La tentazione Sigonella e i limiti della base. Perché il piano B per Catania resta in cantiere

La tentazione Sigonella e i limiti della base. Perché il piano B per Catania resta in cantiere

Marco Ipsale

La tentazione Sigonella e i limiti della base. Perché il piano B per Catania resta in cantiere

lunedì 17 Agosto 2026 - 08:00

L'annoso nodo dello scalo di Fontanarossa tra vincoli strategici della Nato, la lezione dei lavori del 2012 e l'incognita delle nubi dell'Etna

Ogni volta che l’Etna torna a far sentire la propria voce e la cenere vulcanica invade la pista di Catania Fontanarossa o ne paralizza lo spazio aereo, l’attenzione di alcuni si sposta a pochi chilometri di distanza. Nella piana di Catania sorge infatti la base aeronavale di Sigonella, un’infrastruttura moderna e perfettamente funzionante. Una domanda sorge spontanea spontanea tra i viaggiatori bloccati o dirottati: perché non utilizzare lo scalo militare per garantire la continuità dei voli civili ed evitare lunghi trasferimenti in autobus verso Palermo o Trapani?

La risposta sta in un intreccio di vincoli di sicurezza militare, limiti strutturali della gestione civile e fattori meteorologici legati al vulcano.

I precedenti storici

L’impiego di Sigonella per il traffico commerciale non è un’ipotesi nuova. Già durante la complessa stagione eruttiva del finire del 2002, e in misura più consistente tra il 5 novembre e il 5 dicembre 2012, lo scalo militare aprì le proprie porte all’aviazione civile. Nel 2012, in occasione dei lavori di rifacimento della pista di Fontanarossa, Sigonella assorbì quasi il 50% dei voli di linea, affiancata da tensostrutture e moduli provvisori per la gestione dei passeggeri.

Anche in tempi più recenti, come durante l’emergenza legata al rogo del Terminal A di Catania nell’estate del 2023, la Regione e il ministero della Difesa avevano concordato protocolli d’intesa per l’uso della base. Ma trasformare queste parentesi eccezionali in una procedura automatica si scontra con la realtà operativa. Nel 2023 fu concessa l’autorizzazione istituzionale, ma nei fatti non venne usata per operare i voli. Prima che l’allestimento di Sigonella diventasse operativo, la Sac (società di gestione di Fontanarossa) è riuscita ad ampliare la capienza del Terminal C di Catania e ad allestire una tensostruttura provvisoria a Fontanarossa. I voli civili sono stati così riassorbiti direttamente a Catania (e in parte dirottati su Comiso, Palermo e Trapani), rendendo non più necessario il trasferimento fisico dei passeggeri nella base militare.

Le tre ragioni del no

I motivi per cui la base militare non può trasformarsi in un aeroporto alternativo permanente per le emergenze di breve durata sono essenzialmente tre.

Il primo fattore è la natura strategica dell’installazione. Sigonella è una delle basi aeronavali più operative dell’alleanza Nato e della US Navy (la Marina Militare statunitense americana) nel Mediterraneo. Mantenere un livello costante di sicurezza nazionale e internazionale garantendo contemporaneamente l’ingresso di decine di migliaia di passeggeri civili, fornitori e mezzi non profilati è un’operazione sostenibile solo in casi eccezionali e pianificati con mesi di anticipo, non certo per emergenze eruttive di breve durata, tanto più che non è possibile conoscere in anticipo la durata delle eruzioni.

Il secondo limite è infrastrutturale. Sigonella non possiede terminal commerciali, varchi di sicurezza ad alta capacità, nastri bagagli né servizi al pubblico dedicati alla grande mobilità civile. Allestire strutture temporanee ha costi di gestione elevatissimi ed esige tempi tecnici che spesso superano la durata dell’emergenza vulcanica stessa.

Il terzo fattore è di natura geografica e meteorologica. Distando appena 15 chilometri in linea d’aria da Fontanarossa, Sigonella condivide spesso la stessa porzione di cielo. Quando il vento spinge il pennacchio di cenere verso sud o sud-est, lo spazio aereo vietato al sorvolo civile intercetta anche le traiettorie della base militare, rendendo impraticabili decolli e atterraggi commerciali in entrambi i luoghi.

Il ruolo di Comiso e il sistema delle emergenze

L’apertura dell’aeroporto di Comiso nel maggio 2013 ha fornito una valvola di sfogo per la Sicilia orientale, anche se le dimensioni del terminal ibleo e dei piazzali di sosta non consentono di assorbire da soli il traffico giornaliero di Fontanarossa (che nei periodi di punta muove decine di migliaia di persone).

Per questa ragione, quando la cenere blocca Catania, la strategia della rete aeroportuale continua a basarsi sul frazionamento dei voli: una quota limitata si sposta su Comiso, mentre i volumi più consistenti vengono dirottati sugli scali di Palermo e Trapani, lontani dalla portata dell’Etna ma inevitabilmente fonte di disagi logistici per i passeggeri del versante orientale. Stesso discorso per Reggio Calabria (qui abbiamo spiegato i motivi per i quali non viene considerato) e Lamezia, con in più il collo di bottiglia dell’attraversamento dello Stretto di Messina.

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