La scuola delle mogli di Molière al Teatro Stabile di Catania

La scuola delle mogli di Molière al Teatro Stabile di Catania

Autore Esterno

La scuola delle mogli di Molière al Teatro Stabile di Catania

lunedì 22 Giugno 2026 - 17:47

La scuola delle mogli di Molière nella regia spumeggiante di Luca Verdone: costumi seicenteschi, Commedia dell'Arte e un cast brillante

Questa edizione de La scuola delle mogli di Molière, messa in scena in modo spumeggiante da Luca Verdone nel Cortile del Palazzo Platamone di Catania, avrebbe fatto felice pure lo stesso Re Sole: per la sua durata di 70 minuti invece dei cinque atti del lavoro originale; per i costumi seicenteschi ad opera di Thiago Marcondes, con i maschi in sbuffanti parrucconi molto simili — se non uguali — a quelli che il colto monarca vedeva indossati sulle silhouette un po’ grassocce dei suoi cortigiani a Versailles; per il modo frivolo di stare in scena dei protagonisti, simile alle bollicine di una coppa di Moët & Chandon o al suono di un clavicembalo suonato da Scarlatti, cui si aggiungono richiami comici alla Commedia dell’Arte italiana.

La trama: Arnolfo e la paura di essere tradito

Al centro del plot c’è Arnolfo (vestito con maturata bravura da Agostino Zumbo), un ricco borghese di mezza età che ha paura di sposarsi per timore di essere tradito e diventare cornuto come quasi tutti i mariti. L’amico Crisaldo (molto saggio quello di Marcello Montalto) glielo dice chiaro e tondo: se non vorrà portare in testa quel trofeo dovrà rinunciare al matrimonio. Ma Arnolfo negli anni ha elaborato un disegno che l’amico giudica assurdo: ha adottato una bambina di nome Agnese, educata nella totale ingenuità, convinto che solo una donna ignorante e priva di malizia potrebbe diventare una moglie sottomessa, fedele e devota.

Evelyn Famà è Agnese: il piano fallisce davanti all’amore

Il piano fallisce quando Agnese (vestita con molto glamour da Evelyn Famà) si innamora del giovane Orazio (con codino, quello del brillante Luca Iacono), beffando involontariamente il suo tutore, informato ingenuamente della tresca in corso. Anche Orazio, non conoscendo la vera identità di Arnolfo, gli confessa ingenuamente tutti i suoi tentativi di corteggiamento verso Agnese, inclusi gli stratagemmi per entrare in casa. I due giovani si amano, lei scrive lettere d’amore a Orazio, dimostrando una determinazione e un’intelligenza che mandano su tutte le furie Arnolfo, il quale cerca di difendere il suo “investimento” arrivando persino a tentare di costringere la ragazza a sposarlo. Ma lei resiste e chiede aiuto allo stesso Orazio, inconsapevole che sia il rivale di Arnolfo.

Il finale: gli intrecci si sciolgono e il vero amore trionfa

Nel finale Arnolfo scopre i piani dei giovani innamorati e cerca di punirli, ma il cielo vuole che si sciolgano alcuni intrecci: giunge in scena il padre di Orazio, Oronte (Pietro Casano, anche nel ruolo del notaio), amico d’infanzia di Arnolfo, arrivato in città per organizzare il matrimonio del figlio con la figlia di Crisaldo — che si scopre essere la stessa Agnese, affidata segretamente anni prima. Arnolfo, sconfitto e deriso, si allontana, mentre il vero amore trionfa.

La commedia e la vita di Molière: un’opera in parte autobiografica

Pare che questa commedia, rappresentata al Palais-Royal alla fine del 1662, sia in parte autobiografica: scritta per allontanare dallo stesso Molière il tarlo della gelosia che più o meno velatamente nutriva nei confronti della moglie, anche lei attrice della Compagnia dell’Illustre Théâtre, che faceva la birichina tra le strutture barocche di quei palazzi reali. Si tratta certamente di un lavoro che segna il passaggio dal teatro comico — con i suoi tanti cliché e trucchi scenici — al nuovo teatro realistico, conservandone gli elementi del lieto fine, ottenuto nonostante l’inverosimiglianza degli svelamenti finali.

Lo scandalo, il Re Sole e il significato del titolo

La commedia, che con arguzia attacca la morale dell’epoca, fu oggetto di scandalo, tanto da rendere difficile per Molière la pubblicazione dei lavori successivi — in tutto trentatré — pur avendo alle spalle la protezione del Re Sole. Quanto al titolo, gli spettatori non si aspettino di vedere una classe con banchi, cattedra e professori e una sfilza di mogli come alunne: qui l’unico “professore”, tra virgolette, è il ricco Arnolfo, alias Signore del Ramo.

La scuola delle mogli di Molière. Traduzione: Luca Micheletti. Regia: Luca Verdone. Scene: Giacomo Andrico. Costumi: Thiago Marcondes. Musiche: Alessio Vlad. Luci: Gaetano La Mela. Interpreti: Agostino Zumbo (Arnolfo), Evelyn Famà (Agnese), Carmela Buffa Calleo (Giorgina), Rita Fuoco Salonia (Alano), Luca Iacono (Orazio), Marcello Montalto (Crisaldo), Liborio Natali (Enrico), Pietro Casano (Notaio e Oronte). Foto di Antonio Parrinello. Produzione: Teatro Stabile di Catania. Dal 12 al 18 giugno 2026, Palazzo Platamone di Catania.

Gigi Giacobbe

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