La storica e critica d'arte Mariateresa Zagone interviene sul dibattito."Occorre mettere al centro la competenza"
Da Mariateresa Zagone, critica d’arte, storica dell’arte e curatrice di mostre, riceviamo e pubblichiamo.
Il dibattito recente sulla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Messina continua a essere attraversato da una pericolosa ambiguità di fondo: la confusione sistematica tra gestione del patrimonio storico-artistico e progettazione curatoriale contemporanea. In questo quadro, il ricorso a formule come “ritorno agli antichi splendori” non è soltanto una semplificazione comunicativa. È un sintomo preciso: l’incapacità di nominare ciò che la Gamm non è mai realmente diventata, e cioè un museo del contemporaneo strutturato secondo criteri scientifici, curatoriali e internazionalmente riconoscibili.
Il problema non è linguistico, ma epistemologico. Parlare di “ritorno” implica l’esistenza di una stagione compiuta, riconoscibile e storicizzata del contemporaneo istituzionale a Messina. Ma questa narrazione non regge a un’analisi anche solo minima, la storia della Gamm è stata infatti una successione discontinua di tentativi, sempre privi di una visione curatoriale organica e di una reale apertura ai linguaggi della ricerca artistica contemporanea.
“Bisogna mettere al centro le competenze per cambiare il destino della Gamm”
In questo contesto, la costruzione del discorso istituzionale appare frequentemente affidata a figure la cui formazione e produzione scientifica si colloca in ambiti della storia dell’arte non direttamente connessi alle pratiche, alle metodologie e alle reti del contemporaneo. Non si tratta di mettere in discussione competenze disciplinari in sé, ma di evidenziare un problema di traslazione. Il contemporaneo non è una semplice estensione cronologica della storia dell’arte ma un campo autonomo che richiede strumenti critici aggiornati, familiarità con le pratiche artistiche attuali e una conoscenza diretta delle dinamiche curatoriali internazionali.
La conseguenza di questa sovrapposizione impropria è la produzione di un linguaggio spesso celebrativo, in cui la descrizione sostituisce l’analisi e la legittimazione istituzionale prende il posto della progettualità culturale.
È su questo terreno che si inserisce anche la mia posizione. In qualità di esperta storica, critica d’arte e curatrice, nominata all’interno dell’assessorato alla Cultura del Comune di Messina tra luglio 2017 e giugno 2018 (assessore Federico Alagna), ho partecipato a un tentativo concreto di ridefinizione della Gamm come polo di cultura contemporanea, attraverso l’elaborazione di strumenti di governance museale basati su criteri di selezione pubblica delle competenze, istituzione di un comitato scientifico e apertura a pratiche curatoriali aggiornate. Quel progetto, sviluppato all’interno di un contesto amministrativo preciso e in dialogo con figure competenti nazionali, si collocava esattamente nella direzione di una trasformazione dell’istituzione da contenitore patrimoniale a spazio di produzione critica contemporanea.
La successiva interruzione di quel percorso non è un dato personale, ma un elemento che contribuisce a chiarire la natura strutturale del problema e cioè la difficoltà di consolidare, nel tempo, una visione del museo che non sia puramente conservativa o autoreferenziale. In assenza di questo passaggio, la Gamm continua a oscillare tra la gestione del patrimonio e la retorica della valorizzazione, senza riuscire a definire una propria identità contemporanea coerente.
Ed è proprio in questo vuoto progettuale che si inserisce la ripetizione di formule nostalgiche come “antichi splendori”, che sostituiscono il lavoro critico necessario con un’immagine idealizzata del passato.
“Bisogna dare priorità alla costruzione di un presente culturale che la Gamm non ha mai affrontato”
La questione, tuttavia, non è personale ma sistemica. Riguarda la capacità — o l’incapacità — di distinguere tra la storia dell’arte come disciplina storica e la curatela contemporanea come pratica autonoma, con proprie metodologie, proprie reti e propri criteri di legittimazione.
La marginalità del contemporaneo in molti contesti periferici italiani nasce precisamente da questa confusione ove la sovrapposizione tra ruoli, competenze e linguaggi produce un sistema in cui la legittimazione non deriva dalla pratica critica, ma dalla prossimità istituzionale. È contro questa ambiguità che qualsiasi discorso serio sulla Gamm dovrebbe oggi misurarsi.
Non con la nostalgia di un passato mai compiutamente realizzato, ma con la costruzione di un presente culturale che questa istituzione non ha ancora avuto il coraggio di affrontare.
Mariateresa Zagone (nella foto)
