Gli "Amici delle Sabbie Nere" sollecitano nuovi enti. Al centro della denuncia l'erosione che minaccia il sito Unesco
Il fronte per la salvaguardia della Baia delle Sabbie Nere si allarga. Il Comitato guidato dall’ingegner Sergio D’Andrea, dopo aver segnalato lo stato di emergenza in cui versa l’arenile, ha deciso di rivolgersi ai dipartimenti della Regione Siciliana per sollecitare interventi non più rimandabili. La preoccupazione principale riguarda la “continua e costante erosione” che sta facendo scomparire uno dei luoghi più iconici dell’arcipelago eoliano.
Una baia spezzata dall’erosione costiera
Le condizioni della spiaggia sono peggiorate drasticamente negli ultimi mesi. Secondo i rilievi dei promotori, il mare ha diviso l’arenile in due tronconi, separati da circa venti metri di acqua. Questo fenomeno ha portato la battigia a ridosso dei muri di cinta di abitazioni private e di complessi alberghieri come l’Eolian Hotel.
Oltre alla perdita di suolo, si registrano criticità strutturali: nel moletto vicino al Mari del Sud, il crollo di un muro di contenimento ha lasciato detriti sulla battigia, rendendo rischioso il passaggio per bambini, anziani e disabili; inoltre l’azione del mare minaccia la stabilità di via Favaloro, dove si sarebbero creati vuoti sotto il manto stradale.
Sicurezza e protezione civile
Uno dei punti più delicati sollevati dal Comitato riguarda il Molo di Ponente, infrastruttura inserita nel Piano Nazionale di Protezione Civile per l’evacuazione in caso di rischio vulcanico. Il pontile risulta attualmente danneggiato e inutilizzabile a causa del cedimento delle griglie di sfogo. Senza un ripristino immediato, l’area di emergenza rimarrebbe isolata e irraggiungibile via terra.
Le proposte: ripascimento e fondi Pnrr
Il Comitato ritiene insufficienti le operazioni di ordinaria manutenzione dell’arenile e chiede una strategia più incisiva. La proposta principale riguarda un intervento di ripascimento immediato, prelevando sabbia dai fondali per ricostituire la linea di costa prima che i danni diventino irreversibili.
Gli attivisti chiedono inoltre massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse economiche disponibili, incluse quelle derivanti dalla tassa di sbarco e dai fondi del Pnrr, affinché vengano destinate prioritariamente alla tutela del sito Unesco e alla messa in sicurezza dell’isola.






