione di Castiglione di Sicilia dove domenica scorsa è stato ritrovato il cadavere dell’ex lavapiatti. Il corpo coperto di tagli era avvolto in un lenzuolo, chiuso in un sacco trovato sotto una coperta, nel verde ai margini della strada provinciale 81.
L’interrogatorio chiave
Un tassello in più, sperano gli investigatori, arriverà dal confronto tra il giudice per le indagini preliminari e la coppia, che dovrà essere interrogata per la convalida del fermo. Decideranno di parlare, confessando, o i legali hanno un’altra strategia? In carcere, in attesa della decisione del giudice, c’è al momento anche l’amica Stefania Bergamasco, 53 anni, originaria del Milanese, sospettata di occultamento di cadavere e al momento non indiziata di concorso in omicidio. Sarà lei la chiave di volta dell’inchiesta? I tre sono difesi dagli avvocati Andrea Caristi, Michele Costanzo ed Eleonora Caruso, che li affiancheranno al faccia a faccia col Gip di Messina.
Il movente del delitto
Intanto una prima pista sul movente c’è. E parte dall’incontro di Florio con la cinquantenne, in casa di lei, a Trappitello. Un rapporto consolidato, quello dei due, ma forse quel giorno è sorto un contrasto dovuto a dei prelievi anomali che Florio avrebbe scoperto sul proprio conto. Gli ammanchi avrebbero generato uno scontro e l’aggressione da parte della coppia, che avrebbe colpito con forza l’uomo in testa con un oggetto pesante, forse un martello, e all’addome con una lama. Forse non progettavano di ucciderlo, ipotizzano gli investigatori, perciò quel “goffo” tentativo di sbarazzarsi del corpo, con la complicità dell’amica loro ospite. Il tentativo di depistare le indagini però era lucido, come testimonierebbe l’intento di coprire altre prove che conducevano a loro, ovvero la Fiat Panda della vittima, data alle fiamme e ritrovata a Trappitello.
Le indagini e l’autopsia
Gli accertamenti dei Carabinieri di Messina e Taormina sono coordinati da due procure: quella di Messina guidata dal procuratore AntonioD’Amato che ha affidato il caso alla sostituta Roberta La Speme, e quella di Catania guidata dal procuratore Francesco Curcio affiancato dalla sostituta Cristina Rapisarda. E’ a Catania che sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Florio, sequestrata e trasferita all’obitorio catanese dopo i rilievi sul posto dei Ris e il primo esame del medico legale.
