Un anno in consiglio comunale: manca il feeling con l’amministrazione

Un anno in consiglio comunale: manca il feeling con l’amministrazione

Un anno in consiglio comunale: manca il feeling con l’amministrazione

martedì 21 Luglio 2009 - 08:13

Abbiamo parlato di rapporti col sindaco, opposizioni “trasversali”, poteri speciali e Piano regolatore con un gruppo “bipartisan” di consiglieri: il presidente Previti, Calabrò, Capurro, Cilento, Gennaro, Muscolino e Pergolizzi

Da poco più di un anno Giuseppe Buzzanca è sindaco di Messina, e da poco più di un anno nei banchi di Palazzo Zanca siedono quarantacinque consiglieri comunali. Le vicissitudini politiche in questi dodici mesi sono state tante, non sono mancati gli scontri, dentro e fuori il consiglio. E’ tempo, dunque, di fare un piccolo bilancio, e lo facciamo con una rappresentanza ampia dell’aula: il presidente del consiglio ed esponente dell’Mpa Pippo Previti, e poi Felice Calabrò (Pd – Genovese Sindaco), Pippo Capurro (Pdl), Bruno Cilento (Udc – Il Centro con D’Alia), Gaetano Gennaro (Pd – Democratici per Messina), Giorgio Muscolino (Udc, gruppo Naro) e Nello Pergolizzi (Pdl, gruppo Briguglio).

– Il primo anno di consiglio è stato caratterizzato da molti atti di indirizzo, quasi tutti però non hanno avuto un seguito da parte dell’amministrazione. Un esempio su tutti: il ticket per l’attraversamento dello Stretto. Significa che c’è scollamento tra consiglio e amministrazione (sindaco compreso), o cos’altro?

CILENTO: Il problema c’è, inutile negarlo. Ma non credo si tratti di una mancanza di sintonia, ad esempio il ticket prima o poi si farà. Penso piuttosto a un problema di tempistica. Altro discorso è quello sui project per i cimiteri: lì, in effetti, la sintonia non c’era.

PREVITI: Dal punto di vista amministrativo è un discorso di differenti competenze. Dal punto di vista politico, non c’è dubbio che disattendere gli indirizzi dell’aula significa attuare uno scollamento col consiglio. E’ una lamentela diffusa, attendiamo il rendiconto annuale del sindaco.

GENNARO: E’ il segnale evidente di come la politica sia scaduta. L’assenza di vincolo politico fa sì che al consiglio non venga dato il giusto peso e n non sia tenuto nella debita considerazione dalla giunta.

CALABRO’: Il discorso è duplice: la mancanza di sintonia da un lato è tra sindaco e consiglio comunale, e dall’altro è tra sindaco e maggioranza. Nel primo caso è una questione di rispetto istituzionale, nel secondo il problema è che non c’è una maggioranza che si riconosce nella sua amministrazione.

PERGOLIZZI: Il guaio originario è la legge elettorale, che non consente agli assessori di essere autonomi e al consiglio di essere un vincolo per il sindaco. Buona parte degli atti di indirizzo sono stati disattesi, e quelli ufficialmente sposati dalla giunta (o subiti) sono stati poi ribaltati da sentenze di tribunale, anche a causa di certi uffici del Comune che non si impegnano come dovrebbero.

MUSCOLINO: Anche secondo me il problema è legato al sistema elettorale. In ogni caso sta alla sensibilità del sindaco tenere nella giusta considerazione il consiglio. E’ una questione di “fiducia politica”. In ogni caso mi auguro che dopo questo primo anno, il sindaco consideri maggiormente l’aula.

CAPURRO: E’ vero, spesso accade che il consiglio non venga considerato, nonostante abbia ruoli fondamentali di controllo, indirizzo e tutela del territorio. La discrasia porta alla conflittualità. Da questo punto di vista l’ex sindaco Genovese teneva rapporti più diretti, ma solo al prossimo bilancio si potranno dare giudizi su questa amministrazione.

– Una domanda provocatoria: qual è la vera opposizione?

CAPURRO: La vera opposizione l’ha fatta la maggioranza. Anche se qualcuno del centrosinistra si fa sentire, siamo stati noi ad essere autolesionisti. E non parlo di un solo gruppo politico. L’amministrazione deve decidere, ognuno ha i suoi assessori di riferimento, qui deve essere il sindaco a metterci mano.

MUSCOLINO: L’opposizione è stata il nostro migliore alleato. Nel senso che è sempre stata corretta e mai strumentale, e tante volte è stata determinante per garantire il numero in aula. I frequenti attacchi da parte della maggioranza dovrebbero far riflettere, qualcosa da rivedere c’è.

PERGOLIZZI: Il mio pensiero è che il sindaco stia agendo in modo sbagliato, da rappresentante di una corrente politica e non di un’intera città. Dovrebbe richiamarsi alle regole, e a questo punto attendo anch’io con ansia la sua relazione annuale.

CALABRO’: Sgombriamo il campo dagli equivoci: la vera opposizione è quella che ha svolto correttamente il Pd. Un conto è l’opposizione costruttiva, un conto sono i fatti eclatanti, che sono stati denunciati con onestà intellettuale da consiglieri del centrodestra. Tutto rientra, comunque, nell’ambito dei rapporti inesistenti all’interno della maggioranza stessa. Ma attenzione, accanto all’onesta intellettuale c’è chi coltiva solo interessi di bottega per rivendicare posizioni, e chi si vende per favore o un altro.

GENNARO: La vera domanda è un’altra: qual è stata la vera maggioranza? Sul fatto che l’opposizione sia il Pd non ci sono dubbi, se poi nel centrodestra ci sono linee discordanti significa che c’è chi è in grado di pensare senza vincolo di mandato e guardando agli interessi della città. Allora sì che possono nascere maggioranze trasversali con il sostegno dell’opposizione.

PREVITI: L’opposizione ha gli strumenti a disposizione per esercitare il proprio ruolo in modo corretto. In alcuni casi elementi del centrodestra hanno esercitato una opposizione più visibile rispetto al centrosinistra. Quello che mal digerisco è il continuo rapporto con altre istituzioni, come la Procura.

CILENTO: E’ vero che l’opposizione, tecnicamente, sarebbe il Pd, che però ha avuto un ruolo abbastanza moderato, direi “responsabile”. In realtà c’è molta confusione in aula, l’opposizione cambia sempre, e questo non è solo frutto della mancanza di rapporto tra sindaco e consiglio, ma dell’assenza totale dei partiti. Non ci sono le linee guida, e ciò è sinonimo di mancanza di politica a tutti i livelli.

– Il consiglio, tempo fa, si pronunciò sui poteri speciali, che secondo la maggioranza d’aula avrebbero dovuto rimanere in mano al prefetto. I poteri speciali sono invece del sindaco da diversi mesi: come valutate questo periodo?

CALABRO’: L’ho sempre detto, quei poteri erano stati pensati per il sindaco e al sindaco dovevano andare. Ma abbiano notizie di questi poteri speciali? Sono arrivati soldi? Non stiamo facendo nulla. La verità è che il sindaco non è amato, né a Palermo né a Roma. E così i poteri speciali sono diventati un flop.

PERGOLIZZI: E’ scontato che i poteri dovessero andare al sindaco. Ma alla luce di quanto successo finora forse sarebbe stato meglio di no. Nessun risultato, il sindaco non è considerato a livello nazionale e regionale. O perché non sa farsi valere o perché i partiti non sono in linea. E la prova di come stiano andando questi poteri speciali è una: si vuole fare un project financing per i nuovi approdi.

MUSCOLINO: Quella volta in aula sostenni che era giusto che il sindaco gestisse i poteri speciali. Anzi, ho ritenuto assurdo che Leonardi, a suo tempo, delegasse il prefetto. Ad oggi non è stato fatto molto, ma se non è poco il riavvio dei cantieri di Giostra e Annunziata. La cosa importante è un’altra: siamo o no rappresentati dai nostri deputati a Roma? E qui chiarisco che l’Udc, in parlamento, è all’opposizione. Questo apre il nodo dei rapporti con Roma e Palermo.

CAPURRO: Il sindaco ha ereditato una situazione pesante e una città difficile da governare. Credo poi che non ci sia colore politico, tutti i parlamentari devono stringersi attorno al sindaco. Oggi leggo che Buzzanca ha sposato un documento dei sindacati contro lo smantellamento di Rfi: bene, non ha guardato colore politico o la provenienza del documento. I poteri dovevano andare a questo sindaco, adesso però tutti, all’unisono, spingano affinché siano poteri con i soldi. Bisogna guardare agli interessi della città. E da quanto so, il sindaco è molto ben visto a Roma.

CILENTO: La vicenda testimonia che mancano i partiti. In tempi non sospetti noi c’eravamo espressi perché fosse il sindaco a detenere i poteri speciali, anche se i frutti dati finora sono pochi. Non è pensabile che al sindaco non siano arrivati finanziamenti, considerando i tanti personaggi in ruoli chiave: un sottosegretario, un vicepresidente del Senato, un vicepresidente della Regione. Nell’anno a venire Buzzanca porti qualche spicciolo.

PREVITI: Il ruolo è importante, indipendentemente dal fatto che a detenerlo sia il prefetto o il sindaco. Io do per scontato che sia il sindaco. Il problema è legato alle risorse. Sugli svincoli adesso c’è il problema della doppia canna, sono stati chiesti fondi e non c’è nessuna notizia. Il problema è che vengono attenzionate solo le vicende settentrionali.

GENNARO: Il mio giudizio sui poteri speciali al sindaco è completamente negativo. C’è stato un forte rallentamento rispetto al lavoro che aveva iniziato il prefetto e al quale la politica non può fare fronte, perché è sempre e comunque schierata. Buzzanca ha tanti impegni, è presidente uscente di un partito, è sindaco, è deputato regionale. Figuriamoci se può avere tempo per i poteri speciali. Questa sarà la cartina di tornasole per il sindaco: se non avrà concluso nulla avrà la scusa della mancanza di fondi, se riuscirà a fare qualcosa sarà il salvacondotto per il nulla prodotto a livello amministrativo.

– La città continua ad essere vittima di un vero e proprio sacco edilizio. Da qualche mese si parla di un nuovo Piano regolatore, che giocoforza dovrebbe passare da voi. Cosa pensate di questa eventualità?

CILENTO: Se dobbiamo continuare a fare appartamenti, villette e quant’altro per la gioia dei palazzinari, allora non ha senso fare un nuovo Prg. Se, invece, dobbiamo concepire la programmazione futura di questa città, sfruttandone le vocazioni naturali, allora siamo disponibili a dare un nostro contributo sostanziale.

PREVITI: C’è una forte presenza di ecomostri in città, ma non credo che gli uffici del Comune avessero previsto questa edificabilità. La revisione del Prg va accolta con favore, ma non butterei la croce addosso al consiglio. Come diceva Oscar Wilde, “inesperienza è il nome che si da agli errori”. Il consiglio approva o rigetta in base ai pareri che gli vengono forniti dai tecnici. Ci vorrà un supplemento di impegno quando ci arriverà questa proposta che, va ricordato, dovrà tenere conto delle nuove norme edilizie e del Piano casa.

GENNARO: Il Prg serve a porre regole, un obiettivo evidentemente non raggiunto. Invece di migliorare, andiamo invecchiando e regredendo. Se questo Prg deve essere occasione per rimettere tutto in discussione, allora sarà più che positivo. Se dovrà esserci un ulteriore sacco, allora ci teniamo questo.

CALABRO’: Se ci atteniamo alle norme, non è tempo di fare un nuovo Prg. Ma andiamo alla sostanza: davvero questo Prg è stato attuato? E’ stato fatto solo nell’aspetto speculativo, mentre la parte migliore non è stata attuata. Non c’è più richiesta di immobili a Messina, è inutile parlare di un nuovo Prg. E’ ovvio che tutti quelli che hanno terrei si fermeranno e aspetteranno possibili speculazioni, cercando appoggi politici qua e là. Con un nuovo Prg bloccheremmo tutto per almeno cinque anni. La città, piuttosto, ha bisogno che la parte migliore di questo Piano venga attuata, e se questo non è avvenuto una grossa responsabilità va data ai dirigenti.

PERGOLIZZI: Anche se si anticipano i tempi rispetto alla norma, vedo con favore un nuovo Prg. Quello in vigore è concepito male e le rivisitazioni puntualmente non si riescono a porre in essere. Penso a un nuovo Prg che renda non edificabili aree diventate edificabili non si sa come, a condizioni non dettate dalla clientela politica. Anche qui va puntato il dito contro l’attività svolta negli uffici comunali.

MUSCOLINO: Ho sempre pensato che questo Prg non sia stato congegnato al meglio. Ma il problema è che di questo Piano è stata attuata la parte peggiore. C’è poi un problema di tipo economico: l’economia messinese si è basata per anni e anni solo sul mattone. Bloccare tutto creerebbe grossi problemi. E poi le grandi città non parlano più di Prg ma di piani strategici. Dobbiamo capire di cosa ha bisogno la città, e un lavoro importante sarebbe la sintesi tra la Cec della passata amministrazione e il Piano strategico di quella attuale.

CAPURRO: Ho seguito tutto l’iter della variante al Prg vigente, ho ascoltato con attenzione tutti i tecnici, e posso dire che questo Prg non è stato attuato in pieno, anche se qualcosa è stato fatto. Il Piano ha due linee guida: la vocazione turistica della zona nord e quella commerciale della zona sud. Mi pare che nel secondo caso si sia proceduto, non così nel primo. Il nuovo Prg, per quello che so, avrebbe lo scopo di utilizzare tutte le aree dismesse per il recupero del waterfornt. Se così è, ben venga. Ma questo Prg non va visto in modo negativo, se attuato col rispetto delle regole. E qui un richiamo andrebbe fatto anche agli ordini degli ingegneri e degli architetti. Ci vuole un disegno omogeneo, vanno rese obbligatorie e propedeutiche alle costruzioni di palazzi le realizzazioni delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Ripeto, se il nuovo Prg avrà lo scopo di recuperare aree, sarò d’accordo. Ma andiamoci coi piedi di piombo, perché i contenziosi potrebbero essere sempre dietro l’angolo.

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