Il sindaco al primo bilancio dopo la rielezione: "Non un nuovo inizio, ma una tappa di un percorso che continua"
MESSINA – Federico Basile ha voluto fare un bilancio dei suoi “primi” 100 giorni di mandato dopo la rielezione. Come nel 2022, il sindaco di Messina ha lasciato spazio alle prime considerazioni dopo 3 mesi di lavoro che rappresentano “non un nuovo inizio ma una tappa di un percorso che continua”.
Il post di Basile
Basile sui social ha scritto: “I primi cento giorni sono tradizionalmente il momento dei primi bilanci. Ma per chi è al secondo mandato hanno un significato diverso: non rappresentano un nuovo inizio, ma una tappa di un percorso che continua. La fiducia che i messinesi ci hanno rinnovato, con quasi il 58% dei consensi, ci consegna soprattutto una responsabilità: non fermarci, dare continuità al lavoro avviato e accelerare sulla realizzazione degli obiettivi programmati.Questi cento giorni, peraltro, sono coincisi con un periodo particolarmente complesso per Messina, che ha richiesto presenza e attenzione nella gestione di diverse emergenze. Ma la macchina amministrativa ha continuato a lavorare”.
Ciò che è stato fatto
“Ed è forse questo il dato più importante – ha proseguito -. In questi mesi sono arrivati a compimento interventi programmati e avviati nel tempo, sono state sbloccate questioni ferme da anni e ne sono state impostate di nuove. Dall’area davanti alla scuola Mazzini al Mercato Sant’Orsola, dagli interventi sugli impianti sportivi del PalaMerlino e del Celeste ai nuovi spazi restituiti alla città a Ponte Schiavo, al Ringo e a Rodia. Abbiamo concluso il recupero dell’Arco di Cristo Re e delle antiche mura, ampliato l’accessibilità dei CCR di Gravitelli e Maregrosso, sostenuto gli stabilimenti balneari colpiti dal ciclone Harry e avviato, insieme alle Circoscrizioni, la revisione del Regolamento sul decentramento. Messina ha inoltre ospitato la Nazionale italiana maschile di volley al PalaRescifina, confermando la capacità della città di accogliere appuntamenti sportivi di livello internazionale”.
E infine: “Non considero tutto questo il bilancio di cento giorni. Molti di questi risultati vengono da lontano e sono il frutto di programmazione, lavoro amministrativo e impegni assunti negli anni precedenti. È, piuttosto, il punto da cui continuare. Il secondo mandato deve servire a questo: completare ciò che abbiamo iniziato, affrontare ciò che ancora può e deve essere essere migliorato e aprire una nuova fase per Messina. Cento giorni sono una tappa. Adesso conta quello che saremo capaci di fare nei prossimi anni”.
Le questioni ancora aperte
E da fare c’è ancora tanto. Dal piano strade alla riduzione delle perdite idriche, dai progetti Pnrr da concludere all’apertura definitiva di Via Don Blasco. Ma anche il famoso I-Hub, la zona falcata da riqualificare, l’area di Maregrosso da liberare e l’ex Sanderson da bonificare (e possibilmente restituire alla città), oltre al Risanamento da completare, con annessa emergenza abitativa da combattere ancora e ancora. Sono tante le questioni aperte: la messa in sicurezza del litorale e gli accessi alle spiagge da liberare anche nella zona nord; le piazze; i cantieri da chiudere; la digitalizzazione da proseguire; barriere architettoniche da eliminare.
E ancora tanto altro (il mercato Vascone, gli impianti sportivi, ecc.). Insomma, Messina ha ancora molto su cui lavorare. E sicuramente anche a questi temi si riferisce il sindaco quando dice che bisogna “completare ciò che abbiamo iniziato, affrontare ciò che ancora può e deve essere essere migliorato e aprire una nuova fase”.


Caro Basile ti inventi anche tu il “bengodi” a Messina. La narrazione sui grandi temi è sempre la stessa. Ma ci pensi ogni tanto che: A Messina manca realmente un progetto organico di sviluppo strutturale, capace di andare oltre la perenne retorica delle grandi opere e di sanare i deficit storici accumulati a oggi. La città soffre di una forte contraddizione tra le sue enormi potenzialità naturali e i limiti cronici dei servizi primari e delle infrastrutture. La messa in sicurezza del territorio per il rischio idrogeologico manca di una protezione concreta e definitiva per i 48 villaggi collinari, esposti a frane e fango durante le piogge torrenziali (che arriveranno!). In molti villaggi i residenti transitano ancora dentro gli alvei dei torrenti. Manutenzione edilizia: I recenti crolli strutturali evidenziano una forte necessità di monitoraggio e riqualificazione degli edifici più datati. Continuità ed efficienza dei servizi essenziali con crisi idrica costante: Manca una rete di distribuzione dell’acqua moderna che garantisca l’erogazione continua 24 ore su 24 in tutti i quartieri. Sviluppo del lavoro e valorizzazione identitaria. Opportunità per i giovani: Il deficit di investimenti industriali e tecnologici ha generato,genera, una continua fuga di cittadini +o- giovani verso Nord Italia,Europa o l’estero.E per cocludere brevemente gli scarichi fognari a mare lungo la costa bandiera blù.
Buongiorno, speriamo anche gli ultimi 🤣🤣🤣 il danno degli ultimi 8 anni in questa povera città è ormai in quantificabile
Un trait d’ Union tra gli adepti di questa setta è fare discorsi ovvi, scontati. Tanto per gabbare Lu populu
E l’acqua h24?
Ma il signor Domenico dove vive?
Non piove da mesi……
È già tanto se ci possiamo ancora permettere qualche ora di acqua al giorno
Ma si isamu pubbirazzo. Abbiamo una città sporca, piena di reti arancioni di cantieri dove non ci lavora nessuno, asfalto inesistente e vigili a spasso per la città. A proposito di lavori: galleria giostra annunziata chiusa per 4 giorni per una spazzata e 4 buche tappate alla bene in meglio…
Lavorano utti per il capo in attesa che diventa Presidente della Regione Sicilia, Messina non ha importanza per questi signori che sono sempre alla ricerca di incarichi, da otto anni i messinesi gli danno conto, compresi i giornalisti, ma di cosa di fare una citta allo sbando, tanto la gente giovani e anziana va via lo stesso.
Mentre a piazza Cairoli si fanno le doccie con shampo a Piazza del Popolo si defeca in mezzo alle auto. Mai si era finiti più in basso a Messina.
Basta con il tempo delle giustificazioni, degli alibi e di una narrazione di facciata che insulta l’intelligenza dei messinesi. La verità, cruda e inaccettabile, è che questa città è stata consegnata all’immobilismo, ostaggio di un fallimento politico che grida vendetta. Quelle passerelle elettorali nei mercati e nei villaggi – fatte di sorrisi di convenienza, strette di mano e promesse solenni di rinascita – oggi appaiono per ciò che sono state: una presa in giro colossale, una recita indegna consumata sulla pelle di una comunità abbandonata a se stessa.
Messina non è semplicemente in difficoltà: Messina sta morendo lentamente, strozzata dall’incapacità di chi amministra. È uno scempio quotidiano vedere il commercio locale ridotto allo stremo, strangolato da una crisi profonda mentre chi siede nei palazzi sembra vivere in una dimensione parallela, sordo e cieco di fronte al crollo verticale dell’economia cittadina. La viabilità è un insulto al buonsenso, un caos permanente che spezza le gambe a chi lavora, a chi produce, a chi semplicemente prova a vivere dignitosamente in questa terra. E che dire di una squadra di assessori evanescente, inadeguata, incapace di lasciare il segno se non per la sua imbarazzante inconsistenza?
Il sindaco ha il dovere morale di svegliarsi da questo torpore offensivo. Non c’è più spazio per i proclami, per i post autocelebrativi o per il silenzio di chi volta le spalle quando la nave affonda. Messina merita rispetto, merita competenza. Continuare così significa tradire il mandato popolare e condannare un’intera città all’irreversibile oblio. Svegliatevi, perché la misura è colma e la rabbia della gente non resterà più inascoltata
I mercatari del Vascone si sono accorti dei vostri secondi cento giorni.
Loro ed i dipendenti “stakanovisti” che intasano la Social City..