Rinvii, annunci, cronoprogrammi e una baracca ancora in piedi
Riceviamo e pubblichiamo il contenuto di Giovanni Pino, in rappresentanza dei residenti di via delle Mura.
C’è un luogo di Messina nel quale si può misurare, forse meglio che altrove, la distanza tra il risanamento annunciato e quello effettivamente consegnato ai cittadini: via delle Mura. Non perché il Commissario straordinario non abbia ottenuto risultati. Al contrario, negli ultimi anni sono state demolite importanti porzioni delle baraccopoli messinesi e in alcune aree stanno prendendo forma parchi e nuovi spazi urbani. A Salita Tremonti, per esempio, nel maggio 2026 erano già visibili le nuove aree sportive e verdi realizzate al posto della baraccopoli, così come a Taormina le demolizioni dell’ultimo lotto erano concretamente partite nell’aprile 2026. Proprio per questo, però, Via delle Mura diventa un caso difficile da ignorare.
La storia e i rinvii
Qui la storia non comincia nel 2026: le prime demolizioni risalgono infatti al 2020. Già nel settembre 2022 si raccontava lo stop dei lavori dopo l’abbattimento di una parte consistente delle baracche, con l’area ancora segnata dalle macerie. Nel frattempo il tempo è passato e nel 2025 l’ambito 52 di Via delle Mura risultava ancora tra quelli nei quali la demolizione non era stata completata. Una ricognizione pubblicata nell’ottobre 2025 indicava esplicitamente la presenza di un fabbricato ancora da demolire e un avvio dei lavori programmato per novembre, ma anche quella previsione non si è concretizzata nei tempi annunciati. Nel maggio 2026 i residenti sono tornati a denunciare pubblicamente una situazione che definivano ormai insostenibile, mentre la demolizione dell’ultima baracca continuava a essere rinviata e la riqualificazione dell’area, attesa da anni, non era ancora partita. La risposta della Struttura Commissariale indicava allora la consegna dei lavori entro metà giugno e la demolizione dell’ultima baracca come passaggio decisivo. Poi, a giugno, è arrivato l’annuncio dei lavori di riqualificazione avviati, con la comunicazione che parlava espressamente dell’abbattimento dell’ultima delle 26 baracche e delle modifiche progettuali richieste dal quartiere. Arrivati ad agosto, però, la baracca è ancora lì: l’area è stata recintata e l’immobile è stato svuotato, ma la demolizione non risulta ancora eseguita, mentre la data fissata sul cartello di cantiere per la conclusione dei lavori è il 24 settembre 2026.
Il problema non è soltanto una baracca
Sarebbe sbagliato ridurre la questione a una semplice polemica tra residenti e Struttura Commissariale, perché l’intervento non consiste soltanto nell’abbattere l’ultima costruzione. Il progetto dovrebbe infatti trasformare un’area di circa 800 metri quadrati con la sistemazione della carreggiata, la realizzazione dei marciapiedi e nuovi spazi di sosta dopo le osservazioni avanzate dal territorio. Inoltre, l’intervento commissariale deve arrivare alla sua conclusione affinché l’area n. 52 possa essere riconsegnata al Comune, passaggio decisivo poiché Palazzo Zanca è in attesa di questa riconsegna per poter intervenire sul tratto residuo con le opere di propria competenza. Il ritardo di un cantiere produce quindi un effetto a cascata: finché il primo soggetto non conclude e non riconsegna, il secondo non può procedere. È questo che rende particolarmente grave arrivare a poche settimane dalla scadenza con una delle opere fondamentali ancora da eseguire.
Quattro anni non sono pochi per programmare
Ed è qui che si inserisce la questione per la quale vi sarebbero ancora autorizzazioni e adempimenti necessari per procedere alle demolizioni. Nessuno contesta che le autorizzazioni debbano essere acquisite, ma la domanda è un’altra: perché, dopo oltre quattro anni di rinvii e dopo che la presenza dell’ultima baracca era perfettamente nota, la programmazione di questi adempimenti arriva a ridosso della conclusione del cantiere? È difficile sostenere che si tratti di un problema imprevedibile. La necessità di demolire quella costruzione era conosciuta da anni, così come la destinazione dell’area e il progetto di riqualificazione, mentre il quartiere aveva più volte rappresentato le proprie esigenze. Eppure siamo arrivati a pochi giorni dalla scadenza del contratto con la domanda più elementare ancora senza una risposta concreta: quando verrà demolita l’ultima baracca e quando l’area sarà effettivamente restituita alla città?
Il paradosso del risanamento
Il caso di Via delle Mura mette in evidenza un problema più generale. Il Commissario straordinario è stato istituito proprio per superare le lentezze delle procedure ordinarie e accelerare il risanamento delle baraccopoli, e la legge speciale ha consentito a Messina di imprimere una forte accelerazione al processo, con risultati evidenti in alcune aree. Ma proprio per questo non basta più contare quante baracche sono state demolite: il vero parametro dovrebbe essere quante aree sono state definitivamente restituite alla città, completate e utilizzabili. Demolire è soltanto il primo passo; poi occorre bonificare, riqualificare, sistemare le strade, realizzare marciapiedi e servizi, completare gli interventi e riconsegnare le aree ai soggetti che dovranno occuparsi della fase successiva. Via delle Mura dimostra purtroppo che può esserci un enorme intervallo temporale tra questi passaggi.
Un commissariamento che ha ancora bisogno di tempo e la data del 24 settembre
La questione assume ulteriore rilievo perché alla fine del 2025 è arrivata la proroga dei poteri commissariali fino al 31 dicembre 2028, a conferma che il completamento del risanamento richiederà ancora anni e che molte delle 80 aree individuate non sono ancora state interessate da attività. Non è dunque in discussione la necessità di continuare il lavoro, ma come organizzarlo: se un intervento relativamente circoscritto come quello di Via delle Mura può trascinarsi per anni, attraversare diversi cronoprogrammi, arrivare alla consegna dei lavori e poi trovarsi ancora alle prese con attività propedeutiche alla demolizione, allora la domanda riguarda il metodo e riguarda soprattutto i cittadini. A Via delle Mura non servono più annunci, serve una data. Il 24 settembre 2026 è il termine indicato per la conclusione dei lavori, ed entro quella data i cittadini si aspettano di vedere non soltanto la demolizione dell’ultima baracca, ma la realizzazione dell’intervento previsto e la successiva riconsegna dell’area n. 52 al Comune. Solo allora si potrà dire che il risanamento di Via delle Mura è davvero terminato; fino a quel momento, dopo sei anni dalle prime demolizioni e dopo una successione di rinvii, l’ultima baracca ancora in piedi resta il simbolo più concreto di ciò che manca ancora da fare.

