Elettra 1944, una moderna Orestea con la grande Pamela Villoresi a Tindari

Elettra 1944, una moderna Orestea con la grande Pamela Villoresi a Tindari

Tosi Siragusa

Elettra 1944, una moderna Orestea con la grande Pamela Villoresi a Tindari

lunedì 17 Agosto 2026 - 10:11

Al teatro antico in scena una convincente versione

Presso il Teatro Antico di Tindari il 13 agosto la messa in scena di una convincente versione di Elettra riferibile a Giancarlo Nicoletti che, come dalla intitolazione, ha coniugato il noto mito greco alla storia.

Se il mito incontra la storia i rapporti di sangue implodono

Una rivisitazione novecentesca, allora, in chiave anche psicanalitica, con cenni alle teorie  freudiane. Bella l’ambientazione romana con quell’affresco di gusto decò proprio degli anni 40′, con apertura sul soggiorno che ospita una famiglia di estrazione  della media borghesia, certamente anch’essa in ambasce a causa del conflitto bellico che in quegli anni, e segnatamente dopo la caduta del duce del 25 luglio1943, aveva generato anche situazioni di incertezza, con un nemico che non si sapeva più in chi identificare e ove rintracciare. Ecco, allora la protagonista, la grande Pamela Villoresi, che appare davvero a suo agio nei panni di una donna ancora avvenente, Velia Verani, già vedova, con due figli adulti in vita e attualmente in relazione con un gerarca fascista della sedicente Repubblica di Salò. Mano a mano emergeranno i conflitti in seno al nucleo familiare allargato (per l’occasione al completo a seguito del rientro a casa del figlio prima lontano), che giungeranno a sintesi solo con violente forzature e a fatica si comporranno i contrasti in quei frangenti di belligeranza così complessi.Gli interpreti, tutti in parte nei rispettivi ruoli non marginali, hanno inscenato in primis la figlia Alma, di personalità difficile e nevrotica, chiaramente schierata in senso antifascista, che pare odiare apertamente sua madre, non accettando i suoi compromessi per non soccombere e in uno per tentare di mantenere l’unità familiare – pur se con valenza formale tout court – ; particolare spazio si è dato al rapporto della giovane con il novello patrigno ed al disprezzo espresso verso lo stesso senza remora alcuna; ecco poi appunto il giovane rampollo Flavio, ricongiuntosi alle proprie radici e continuamente pungolato dalla sorella per la propria mancanza di  decisione; ancora, il vicino di casa, anch’ egli arruolato fra i partigiani della resistenza e una attiva e concreta figura amicale, che frequenta giornalmente il mercato nero per sbarcare il lunario.

E, infine, il gerarca ingombrante, che segue l’onda, pronto anche a passare alle forze alleate americane quando tutto è perduto.

Non c’è amore nella coppia, che sta insieme per reciproco interesse, lei per ricevere protezione, lui per esercitare il dominio.

Mano a mano gli equilibri salteranno, e la giovane approfittera’ delle velleità dell’attempato seduttore per contagiargli la sifilide, malattia che aveva già causato la morte del padre, attuando con ciò vendetta nei confronti della madre, che, a suo dire, aveva lasciato volontariamente morire il marito , tradendolo e intraprendendo la nuova discutibile relazione.

La figura paterna, ancora, è rappresentata in modo idealistico, con i tratti dell’individuo che si ribella al regime prima acclamato e ne diviene oppositore, trovando soccombenza in una morte atroce, la stessa che per nemesi toccherà ai due traditori, uno per volta. Peraltro le assonanze con il dramma classico sofocleo sono innegabili, anche per l’essersi il defunto marito macchiato della colpa di essere responsabile della circostanza che la loro altra figlia, anch’essa ostile al regime, volendo seguire e emulare le gesta paterne partigiane, avesse trovato da staffetta per questo la morte quale novella Ifigenia.

Il destino sembra voglia operare una reitera del mito, ripercorrendolo pur se con rivisitazioni.

Un segnatempo ha scandito lo scorrere concitato dei giorni fino al rastrellamento del Ghetto ebraico, all’episodio dell’eccidio di via Rasella, con connessa rappresaglia nazista, alle Fosse Ardeatine e all’ingresso degli Alleati nella Città Eterna.

La performance, previo intervallo , ha avuto un secondo tempo forse eccessivamente dilatato, ma nel complesso ha saputo affascinare per il sapiente gioco di squadra attoriale (oltre la Villoresi, Giulio Corso,Francesco Foti, Alice Spisa, e Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi) e la vigile regia del valente G.Nicoletti, componenti innestate su uno script bene articolato e di indiscussa originalità, con le belle scene di Alessandro Chiti e i costumi d’epoca davvero consoni di Giuseppe Ricciardi.

Copioso il plauso del pubblico che ha affollato la piece per questa ulteriore riuscita rappresentazione in seno alla Rassegna principale “Tindari Classica”, con la direzione artistica di Mario Incudine (al quale si sono attestate altresì le potenti musiche originali), che sta validamente proseguendo il proprio percorso variegato e di qualità.

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