L'associazione presieduta dal messinese Giuseppe Ruggeri si è riunita in Calabria. Nel segno del "ruolo sociale del medico che scrive"
Si è svolto a Morano Calabro, borgo collinare situato nel cuore del parco nazionale del Pollino, l’annuale Congresso dell’Associazione Medici Scrittori Italiani, presieduta dal messinese Giuseppe Ruggeri. L’assise, che raccoglie un centinaio di penne mediche sparsi su tutto il territorio nazionale, è da tempo un appuntamento fisso incaricato di fare il punto sul secolare rapporto tra medicina e letteratura. Reduce dalla recente presentazione – nella Sala Arancio della Fiera Internazionale del Libro di Torino – dell’antologia “Scrittori medici contemporanei” promossa dall’Associazione e curata da Patrizia Valpiani, Ruggeri si dice convinto del ruolo sociale del medico che scrive.
“La cura delle parole tra scrittura e medicina”
“Mai come oggi” spiega il presidente Amsi, “in un’epoca di consumismo che non è solo materiale ma anche e purtroppo ideologico, ove quotidianamente assistiamo all’imbarbarimento del linguaggio e alla conseguente svalutazione delle parole, è importante, direi anzi essenziale, recuperare il valore della scrittura. Non a caso la tematica di questo congresso ha riguardato proprio il significato e la funzione della parola e della sua valenza empatica, anche e soprattutto nel rapporto medico-paziente”. Medicina narrativa? “Certo, ma anche molto di più. Una ricerca effettuata congiuntamente dalle Università di Harvard e Stanford dimostra che una buona riuscita di un progetto di cura dipende per ben il 75% dall’uso delle parole (soft skills) e solo per il 25% da quello delle cure tradizionali (hard skills)”.
Cosa significa? “Significa che l’atto medico deve risultare dall’equilibrio tra la tecnica (logos) e l’empatia (pathos). Le parole, quelle giuste, sono in grado di scatenare una risposta biochimica con liberazione di neurotrasmettitori, come le endorfine, che determinano la condizione del benessere. Il medico che scrive è dunque, oltre che letterato e artista, anche e soprattutto valido terapeuta”, conclude il medico e scrittore Ruggeri.

