La denuncia del responsabile Trasporti di Noi Moderati Calabria. "L'attuale continuità territoriale non garantisce le legittime aspettative dell'utenza"
Pochi giorni fa avevamo raccontato l’odissea di alcuni messinesi arrivati in treno a Villa San Giovanni e rientrati in città solo dopo lunghe attese. Ora torna a sollevare il caso Domenico D’Agostino, responsabile del Dipartimento regionale Trasporti e Grandi Opere di Noi Moderati Calabria, che richiama l’attenzione sulla condizione penosa dell’attraversamento dello Stretto di Messina. L’esponente politico traccia un quadro impietoso della situazione attuale, affermando che migliaia di pendolari, ogni giorno, fanno la spola fra Messina e Reggio e viceversa, nel totale abbandono, riguardo alle loro sorti, da parte delle istituzioni.
Il dirigente di Noi Moderati non risparmia critiche alle gestioni passate e all’attuale sistema di convenzioni con i vettori marittimi. Secondo l’analisi di D’Agostino, la tanto decantata “continuità territoriale” non garantisce “i diritti e le legittime aspettative dell’utenza, bistrattata, abbandonata ed umiliata in un destino cinico e baro, fatto di attese interminabili, insufficienza di comunicazione, sgradite sorprese con improvvise sospensioni e/o soppressioni di corse”. In questo contesto, l’esponente di centrodestra rilancia la linea del partito in accordo con l’esecutivo nazionale: “La soluzione della problematica dell’attraversamento stabile dello Stretto passa dal Ponte. Nell’attesa dell’edificazione della grande opera, tuttavia, non si può che porre l’attenzione sul dramma quotidiano dei pendolari reggini e messinesi che devono soffrire, arrangiarsi, spendere tanto denaro e perdere tanto tempo solo per il tragitto casa-lavoro: tutto ciò è indegno di un Paese civile come l’Italia”.
In realtà, sia favorevoli al ponte, sia contrari, dovrebbero concentrarsi sul qui e ora e trovare soluzioni ragionevoli e strutturali per il presente. E il responsabile di Noi Moderati, come esponente di centrodestra, dovrebbe pure incalzare la propria coalizione da tempo al governo. In ogni caso, lui stesso fa una serie di proposte nell’immediato.
“Cronaca di un’odissea”
Ma torniamo alla sua testimonianza. D’Agostino racconta così la sua esperienza diretta: “Giovedì 7 maggio 2026, partito dal porto di Reggio Calabria alle 17.20 con l’aliscafo Liberty lines, al costo di 4 euro, giungevo a destinazione alle ore 17.55 e quindi in perfetto orario per prendere parte alla presentazione della lista di ‘Noi Moderati’ per il rinnovo del Consiglio comunale zancleo”.
I veri problemi sono emersi al momento del rientro verso la sponda calabrese, quando il viaggio si è trasformato in un percorso a ostacoli. Il racconto del dirigente di Noi Moderati prosegue: “Terminata la riunione attorno alle 20, da buon pendolare arrivavo a piedi al porto storico di Messina, dove venivo travolto dalla sorpresa che la corsa delle ore 20.30 verso Reggio di Liberty lines era stata soppressa per il forte vento di scirocco che tuttavia non era più meteorologicamente presente sullo Stretto; eppure, il vettore aveva soppresso anche la corsa successiva delle 22.30. Il malcapitato pendolare allora tentava di imbarcarsi sulla nave traghetto di stanza al porto storico, ma anche quelle corse erano state prima sospese e poi soppresse. Soluzione? Andare agli imbarchi privati della Caronte & Tourist, distanti ‘soli’ 3 chilometri. E siccome un buon politico vive tra la gente, con la gente e per la gente – impossibilitato ad avvalermi del tram che a Messina è fermo soltanto da più di un anno – decidevo di non sottrarmi alla giornata del pendolare e di recarmi a piedi agli imbarcaderi privati.”
D’Agostino descrive poi le successive tappe della serata, evidenziando la totale mancanza di collegamenti terrestri una volta sbarcato in Calabria: “La strada rettilinea e pianeggiante mi consentiva di giungere agli imbarchi alle ore 22.10 giusto in tempo per la traghettata delle ore 22.30. Ma anche qui giungeva non la gradita zattera ma la sgradita sorpresa della soppressione della corsa e della necessità di attendere la corsa successiva delle 23.20. Poco male con sole 2 ore e 20 minuti di ritardo il malcapitato pendolare sarebbe giunto a destinazione. Ed invece no! Perché? Perché il vettore Caronte copre la tratta Messina – Villa San Giovanni, quindi giunsi sì al suolo calabro alle 23.40 ma distante ben 16 chilometri dal luogo dove avevo parcheggiato la mia auto, ossia il porto di Reggio. Beh direte, ‘basta poco che ce vò?’, come avrebbe detto Giobbe Covatta, il pendolare potrebbe prendere un comodissimo treno regionale e giungere alla stazione lido di Reggio in prossimità, circa 400 metri del porto. Ma gli unici treni che avrei potuto prendere erano di lunga percorrenza e quindi destinati alla stazione centrale di Reggio Calabria, distante 4 chilometri dal porto. Pullman, autobus, metropolitane, filobus, tram? Neanche l’ombra, mica siamo a Roma, Milano, Napoli, Venezia, Torino o Firenze? Ma siamo Città Metropolitana anche noi di Reggio e di Messina? Sulla carta sì, sul mare no e neanche a terra. Finale triste di queste triste storia di ordinaria disamministrazione della cosa pubblica: chiamo un amico che per fortuna era a cena fuori e dopo solo mezz’ora m’imbarca a bordo della sua autovettura e mi riaccompagna al porto a prendere la mia di auto. Ore 00.30 di venerdì anno domini 2026, dopo solo 3 ore e 30 minuti di ritardo.”
Il blocco e le proposte
La riflessione del responsabile trasporti si estende poi alle criticità strutturali che bloccano l’area metropolitana dello Stretto durante i weekend, penalizzando non solo i residenti ma anche lo sviluppo turistico delle due città. D’Agostino evidenzia infatti che “la mia disavventura si è verificata di giovedì ed è stata frutto anche di una sciroccata. Ma arrivare da Messina a Reggio Calabria o viceversa nel fine settimana è praticamente impossibile. Da sempre. Le corse previste per le giornate di sabato e domenica sono meno della metà di quelle degli altri giorni della settimana e fatalmente sono fissate in orari impossibili. Eppure, specie nel periodo estivo, sono molti i turisti ma anche i residenti che vorrebbero passare delle giornate di fine settimana nella città dirimpetto alla regione in cui stanno trascorrendo le vacanze o in cui vivono, anche perché si tratta di due città ricche di storia e di cultura. Invece niente. Passare dall’altra parte è materialmente proibitivo. Lo sarebbe anche solo per motivi economici, giacché non sono previsti biglietti a prezzi ridotti per famiglie o comitive. Solo per fare un esempio, a una famiglia di 4 persone di Messina trascorrere una giornata a Reggio non costerebbe meno di 30 euro di solo viaggio. Tutto ciò nonostante lo Stato italiano ogni anno versi nelle casse dei vettori 6 milioni di euro”.
Infine, il dirigente calabrese lancia un pacchetto di proposte urgenti da attuare subito: “Siccome la realizzazione del Ponte si traduce in minimo 10 anni, che fare nel frattempo? Aumentare le corse, ridurre i costi, ridurre i prezzi, costruire un sistema di intermodalità che consenta di cambiare mezzo di trasporto in tempi ragionevoli e garantendo la dignità di persona umana, nonché un sistema di servizi accessori agli utenti che leniscano la sofferenza di eventuali imprevisti e di sorprese improvvise: servizi igienici, ristorativi e altro senza orario ma aperti e accessibili h24”.
