Per chi restano in piedi e per chi cadono le condanne alla fine del processo sul giro di droga nella roccaforte di via Seminario Estivo a Giostra
MESSINA – Restano in piedi le accuse per la cerchia che ruota intorno alle famiglie Arrigo e Bonanno, mentre la prescrizione “grazia” almeno 9 imputati, che ora escono dal processo. E’ questa la sentenza della Corte d’Appello di Messina sul processo Market Place, l’inchiesta della Dda e la Squadra Mobile su quella che è stata definita la Scampia di Messina, ovvero il giro di droga h 24 nelle palazzine di via Seminario Estivo a Giostra.
La sentenza
I giudici hanno ridotto le condanne per Davide Puleo (10 anni e mezzo), Alessandro Ragonese (11 anni), Santo Pizzi (5 anni), Samuel Alessandro Urbino (10 anni e mezzo), Antonino Stracuzzi (11 anni e mezzo) e Melania Gallo (un anno e 6 mesi). Prescritti tutti i reati contestati per: Joachim Maximilian Attardi, Alessandro Bombaci, Marco Fazio, Carmelino Ingemi, Massimo Ingemi, Marco Trimboli, Luigi Vinci, Antonio Ardizzone e Santo Giannino. Sono solo tre le condanne confermate integralmente: 25 anni ad Antonio Bonanno, 10 anni per Veronica Vinci e Luigi Vinci. La sentenza di primo grado che i giudici d’appello hanno rivisto risale al 2025 e si era chiusa con 17 condanne su 24 imputati che avevano scelto il rito abbreviato.
L’indagine sulla Scampia di Messina
L’indagine ha raccontato la guerra che si era scatenata per il controllo della droga a Giostra e che ha contrapposto i due nuclei familiari degli Arrigo e dei Bonanno. I poliziotti hanno svelato i retroscena dell’agguato a Gaetano e Paolo Arrigo, padre e figlio, nel 25 gennaio 2017. Già nel settembre 2016 un altro componente della famiglia Arrigo aveva subìto un attentato simile e, in un’altra occasione, dentro un bar a Giostra, c’era stata una sparatoria. Pochi dubbi, per gli investigatori, che fosse in corso un vero e proprio scontro per la leadership in un affare criminale del rione.
Le cimici della Polizia nella roccaforte dello spaccio
Gli agenti riuscirono a piazzare delle cimici nelle palazzine di via Seminario Estivo, che il pentito Minardi aveva definito “la Scampia di Messina”. Cimici e telecamere svelarono un giro di smercio continuo, giorno e notte, negli atri e nei cortili, di cocaina, marijuana, hashish, skunk. Nella “roccaforte” c’erano anche gli impianti di video sorveglianza dei pusher per monitorare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine. Per evitare presenze indesiderate si usava anche le vedette e il “passaparola” tra i condòmini e i clienti. Per fare scattare il blitz è stata fondamentale la collaborazione con la giustizia di Gianfranco Bonanno, ormai ex pentito, che ha svelato molti retroscena del giro di droga a Messina avendo svolto per diversi anni il ruolo di principale referente per i traffici di cocaina con le ‘ndrine calabresi
