Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, "rischio estremamente basso"

Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, “rischio estremamente basso”

Redazione

Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, “rischio estremamente basso”

martedì 11 Agosto 2026 - 08:30

Lo dice l'Istituto superiore di sanità

Il Vibrio Vulnificus, comunemente conosciuto come ‘batterio mangiacarne’, è un batterio della specie ‘Vibrio’. Recentemente negli Usa, dove questo agente patogeno dà alcune centinaia di infezioni l’anno, si è registrato il primo decesso dell’anno per questo batterio, in Florida. In questi giorni sui media si è parlato anche di uno studio dell’università di Messina che ha trovato tracce del batterio nel mare dello Stretto di Messina, risalente al 2005. Lo scorso luglio inoltre l’Ecdc , il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie, ha lanciato un allarme sul possibile aumento delle infezioni da batteri del genere ‘Vibrio’ in estate, indicando soprattutto le aree del Baltico e del mar Nero come quelle più a rischio.

Come ci si infetta e quali sono i sintomi

La trasmissione di questo patogeno – dice l’Istituto Superiore di Sanità – può avvenire tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare causando sintomi gastroenterici facilmente risolvibili senza terapia, oppure tramite l’esposizione di ferite aperte in acque salate/salmastre.  Nel caso di infezione tramite la ferita è causa di rossore, vesciche, bolle emorragiche fino ad arrivare alla fascite necrotizzante (da cui il nome comune di ‘batterio mangiacarne), che in rari casi, soprattutto se non trattata con antibiotici, si può concludere con l’amputazione dell’arto. In bassa percentuale (5% in USA) l’infezione può evolvere in sepsi. È importante sottolineare che l’infezione ha esiti più gravi in pazienti immunocompromessi. 

Qual è il rischio di infezione in Italia?

Il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso, nonostante in passato siano state trovate tracce del batterio anche nel nostro paese. Il patogeno cresce in modo ottimale a temperature sopra i 18°C ed una salinità compresa tra 15-25 ppt (parti per mille), mentre la salinità media dei mari italiani è 36 ppt. Il sito ‘Vibrio viewer’ dell’Ecdc, che monitora in tempo reale temperatura e salinità delle acque europee attraverso i dati dei satelliti elaborando un ‘indice di idoneità’ per i vibrio, indica come più a rischio quelle del Mar Baltico e mar Nero, mentre dà rischio pari a zero per quelle del sud Europa.

Come ci si protegge?

Il rischio può essere ulteriormente ridotto evitando di fare il bagno con ferite aperte, cautela da utilizzare sempre, soprattutto se si è in uno stato di compromissione del sistema immunitario, e adottando le precauzioni sull’alimentazione valide anche per diversi altri patogeni, evitando il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti. 

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